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RAGUSA - 09/07/2013
Sicilia - Il Pontefice sull’isola simbolo dell’immigrazione incontra i migranti

Papa Francesco a Lampedusa: "Non sappiamo più piangere"

La messa, davanti a 10mila persone, a carattere penitenziale, quasi un rito funebre per le vittime dell’immigrazione

"La cultura del benessere ci rende "insensibili alle grida degli altri", ci fa vivere "in bolle di sapone", in una situazione "che porta all´indifferenza verso gli altri. Di più: oggi c´è una "globalizzazione dell´indifferenza". Ci siamo abituati alla sofferenza dell´altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!". Usa parole durissime Papa Francesco durante l´omelia della messa pronunciata al campo sportivo di Lampedusa, l´appuntamento più atteso del primo viaggio apostolico del suo Pontificato, dedicato al luogo simbolo della sofferenza nel Mediterraneo.

Davanti a 10mila persone che lo hanno accolto con entusiamo, con striscioni che recitavano "Sei uno di noi", il Papa ha denunciato con forza l´indifferenza che coinvolge tutti - mi includo anch´io, ha detto - verso il dramma dei migranti. Una "spina nel cuore", la definisce Francesco, una tragedia che non deve più ripetersi. "Sono qui per scuotere le coscienze", ha annunciato.

Davanti all´altare, ricavato da una piccola imbarcazione, a pochi passi dal cimitero dei barconi affondati, la gente ha assistito alla messa di Francesco, il primo Papa a visitare l´isola. In prima fila un gruppo di migranti. Con una cinquantina di loro, Bergoglio si è intrattenuto al suo arrivo a Lampedusa. Li ha salutati, ha parlato con loro, ha ascoltato dalle loro voci il dramma di chi affronta fra mille pericoli il viaggio per cercare una vita migliore. Si è mescolato alla gente, come di consueto, mandando baci dalla Campagnola scoperta con cui ha scelto di spostarsi sull´isola: niente auto di lusso, ma una macchina semplice, messa a disposizione da un isolano, nel segno della sobrietà che ha caratterizzato tutta la visita.

I trafficanti sfruttano la povertà, ha denunciato Francesco. E ha chiesto perdono: "Domandiamo al signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c´è nel mondo, in noi e in coloro che con l´anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo". Ha messo sotto accusa il benessere in cui ci ognuno di noi si chiude, ha parlato di "anestesia del cuore". E, ancora una volta, si è richiamato alla tenerezza, tema a lui particolarmente caro. Questa volta, lo ha fatto rivolgendosi ai lampedusani: "Voglio ringraziarvi", ha detto il Papa, "per l´esempio di amore e di carità, per l´esempio di accoglienza che ci avete dato, che ci state dando e ancora ci date. "Grazie", ha concluso, per la vostra testimonianza e per la vostra tenerezza".

Una visita storica, dedicata agli ultimi, alle "periferie del mondo". Una scelta forte, altamente simbolica. Tra i momenti salienti, il lancio nelle acque al largo dell´isola di una corona di fiori in memoria di quanti hanno perso la vita in mare durante le traversate dall´Africa.

A Punta Favaloro Francesco ha incontrato i migranti e la comunità di Lampedusa e Linosa. Poi la celebrazione della messa nel campo sportivo in contrada Arena: una funzione con una chiara connotazione penitenziale, con preghiere tratte dal messale "per la remissione dei peccati", e con paramenti viola, il tutto in un rito estremamente sobrio. A pochi metri, il cimitero dei barconi affondati. Quasi una celebrazione funebre per le vittime dell´immigrazione.