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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 875
RAGUSA - 23/09/2009
Sicilia - Ragusa: lettera aperta dell’ex direttore Ausl 7 al presidente Lombardo

Requisitoria di Fulvio Manno contro Russo e Lombardo su nomine Asp

Imputato principale, l’assessore- magistrato Massimo Russo, accusato di avere operato scelte ingiuste: «Almeno uno dei nominati non è dirigente bensì funzionario amministrativo»
Foto CorrierediRagusa.it

Dall’avvocato Fulvio Manno (nella foto al centro) riceviamo e pubblichiamo quai integralmente, per non snaturarne il contenuto, una dettagliata lettera aperta al presidente della Regione Raffaele Lombardo. Manno mette sott’accusa il sistema operato per le nomine dei dirigenti delle nuove Asp e l’assessore alla Sanità Massimo Russo che avrebbe «operato uno spoil sytem in violazione di alcune sentenze costituzionali, rinnegando persino la sua regola delle «4 R». Risulta anche che il dottor Ettore Costa, ragusano ed ex manager dell’Ausl di Caltanissetta, si è già rivolto alla magistratura tramite il suo legale Carmelo Di Paola. Al presidente della Regione Lombardo e all’assessore alla Sanità Russo, tutto il diritto di replica qualora volessero dibattere le argomentazioni dell’avvocato Fulvio Manno.

LA LETTERA APERTA DELL´AVVOCATO FULVIO MANNO

La scelta dei nuovi direttori generali della sanità siciliana è stata effettuata senza alcuna sia pur minima verifica sui risultati raggiunti dall’aprile 2005 al 31 agosto 2009 dai Direttori Generali uscenti, con la palese volontà, quindi, di non tenere nella giusta considerazione coloro che con sacrifici ed impegno professionale avevano operato bene nell’interesse pubblico.

Si è trattato, quindi di uno «spoil system» (con una eccezione) vietato dalla legge; infatti la Corte Costituzionale con diverse sentenze (nn.103 e 104 del 2007, nn. 351 e 390 del 2008) ha censurato la illegittimità di meccanismi di decadenza automatica riferiti ad incarichi di funzioni dirigenziali per evitare che la dipendenza funzionale del Direttore Generale rispetto alla Giunta di Governo si trasformi in dipendenza politica cioè snaturando il rapporto e facendolo diventare un rapporto di fedeltà e di obbedienza.

Illuminanti, al riguardo, sono alcune decisioni del Consiglio di Stato da cui risulta chiaro il diritto ad rinnovo dell’incarico dirigenziale – ovviamente nell’interesse del buon andamento della Pubblica Amministrazione e non del singolo dirigente – a condizione della verifica del raggiungimento degli obiettivi assegnati secondo il criterio delle « 3 E « : economicità, efficacia, efficienza. A quanto detto, aggiungasi che i principi enunciati dalla legge 04 marzo 2009 n. 15 (art. 6 comma 2 lettera H) impediscono di non rinnovare gli incarichi dirigenziali per esclusive ragioni «fiduciarie» obbligando, invece, ad assegnare gli incarichi principalmente sulla base dei risultati ottenuti dai manager pubblici.

Stante che le sentenze della Corte Costituzionale hanno un’immediata e diretta rilevanza sull’ordinamento giuridico dal momento che costituiscono chiave interpretativa ed applicativa cogente delle norme e che la legge 15/2009 afferma esplicitamente la volontà di applicarle, si può considerare già oggi radicato nell’ordinamento giuridico il divieto di revocare o di non rinnovare gli incarichi su basi non specificamente connesse al rendimento dei dirigenti.
La nuova disposizione, voluta dal Ministro Brunetta, stabilisce che il dirigente non può essere riconfermato solo in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.

Ovviamente non si ha notizia di alcuna valutazione fatta sui risultati (economici e di funzionalità ) raggiunti dai nuovi direttori generali per i periodi precedenti in cui avevano svolto tale funzione. Mi permetto, inoltre, di sollevare qualche perplessità sulla compatibilità di qualche curriculum con il termine « qualificata esperienza professionale « per qualche curriculum ma soprattutto la « COERENZA « fra i requisiti posseduti e le funzioni da svolgere ( basta leggere qualche curriculum che è stato messo in rete sul sito dell’Assessorato Regionale alla Sanità.

Non mi risulta, invece, che sia stato fatto quanto prescrive la prima parte dell’art. 19 della legge regionale di riforma la n. 5/2009 che così dispone : « l’Assessore Regionale per la sanità opera fra gli aspiranti aventi titolo una analitica ricognizione delle condizioni e dei requisiti...da rendere accessibile attraverso pubblicazione sul sito web della Regione«.

Questo senza dimenticare che l’Assessore Regionale per la Sanità, Dott. Massimo Russo nella propria circolare n. 2868 del 09 dicembre 2008 riguardante i requisiti che debbono possedere i Direttori Amministrativi ha precisato che «l’attività di direzione deve essere qualificata non essendo sufficiente l’avere svolto un’attività di direzione» ed inoltre quali sono le «qualificate esperienze» ma soprattutto che le funzioni dirigenziali oltre ad essere state effettivamente svolte presuppongono in chi l’abbia espletata la qualifica di dirigente e non di altra qualifica come ad esempio funzionario amministrativo.

