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RAGUSA - 19/07/2009
Sicilia - Palermo: commemorazione poco sentita dai palermitani e non solo

Palermo: strage Borsellino 17 anni dopo. Stato assente

Mentre sono destinate a fare scalpore le dichiarazioni di Riina: "Le responsabilità vanno ricercate tra i piani alti" Foto Corrierediragusa.it

Un "eroe della legalità", così il presidente del Senato, Renato Schifani, definisce Paolo Borsellino (nella foto) nella ricorrenza della strage di via D´Amelio."Chi ha dato la vita per combattere la mafia deve sempre essere onorato e ricordato. Paolo Borsellino è un eroe della legalità" dice Schifani, in una nota diramata dall´ufficio stampa di Palazzo Madama.

"Il 19 luglio 1992 in Via D´Amelio, a Palermo, la mafia uccideva il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. A diciassette anni di distanza - continua Schifani - il dolore e la commozione restano immutati. Con questa strage si è voluto colpire il cuore dello Stato. Un attacco vile e feroce di fronte al quale la risposta delle Istituzioni è stata ferma, immediata ed efficace.

È necessario proseguire uniti nel contrasto ad ogni forma di criminalità organizzata - aggiunge il presidente del Senato - affinchè i principi di democrazia, giustizia e libertà, consacrati nella nostra Costituzione, vengano sempre affermati.

La lotta alla criminalità organizzata dev´essere per tutti un dovere morale. La memoria e il ricordo degli uomini dello Stato caduti per mano mafiosa, si mantengono infatti vivi se accompagnati da atti concreti che affermano la volontà di tutte le Istituzioni di contribuire ad eliminare ogni forma di prevaricazione, violenza ed illegalità".

FINI: "UN PERENNE SIMBOLO DI EROISMO"
La figura di Paolo Borsellino scuote le coscienze e rappresenta un perenne simbolo di eroismo, sensibilità istituzionale, etica della legalità e della libertà". Lo scrive il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel telegramma che ha inviato nell´anniversario dell´attentato di via D´Amelio alla moglie del magistrato, Agnese, e alla sua famiglia, per esprimere " il senso della più profonda vicinanza mia e di tutta la Camera dei deputati".

Quello di Borsellino, aggiunge Fini "è l´esempio nobile della determinazione, del coraggio e della coerenza nella lotta contro la mafia. La sua lezione dimostra che la battaglia per la cultura dello Stato e della democrazia deve essere combattuta insieme dalle Istituzioni e dalla società civile: l´impegno dello Stato per la legalità si deve avvalere della partecipazione attiva e consapevole dei cittadini".

Il presidente della Camera aggiunge che il sacrificio di Borsellino e della sua scorta "deve essere ricordato come una preziosa fonte di vita e di forza interiore: esistenze vissute nel nome della giustizia, esempi vivi di come la lotta contro la criminalità organizzata si svolga innanzitutto dentro la coscienza del cittadino.

Celebrare la memoria e la passione civile di un grande italiano come Paolo Borsellino - conclude Fini - ha dato frutto all´Italia intera per sconfiggere il potere criminale, superando ogni forma di acquiescenza, rassegnazione ed assuefazione e garantendo in ogni parte del Paese i diritti di libertà e dignità dei cittadini".

GRASSO: "MI HA INSEGNATO A NON MOLLARE MAI"
"Pochi giorni prima che lo uccidessero, Borsellino mi disse che molti amici l´avevano invitato a lasciare tutto, ad andar via. Lui però rimase. Non se la sentiva, non voleva tradire le aspettative dei tanti che avevano fiducia in lui e nel suo lavoro. Questo messaggio di Paolo: non mollare mai e fare il proprio lavoro anche sapendo che si va incontro alla morte, è quello che più mi è rimasto dentro". Così il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha voluto ricordare Paolo Borsellino, assassinato 17 anni fa dalla mafia insieme agli agenti della scorta. "Questa lezione - ha detto Grasso al termine della cerimonia di commemorazione organizzata dalla polizia a Palermo- ispira la mia vita.

