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Sabato 21 Aprile 2018 - Aggiornato alle 9:35
PALERMO - 22/11/2017
Sicilia - I dati forniti da Sos stalking

Nel 2016 in Italia uccise 115 donne, di cui 6 in Sicilia

Previsti indennizzi per le vittime di reati violenti come gli stupri o gli omicidi Foto Corrierediragusa.it

Nel 2016 in Italia sono state uccise 115 donne, prevalentemente per mano del marito, del compagno o dell’ex. Il 2015 ha visto 120 vittime, 117 donne sono state uccise nel 2014 e ben 138 nel 2013. Una vera e propria carneficina che vede le donne indifese di fronte alla furia cieca dei loro partner o ex partner, incapaci di accettare la fine della relazione o la volontà della ex compagna di volersi ricostruire una vita al di fuori della coppia. Secondo quanto riportato dall’associazione Sos Stalking (sos-stalking.it), da gennaio a oggi le donne che hanno perso la vita sono 84, contro le 88 a novembre 2016 e le 87 a settembre 2015. Di queste 84, due erano incinte e i rispettivi feti, di 5 e 6 mesi, sono morti insieme alle madri.

«Parliamo di una donna uccisa ogni tre giorni, un’emergenza a cui la politica continua a non prestare adeguata attenzione - afferma l’avvocato Lorenzo Puglisi, presidente e fondatore di Sos Stalking, che sottolinea come, rispetto agli anni precedenti - "Non ci sia stato alcun progresso perchè i numeri dei femminicidi restano in media con i tre anni precedenti, senza apparenti flessioni e questo, anche per carenza di contromisure idonee come il braccialetto elettronico che, ancora oggi, non sembra rappresentare una priorità per il nostro esecutivo».

Il 20% dei femminicidi è stato preceduto da una misura cautela che disponeva un divieto di avvicinamento, il che da l’idea dell’insufficiente potere dissuasivo di un provvedimento che, restando unicamente sulla carta stampata, non fornisce alcuna reale garanzia per le potenziali vittime. Un problema questo che potrebbe essere fortemente ridimensionato potenziando gli strumenti in uso alla magistratura come i braccialetti elettronici che ancora oggi attendono nuovi bandi per l’aggiudicazione delle gare di appalto per la fornitura. Venendo all’elenco delle regioni, la Lombardia si conferma quella con il numero più alto di donne assassinate, 11, seguita da Veneto, Emilia – Romagna e Campania, che vedono 8 donne uccise, dalla Sardegna, con 7 femminicidi, poi Toscana, Piemonte e Sicilia con 6, Lazio e Puglia con 5, Abruzzo 4, Liguria 3, Trentino, Friuli e Calabria con 2 e infine Marche con un omicidio.

Non dimentichiamo poi le cosiddette ‘vittime secondarie’, i bambini o ragazzi che, in seguito al delitto, rimangono orfani di madre o, in caso di omicidio-suicidio, di entrambi i genitori: «Alla lunga lista degli anni passati in questi 11 mesi - dice l´avvocato - se ne sono aggiunti ben 60, di età media compresa fra i 5 e i 14 anni, che si troveranno a fronteggiare le conseguenze spesso irreparabili di tali delitti: dal trauma legato allo shock, sia per aver in alcuni casi testimoniato direttamente all´omicidio, sia per il lutto violento, all’indigenza, alla mancanza di un’educazione adeguata e di una guida in un’età molto delicata per la propria crescita». A questo problema si collega un altro aspetto di cui si discute da qualche giorno e che ha creato polemiche e critiche feroci, ancora una volta nei confronti dell’operato delle forze politiche: quello del risarcimento danni a favore delle vittime di stalking e di violenza, le cui cifre sono state definite dalle associazioni a tutela delle vittime ‘un’offesa, un insulto inadeguato e mortificante alla stregua di un’elemosina’.

È stato infatti da poco approvato un decreto interministeriale che, nel dare attuazione alla legge 122 del 2016, voluta dal Governo Gentiloni, introduce indennizzi per le vittime di reati violenti come gli stupri o gli omicidi. Gli importi stanziati variano dai 3.000 euro per una violenza sessuale agli 8.200 euro per un femminicidio, somme queste che possono essere liquidate solo dopo che sia stata fornita la prova di aver tentato qualsivoglia azione esecutiva (pignoramenti, sequestri etc.) nei confronti del colpevole condannato. «Una simile previsione, oltre ad essere offensiva per chi si trova a vivere un trauma indelebile per il resto della vita, non può neppure considerarsi parzialmente compensativa delle spese che le vittime sono tenute ad affrontare. Basti pensare che la maggior parte degli orfani di femminicidio ha in media un’età compresa tra i 6 e i 14 anni, si trova cioè in una fase della vita che espone a esborsi ben superiori a queste cifre», conclude Puglisi.