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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 1059
RAGUSA - 11/06/2008
Sicilia - Pozzallo - La polizia giudiziaria ha apposto i sigilli nella sede della ditta di espurgo pozzi neri di contrada Fargione

Operai morti: sette indagati
per omicidio colposo plurimo.
La"Carfì" sotto sequestro

Tra gli indagati anche il sindaco di Mineo Castania. Acquisiti
i documenti sulle assunzioni per vagliarne la regolarità
Foto Corrierediragusa.it

Sono sette le persone indagate per la morte delle sei persone decedute mercoledì in un incidente del lavoro nel depuratore comunale di Mineo. La loro iscrizione è stata eseguita dal procuratore capo della repubblica Onofrio Lo Re ed è stato definito «un atto dovuto per il legale svolgimento dell´inchiesta».

Il reato ipotizzato è concorso in omicidio plurimo. Gli indagati sono il sindaco Giuseppe Castania, il responsabile dell´ufficio tecnico comunale Marcello Zampino, 4 assessori Antonino Catalano, Giuseppe Mirata, Giovanni Amato e Giuseppe Virzì e il legale rappresentante dell´azienda privata che ha operato ieri, Sebastiano Carfì.

"I 6 operai indossavano né mascherine né respiratori, ma non sappiamo se
fossero necessarie". E´ quanto ha aggiunto il procuratore capo di Caltagirone Lo Re, che coordina le indagini. Il magistrato ha ribadito che "é ancora presto per fare delle ipotesi sulla esatta dinamica dell´accaduto, ma tutto sarà chiarito dall´autopsia e dagli accertamenti tecnici che ho predisposto".

Lo Re ha confermato che gli operai erano impegnati nella manutenzione "del tubo di collegamento tra una vasca di decantazione e quella che conteneva i fanghi". Il magistrato ha sottolineato "la necessità che tutti prendano coscienza che il lavoro comporta dei rischi e ci vuole una cultura e una preparazione nel campo della sicurezza e dell´antinfortunistica a tutti i livelli".

"Per l´esecuzione del servizio di ´espurgo´ non era prevista né dalle nostre procedure aziendali, né dalle disposizioni del committente (il comune di Mineo,
ndr), la presenza di nostro personale all´interno della vasca o comunque lo svolgimento di qualsiasi operazione, anche momentanea, all´interno della vasca stessa".

Lo afferma in una nota la Carfì Servizi Ecologici, la ditta di cui erano dipendenti 2 dei 6 operai morti ieri nel depuratore di Mineo. L´azienda precisa inoltre che "il mezzo di espurgo, posizionato nella stradella adiacente la vasca, viene governato da un operatore addetto ai comandi, che non può allontanarsi dal mezzo stesso" e sottolinea che "mai, neppure in passato ha svolto per il depuratore di Mineo alcuna attività di bonifica e/o manutenzione di vasche, filtri o altro".

"Allo stato - conclude la nota - attendiamo fiduciosi l´esito delle indagini nella speranza che si possa fare luce, al più presto, sulla dinamica dell´incidente, ancora oscura. Nel contempo chiediamo alla stampa, soprattutto nel rispetto del dolore dei familiari, di usare cautela nell´esposizione di tesi
o ricostruzioni fantasiose, atti a condannare alcuni operatori, eroicizzandone altri".

I carabinieri hanno intanto acquisito, nella sede della ditta "Carfì" (nella foto), i documenti sull´assunzione dei due operai ragusani morti, Salvatore Tumino e Salvatore Smecca, per vagliare la loro posizione contrattuale. Secondo quanto si è appreso, tra gli atti sequestrati ci sono la lettera di servizio redatta per i due dipendenti comunali e le disposizioni fornite dalla ditta privata ai suoi dipendenti. Alle indagini collaborano anche i carabinieri del Noe e dell´Ispettorato del Lavoro.

E´ stata di conseguenza posta sotto sequestro giudiziario la sede direzionale ed amministrativa della ditta di espurgo pozzi neri sita in contrada Fargione, nella zona industriale di Modica Pozzallo.

Sulle porte d´ingresso degli uffici campeggiavano i sigilli apposti all´alba dalla polizia giudiziaria, nell´ambito dell´inchiesta avviata dal procuratore capo di Caltagirone Onofrio Lo Re per far luce sulle cause dell´immane tragedia sul lavoro nel depuratore di Mineo. Nella zona industriale di Modica Pozzallo, praticamente deserta, aleggiava un silenzio di tomba. Nessuno si è detto disposto a parlare.

Solo il responsabile di un´azienda ci ha confermato al citofono a telecamere spente che stamani i cancelli della "Carfì" erano rimasti chiusi, proprio a causa del sequestro. La provincia iblea, come il resto dell´Isola, è in lutto per la morte dei sei operai e in particolare di Salvatore Tumino e Salvatore Smecca, entrambi 47enni. Erano sposati e padri di due figli ciascuno.

Tumino risiedeva in via del Mandorlo a Ragusa, mentre Smecca aveva da poco preso in locazione una casa a Marina di Ragusa. Proprio Smecca era stato assunto appena tre giorni fa, come confermato dalla stessa ditta "Carfì". "Una coincidenza ? ha detto il procuratore ? sulla quale stiamo indagando". Tumino e Smecca sono stati definiti da coloro che li conoscevano come due persone che lavoravano sodo per tirare avanti. Proprio Smecca era al settimo cielo per la sospirata assunzione che era arrivata dopo due anni di precariato.

La morte degli operai sembra sia stata causata dall´inalazione di sostanze tossiche. I sei, infatti, erano in una vasca quasi vuota. Quattro erano dipendenti del comune di Mineo: Giuseppe Zaccaria, Giovanni Sofia, Giuseppe Palermo e Salvatore Pulici, quest´ultimo un lavoratore precario ex art. 23.

Stando alla prima ricostruzione dei fatti, due dei sei operai avrebbero calato una scala in alluminio nella vasca che ogni mercoledì veniva ripulita e sarebbero entrati con un tubo che immette acqua ad alta pressione. A quel punto, per motivi che ancora non sono accertati con sicurezza, i due si sarebbero sentiti male e gli altri quattro sarebbero via via intervenuti per aiutarsi a vicenda.

"Sono morti abbracciati uno con l´altro, quasi certamente nel tentativo di salvarsi a vicenda", dice don Minè Valdini, parroco della chiesa di Sant´Agrippina, patrona di Mineo, dopo aver visto le sei vittime all´interno del depuratore.

Gli inquirenti sul luogo della tragedia (Ansa) La gente sconvolta e i Vigili del fuoco al lavoro nei pressi della vasca mortale