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Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 14:38 - Lettori online 1109
PALERMO - 27/09/2017
Sicilia - La crisi c’è e non si nasconde soprattutto al sud

Emigrazione all’estero: sempre più siciliani se ne vanno

Un trend in ascesa (per necessità) Foto Corrierediragusa.it

La crisi c’è e non si nasconde. Soprattutto se consideriamo le regioni del Sud, come ad esempio la Sicilia. Il forte tasso di disoccupazione giovanile spinge sempre più giovani siciliani alla ricerca di una soluzione: una soluzione che fa rima con emigrazione. Non sono infatti pochi gli abitanti dell’isola che hanno scelto di abbandonarla per l’estero. Così come non sono pochi quelli che prenderanno questa decisione nell’immediato futuro: forse anche domani. D’altronde, se la Sicilia non offre opportunità, spesso questo è un passo obbligato. Anche perché il siciliano, storicamente, è da sempre combattuto fra l’amore per la sua terra e le difficoltà che essa porta.

Emigrazione all’estero: i dati in Sicilia

Il fenomeno dell’emigrazione all’estero vede tutte le regioni italiane protagoniste. Ma è la Sicilia a far registrare i dati più massicci, e non certo da ora. Secondo la ricerca «Italiani nel Mondo» condotta da Fondazione Migrantes, nel 2015 sono stati circa 10.000 i siciliani che hanno abbandonato l’isola in favore dell’estero. Il che ha portato al 14% la percentuale di siciliani che vive all’estero, ovvero circa 730.000: numeri davvero elevati. Ma qual è l’identikit dell’expat siciliano medio? Molti sono ovviamente giovani. E la maggior parte dei giovani, emigrano da grandi centri come Palermo, Catania e Agrigento. A differenza del passato, quando a migrare erano soprattutto le famiglie dei piccoli paesini di provincia. Ed il motivo è facile da comprendere: l’incertezza economica fa vacillare soprattutto le grandi città.

Vita da migrante: quali difficoltà?

Andare a vivere all’estero, per un siciliano, è più difficile: tradizionalmente legato alla famiglia e al territorio, non lo abbandona mai con leggerezza. Ma il siciliano sa anche come adeguarsi, e la storia delle generazioni passate lo dimostra. Ovviamente una difficoltà spesso incontrata è il trasloco: spostare tutti i propri oggetti che ci fanno sentire a casa e che ci possono aiutare ad ambientarci prima all’estero è un po’ complicato. Per fortuna oggi rispetto a 60 anni fa è più semplice grazie a ditte come Blissmoving, che possono ad esempio aiutare nel caso di un trasloco negli Stati Uniti, in quanto si occupano di tutti i principali momenti di questo processo. Alle difficoltà emotive e logistiche, si uniscono ovviamente anche quelle relative all’ambientamento e alla lingua: il consiglio fondamentale è iniziare a vedere film in lingua ed esercitarsi in modo tale da arrivare con un buon background linguistico, così da evitare di essere “isolati” a causa dell’impossibilità di comprendere tutti discorsi.

Come superare gli ostacoli della vita da expat?

Oltre ai precedenti consigli ci sono altri aspetti che se curati migliorano il processo di ambientamento all’estero. E’ molto importante capire innanzitutto che le vecchie abitudini non aiutano ad ambientarsi: bisogna frequentare poco gli altri italiani, almeno inizialmente. Al contrario, calarsi nella realtà sociale del posto favorisce l’entrare a far parte della comunità del luogo e iniziare così a sentirsi “a casa” anche all’estero. Ma questo non significa tagliare i ponti, anzi: è possibile crearsi una nuova vita, ma continuando a sentire spesso la propria famiglia. Merito di strumenti come Skype, che consente le videochiamate gratuite. Ma è anche importante sapersi organizzare: non solo lavoro, ma anche svago e sport. Il tempo libero è determinante per dare un sapore alla vita, soprattutto quando si ricomincia da zero in un nuovo paese.