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Domenica 17 Dicembre 2017 - Aggiornato alle 22:06 - Lettori online 551
PALERMO - 29/11/2017
Sicilia - La strada appare lunga

Cannabis medica in Sicilia: quali prospettive dopo elezioni

Negli ultimi mesi si sono susseguite diverse proteste Foto Corrierediragusa.it

Le elezioni regionali siciliane sono ormai alle spalle; quello appena passato è stato un mese intenso, caratterizzato da campagne elettorali dei vari partiti, lettura di programmi e manifestazione di buone intenzioni per il futuro. Finita la parte politica si torna ora alla quotidianità. Che spesso fa rima con problemi da risolvere e situazioni concrete da sistemare. E in Sicilia di settori che attendono una regolamentazione ce ne sono diversi.

In campagna elettorale il tema della cannabis medica è stato solamente sfiorato, ma non del tutto approfondito. Ci eravamo lasciati prima delle elezioni con il provvedimento approvato alla Camera, quindi a livello nazionale, che andava a regolamentare l´utilizzo della cannabis medica. Una legge passata, seppur rivista in molti suoi aspetti, e che ora attende l’esame del Senato. Per quanto riguarda invece la Sicilia, eravamo rimasti alla solita situazione di stallo sul tema, con i farmaci di questo genere che sono legali ma con un iter che non funziona in modo perfetto e che quindi porta diversi pazienti a doversi procurare la sostanza in autonomia.

Eppure la legge in Sicilia era stata approvata nella primavera del 2016, consentendo la possibilità di curarsi con questi farmaci; e la stessa Asp di Ragusa aveva avviato l’iter per l’utilizzo di terapie a base di cannabinoidi per tutti coloro i quali si ricoveravano negli ospedali del luogo. Un meccanismo, quello dell’Asp di Ragusa, che prevedeva l’acquisto del farmaco da una ditta privata italiana e la successiva preparazione da parte della farmacia dell’ospedale stesso, in modo tale che potesse essere fumato o utilizzato come tisana. Un iter che non ha mai preso piede al 100% perché, come noto, la sanità in Italia funziona su base regionale; e ogni singolo ente territoriale ha le proprie problematiche. Ad oggi sull’isola i pazienti che si curano con questi farmaci rischiano spesso di doverli pagare da soli o di rimanere senza, a causa di un quantitativo disponibile che ancora non copre interamente il fabbisogno.

Non a caso negli ultimi mesi si sono susseguite divere proteste, anche piuttosto colorite, da parte di alcune associazioni a favore della liberalizzazione della cannabis. Tra queste sono salite agli onori della cronaca le dimostrazioni portate avanti da Alessandro Raudino, siciliano di 34 anni affetto da sclerosi multipla (una delle patologie per le quali in Italia è consentito l’uso della marijuana medica) e fondatore della associazione Cannabis Cura Sicilia nata per portare avanti la battaglia in favore della cannabis per uso farmacologico.

Negli ultimi mesi lo stesso Raudino ha denunciato la carenza di scorte di medicinali nelle farmacie siciliane e ha voluto, come atto dimostrativo, invitare i pazienti che si curano con la marijuana a coltivare da soli la sostanza, iniziando lui stesso a dare l’esempio. Come si comprende quella della cannabis medica in Sicilia è una questione piuttosto delicata. Da questo punto di vista ha stonato un po’ la mancanza di interesse sul tema, in fase di campagna elettorale, da parte di tutti i candidati. Ora che le elezioni sono in archivio, il nuovo presidente Musumeci dovrà chiarire gli obiettivi programmatici e le prospettive future dell’isola in riferimento alla cannabis terapeutica. Perché molti pazienti sono in attesa di un segnale.