A ciò si aggiunga che il Consiglio di Stato con una decisione del 2003, ha precisato che la dizione «posizione dirigenziale» qualifica giuridicamente lo status e la posizione organizzativa in occasione della quale l’aspirante deve avere acquisito il retroterra professionale e cultural-aziendalistico il cui possesso il legislatore ha reputato essere indispensabile al fine di assicurare un alto grado di efficienza e capacità del vertice di una struttura delicata come quella posta al servizio ed alla cura della salute del cittadino.

In sintesi, sia l’assessore per i Direttori Amministrativi sia la giurisprudenza hanno precisato in maniera chiara che le funzioni dirigenziali debbono essere svolte possedendo la qualifica di «dirigente». Almeno uno dei nominati non è dirigente bensì funzionario amministrativo. Ma non è questo l’aspetto che mi preme evidenziare e che ritengo più pregnante ed importante sul piano umano personale e sociale. La totale assenza di valutazione sui risultati economici e gestionali ha messo tutti gli uscenti sullo stesso piano a prescindere se il pareggio di bilancio, con grandi sacrifici, fosse stato raggiunto e soprattutto a prezzo di quali tagli all’assistenza.

E’ molto facile non erogare più servizi, ridurre il personale non curandosi di erogare prestazioni sanitarie almeno soddisfacenti per le persone che ne hanno bisogno quando, a mio sommesso avviso, sarebbe stato «doveroso», oltre che sul piano giuridico, soprattutto su quello morale verificare se si siano verificate delle riduzioni della quantità e della qualità dei servizi resi ed i risultati raggiunti complessivamente dalle singole aziende.

Solo effettuando queste approfondite valutazioni si può parlare di vera meritocrazia nell’interesse della Sicilia e dei Siciliani che hanno diritto ad una sanità di eccellenza come in altre parti d’Italia. E’ stato motivo di grande soddisfazione e di vanto che la Sicilia non sia stata commissariata dal Ministro Sacconi, ma nessuno ha ricordato che questo obiettivo è stato raggiunto grazie alla sinergia: Assessorato Sanità- Aziende Sanitarie poiché se è vero che le direttive sono state emanate dall’Assessore alla Sanità è altrettanto vero ed innegabile che sono state applicate più o meno scrupolosamente dai Direttori Generali non riconfermati e comunque, nel complesso regionale in maniera ritenuta più che soddisfacente dal Ministero che ha «promosso" la sanità siciliana.

Il Piano di Rientro, è necessario ricordare a tutti - che è stato predisposto e firmato dal precedente Assessore Prof. Roberto Lagalla – ha imposto dei sacrifici ed una inversione di tendenza rispetto al passato che ha coinvolto tutti gli attori del sistema, anche dei politici, ma soprattutto delle Direzioni Generali, dei Capi Dipartimento, dei Direttori delle Strutture semplici e complesse, del personale sanitario, parasanitario, amministrativo e tecnico che ha seguito le indicazioni operative con puntualità, onestà e correttezza.

Una sinergia complessiva del sistema che ha retto all’impatto con alcune lobby senza nemmeno avere ricevuto un «grazie» od addirittura trovandosi «colpevolizzato». Al riguardo ho letto sui giornali che i Magistrati della Corte d’Appello di Palermo nel confermare una sentenza di assoluzione resa in primo grado dal Tribunale ha usato passaggi duri nei confronti del P.M. di primo grado, l’attuale Assessore Dott. Massimo Russo, parlando di «preconcetti» , «ansia colpevolista» ed «atteggiamento ingeneroso».

Questo giudizio mi ricorda la posizione assunta pubblicamente anche a Milano all’Università Bocconi, dal Dott. Russo di «colpevolizzare» il sistema sanitario siciliano e tutti i direttori generali non riconfermati; tranne, poi, premiare, alcuni direttori sanitari ed amministrativi uscenti.
Delle due l’una: o il management delle vecchie aziende non ha funzionato ed allora non deve essere premiato in blocco e, quindi, non riconfermato, o il management ha lavorato bene con coscienza e serietà ed allora ciò deve essere riconosciuto a chi ha meritato.

Delle « 4 R « enunciate dall’Assessore Russo nel primo discorso all’ARS cosa è rimasto? E’ opportuno esaminarle : 1) regole : si danno, esistono nella legge ma poi si nomina chi non è dirigente; 2) rigore: si possono citare tanti esempi di provvedimenti adottati solo su spinta politica mentre le esigenze esposte dai sindaci o dalla direzione generale, documentate e reali non sono state prese in considerazione; 3) responsabilità: i Direttori Generali uscenti hanno operato con grande responsabilità applicando tutte le disposizioni per raggiungere l’obiettivo comune di evitare il commissariamento della Regione Siciliana, ma questo comportamento responsabile non è stato tenuto in alcuna considerazione; 4) risultati: per quasi cinque anni (dal primo gennaio 2005 al 31 agosto 2009) non sono stati valutati.

Ho usato prima la parola «rinnovamento» ma quando alcuni Direttori Sanitari ed Amministrativi uscenti sono stati nominati Direttori Generali delle nuove aziende sanitarie ed alcuni «ex» direttori generali sono stati ripescati non può essere definita come un’operazione di cambiamento totale ma solo ammantare un proprio obiettivo con motivazioni «nobili» da dare in pasto all’opinione pubblica per una operazione di facciata.

Avv. Fulvio Manno