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Domenica 25 Febbraio 2018 - Aggiornato alle 12:59
PALERMO - 06/01/2018
Sicilia - L’isola produce quasi sei milioni di tonnellate di rifiuti

"Bomba" rifiuti in Sicilia. Quali soluzioni?

Questa ipotetica soluzione, che prevede anche di spedire i rifiuti in Germania, si scontra però con i costi stratosferici Foto Corrierediragusa.it

Nello Musumeci è alle prese con la «bomba» rifiuti e pensa di mandarli all’estero. Non è un’idea originalissima visto che a varie riprese ci hanno pensato i suoi predecessori Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta. Il problema è sempre là e cioè chi deve pagare i 120 milioni di euro che servono per trasportare la monnezza verso Germania e Francia i rifiuti siciliani. La Sicilia deve infatti liberarsi di due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti in due anni in attesa che un minimo di differenziata e di impianti alternativi siano messi a regime. La Sicilia produce quasi sei milioni di tonnellate di rifiuti e di questi ben 1.300 sono in «esubero», perché le discariche, a cominciare da quella palermitana di Bellolampo, sono sature. Ecco dunque la soluzione estero visto che negli ultimi dieci anni almeno nessuno ha messo mano in modo serio alla risoluzione del problema. La differenziata non tocca il 20 per cento mentre gli standard europei dicono che si dovrebbe essere al 60 per cento.

La soluzione estero è quella più semplice e a portata di mano ma si scontra con i costi perché una tonnellata in discarica in Sicilia costa 110 euro mentre portare una tonnellata all’estero tra costi di spedizione e biostabilizzazione costa 240 euro Sono 120 euro in più a tonnellata che moltiplicati per due milioni e mezzo di tonnellate fanno salire il conto a 300 mila euro. La Regione non ha soldi, i comuni sono al collasso. Finirà che pagheranno i cittadini con una Tari ancora più salata di quanto sia adesso?

MUSUMECI VUOLE I POTERI SPECIALI E LO STATO DI EMERGENZA
"La situazione della gestione dei rifiuti in Sicilia è assai grave. Parlare di emergenza di fronte ad un problema che si trascina da vent´anni è fare un torto alla lingua italiana. Preferisco usare un ossimoro, un’emergenza strutturata". Sono parole del presidente della Regione Nello Musumeci sul tema dei rifiuti in Sicilia. "Bellampo è l’emergenza più grave: tra un mese, se nulla cambia, la Sicilia occidentale non avrà più dove scaricare i rifiuti. Bellolampo è una discarica pubblica attivata nel 2013 dal commissario per l’emergenza Marco Lupo. La sesta vasca è colma - ha aggiunto - bisogna intervenire per trovare spazio o attivare la vasca settima ma per farlo secondo i tecnici servono sette mesi. Questa situazione non può essere risolta con strumenti ordinari".

"Chiederò a Gentiloni la dichiarazione di emergenza ambientale limitatamente alla discarica palermitana di Bellolampo e ai comuni che conferiscono nel sito. Ho bisogno di poteri speciali", annuncia Musumeci, affermando che "La competenza sui rifiuti in Sicilia deve andare alle ex Province, oggi enti di area vasta". Per il governatore è necessario riformare la legge 9 del 2010, che istituisce le società di regolamentazione del servizio di gestione della raccolta dei rifiuti: "Questa legge va fatta entro la primavera - ha detto - e la giunta sta predisponendo un suo ddl". Per Musumeci occorre "un nuovo piano dei rifiuti, potenziare la differenziata, trovare soluzioni per in debito degli Ato e incentivi alle imprese che utilizzano materiali riciclati: questo si può fare con poteri ordinari; ho trovato un dipartimento spopolato". "La Regione - aggiunge il presidente della Regione - non ha un piano rifiuti ordinario, e per la mancanza di questo piano l’Unione europea non ci ha dato fondi in materia: si parla di 350 milioni . Andrò a fine mese a Bruxelles per recuperare queste somme. Ma la situazione è difficile adesso sopratutto trae discariche: a settembre impianti saturi ovunque».

Musumeci infine definisce «troppo bassa la differenziata": «Ci sono Comuni che sono al 60 cento , ma la situazione peggiori sono a Palermo, Messina e Catania. Falso come sostenuto dal governo passato che la differenziata era al 20 per cento: siamo appena al 15». E poi il disastro degli Ato: «Hanno un buco da 1,8 miliardi di euro, le nuove Srr sono 18 ma solo tre attive, le altre sono solo sulla carta. Qualcuno - conclude Musumeci - dovrà pagare per questi mancati controlli , avvieremo una ispezione per capire chi ha sbagliato".