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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 982
PALERMO - 15/05/2010
Sicilia - Palermo: il presidente della Regione teme un’imboscata per il suo governo

Lombardo: "Pdl ed Udc vogliono la crisi e le elezioni"

Il Pdl ha posto due condizioni a Miccichè per l’unità del partito, no a Lombardo e no al partito del Sud Foto Corrierediragusa.it

Raffaele Lombardo (nella foto) teme l’imboscata. «Vogliono incastrami e tornare alle elezioni a novembre. Tengo duro e sono pronto a dare le dimissioni se sarò rinviato a giudizio». Il presidente della regione ha convocato i giornalisti ed ha messo le cose in chiaro spiegando il suo punto di vista. « So per certo –ha detto Lombardo- che mercoledì mattina il presidente del consiglio aveva sulla sua scrivania la copia della pagina di Repubblica con la quale si annunciava la richiesta di arresto nei miei confronti. E so per certo che se non fosse arrivata la smentita della procura di Catania la riunione di Berlusconi con la delegazione del Pdl e del Pdl Sicilia si sarebbe conclusa con la riunificazione del partito che avrebbe sancito la fine del mio governo». Il presidente non ci sta allo stillicidio di notizie più o meno corroborate dai fatti e teme che ci sia in atto una manovra per disarcionarlo ed arrivare alle elezioni già a novembre. Lombardo ha convocato per domani a Catania gli stati generali di Mpa con sindaci amministratori, iscritti e simpatizzanti, una sorta di convention per dimostrare a tutti che Mpa c´è e non ha paura nè degli alleati nè delle opposizioni.

I vertici del Pdl dal canto loro puntano tutto su Stefania Prestigiacomo ma Lombardo è un osso duro e vuole vedersela tutta. «Non è facile come appare; Miccichè mi sostiene e non mollerà; per quanto mi riguarda non ritengo possibile fare alleanze con Udc e Pdl lealista». Proprio i falchi del Pdl hanno posto due condizioni per ritornare all’unità del partito: fine dell’esperienza Pdl Sicilia e del partito del sud. Come dire punto e a capo.

LA GIORNATE ROMANE DEL PDL


Sono giorni difficili per Raffaele Lombardo. Il presidente della Regione è stretto all’angolo dalle indagini della procura di Catania sui suoi rapporti e di quelli dei suoi più stretti collaboratori, tra cui il fratello Angelo, con i clan mafiosi del catanese e dall’altro deve contrastare l’offensiva politica del Pdl.

Silvio Berlusconi ha infatti richiamato all’ordine Gianfranco Miccichè nel corso di un pranzo a palazzo Grazioli «Ho abbastanza problemi – ha detto il presidente del consiglio- Il caso Sicilia deve essere risolto al più presto. Rientra nel Pdl e basta con queste divisioni». Miccichè ha fatto una apertura ai lealisti rinunciando alla formazione del partito del sud di cui favoleggia da un anno a questa parte ma ha scritto nel suo blog «Voglio rispettare il patto elettorale, condizione senza la quale non sono disposto ad immaginare alcun percorso di ricomposizione, che deve avere come scopo precipuo quello di evitare ogni possibile rischio di ribaltone».

Per Gianfranco Miccichè l’opzione Lombardo è dunque irrinunciabile ed è difficile immaginare come i lealisti possano ritrovarsi sulla sua posizione visto lo sbarramento operato all’Ars nei confronti del governo. L’idea è quella del ribaltone che Miccichè al momento non vuole neppure valutare.

Mettere in minoranza Raffaele Lombardo, aprire la strada alle elezioni e lanciare Stefania Prestigiacomo, vicina allo stesso Gianfranco Miccichè, e personaggio al di sopra delle parti che potrebbe riconciliare le due anime del Pdl a tutto svantaggio di Raffaele Lombardo, che ha preso le distanze in diverse occasioni dal suo ex amico Silvio Berlusconi.