RIINA: "L´HANNO AMMAZZATO LORO"
Per la prima volta, il boss Totò Riina parla delle stragi mafiose del ´92. E lo fa in occasione dell´anniversario dell´eccidio del giudice Paolo Borsellino. "L´hanno ammazzato loro - dice al suo legale, l´avvocato Luca Cianferoni - Lo può dire tranquillamente a tutti, anche ai giornalisti. Io sono stanco di fare il parafulmine d´Italia. Le responsabilità vanno ricercate tra i piani alti, a partire da Roma".

Un´uscita clamorosa, quella del padrino di Corleone, spinto a consegnare al difensore la sua verità su via D´Amelio dal clamore suscitato dalle notizie sulle nuove ipotesi investigative sulla strage. Come riportano alcuni quotidiani, leggendo un articolo del Sole 24 ore, che parlava del presunto coinvolgimento di apparati dello Stato nell´uccisione del giudice, Riina ha commentato: "Avvocato, io con questa storia non c´entro nulla".

E sulla presunta trattaviva tra Stato e mafia, intrapresa per porre fine alla stagione stragista, che avrebbe visto proprio in Riina il principale protagonista, il boss replica: "Io trattative non ne ho mai fatte con nessuno; ma qualcuno ha trattato su di me. La mia cattura è stata conseguenza di una
trattativa".

POCHI I PALERMITANI PRESENTI ALLA COMMEMORAZIONE
Nota stonata della cerimonia di commemorazione l´esiguo numero di cittadini presenti. La deposizione di una corona di fiori, nella caserma della polizia "LungarO", a Palermo, ha dato il via alle commemorazioni organizzate per il diciassettesimo anniversario della strage di via D´Amelio.

Alla cerimonia, disertata dalla cittadinanza, hanno partecipato: il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso; il vice capo della polizia Francesco Cirillo; il questore di Palermo, Alessandro Marangoni; il comandante della Regione dei carabinieri Enzo Coppola; il sindaco Diego Cammarata ed i vertici locali delle forze dell´ordine. Presenti anche il figlio e la moglie di Borsellino e la sorella di Giovanni Falcone, magistrato assassinato due mesi prima dell´eccidio di via D´Amelio.

LA DELUSIONE DEGLI ORGANIZZATORI
Un centinaio di persone stanno partecipando alle manifestazioni organizzate dal comitato antimafia "19 luglio 2009" in occasione del diciassettesimo anniversario dell´uccisione del giudice Paolo Borsellino. Pochissimi i palermitani presenti. E proprio la scarsa adesione della gente ha suscitato la reazione dei manifestanti che hanno gridato, dal palco allestito nella via in cui fu piazzata l´autobomba che assassinò il magistrato: "vergogna, vergogna".

Gli organizzatori avevano invitato gli abitanti dei palazzi di via D´Amelio ad esporre lenzuoli bianchi alle finestre, ma l´appello non è stato accolto e le serrande di molti appartamenti sono rimaste abbassate. Alla dura protesta del comitato ha risposto, però, Rita Borsellino, sorella del giudice ucciso che, scesa in strada dalla casa della madre, ha replicato: "Ci vuole più coraggio a restare qui ogni giorno, che scendere in piazza solo per le commemorazioni".

Alla manifestazione partecipano i ragazzi dell´associazione calabrese "Ammazzateci tutti" e gruppi scout di tutta Italia che la notte scorsa hanno fatto una veglia in via D´Amelio. Sul palco si sono alternati Salvatore Borsellino, fratello del magistrato e semplici cittadini che hanno ricordato la figura del giudice.

IL FRATELLO DEL GIUDICE: "PALERMO HA TRADITO PAOLO"
"Speravo che i palermitani almeno oggi si svegliassero. Al di là del comitato organizzatore delle commemorazioni, in via D´Amelio, non c´è nessuno". È l´amaro sfogo di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia.

Borsellino, a margine delle manifestazioni, disertate dai cittadini, che si stanno svolgendo sul luogo della strage, ha aggiunto: "Palermo ha dimenticato la promessa che aveva fatto a Paolo il giorno del suo funerale. Il male - ha proseguito - è l´indifferenza. C´è una reazione limitata: spero solo nella fiaccolata di stasera, quando l´attrattiva di una giornata al mare non dovrebbe più distrarre la gente.

Purtroppo - ha concluso - molti dei condomini di via D´Amelio il 19 luglio chiudono casa e si trasferiscono altrove, infastiditi dalla ´confusione´ che le commemorazioni creano".

(Fonte: lasiciliaweb.it)