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Martedì 21 Novembre 2017 - Aggiornato alle 22:45 - Lettori online 665
PALERMO - 17/10/2017
Sicilia - Secondo l’accusa avrebbe distratto i fondi dall’associazione

Un modicano deve pagare 578.000 euro

la sentenza è dei giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti Foto Corrierediragusa.it

Giorgio Di Rosa, modicano, già presidente dell’Aias (Associazione Italiana Assistenza agli Spastici) di Palermo è stato condannato a pagare 578 mila euro. I giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti presieduta da Luciana Savagnone (consigliere Giuseppa Cernigliaro e Relatore Maria Rita Micci) hanno difatti emesso una sentenza di condanna per Giorgio Di Rosa che dovrà risarcire l’Asp 6 di Palermo per aver distratto, secondo l´accusa, somme dell’associazione che si occupa di assistenza disabili in favore dei familiari.

La procura della Corte dei Conti aveva contestato 333 mila euro per rimborsi chilometrici non dovuti. Il presidente si spostava da Modica a Palermo e, stando alle indagini, avrebbe pagato soggiorni in alberghi e pranzi e cene ristoranti per moglie, figlio e cognati con i soldi prelevati dal conto corrente dell’Aias. Pernottamenti e pranzi sono costati 30 mila euro e 3 mila le parcelle per gli avvocati.

Costoso l’incarico professionale esterno, consulente informatico, affidato al figlio Antonio, per 60 mila euro oltre le spese per rimborso viaggi per un totale di 152 mila euro. Nella sentenza della Corte dei conti, che fa propria la tesi accusatoria della Procura, si legge: «Dalle dichiarazioni di coloro che erano stati incaricati di realizzare un software per l’Aias, sentiti sui fatti di causa nel corso delle indagini portate avanti in sede penale, avrebbero riferito che Antonio Di Rosa fosse privo di competenze informatiche, si recasse a lavoro per poche ore al giorno e che, di fatto, non avesse alcun ruolo all’interno dell’Aias.

È emerso, peraltro, che Antonio Di Rosa era in quel periodo dipendente della società Katane Handling srl con sede in Catania, presso l’aeroporto Fontanarossa. Dalle indagini è emerso che Giorgio Di Rosa di fatto avesse il monopolio della gestione dell’associazione; come hanno riferito i consiglieri sentiti dalla Guardia di Finanza, agli stessi spettava unicamente il potere di ratifica degli atti definiti urgenti dal Di Rosa medesimo, senza che fosse riservato agli stessi alcun altro potere decisionale»

Una gestione dell’associazione «privatistica» che per i giudici era finalizzata a vantaggi personali con la distrazione di risorse pubbliche che l’ex presidente dell’Aias dovrà ora risarcire. Pesante il giudizio dei magistrati: «La condotta di Di Rosa non può non ritenersi caratterizzata dal dolo, stante la coscienza e volontà pervicacemente dimostrate negli anni nel portare avanti una gestione malsana unicamente finalizzata alla distrazione e/o appropriazione di pubbliche risorse».

Giorgio Di Rosa ha cercato di difendersi sollevando un difetto di giurisdizione e invocando la prescrizione, sostenendo che si trattasse di rimborsi dovuti che non hanno fatto venire meno il servizio di assistenza regolarmente garantito. Una tesi che non ha convinto i giudici che hanno pronunciato una sentenza di condanna.