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Lunedì 23 Ottobre 2017 - Aggiornato alle 20:20 - Lettori online 738
PALERMO - 19/07/2017
Sicilia - E’ quanto rivela il commissario dei rifiuti in Sicilia Salvo Cocina

I rifiuti della differenziata finiscono in discarica?

Sarebbero una cinquantina complessivamente i comuni interessati Foto Corrierediragusa.it

Il contenuto della relazione inviata dal commissario dei rifiuti in Sicilia Salvo Cocina all´assessore regionale al ramo Vania Contrafatto è di quelli destinati a lasciare il segno, a far discutere: questa relazione, difatti, contiene la dichiarazione shock secondo cui in 50 comuni, soprattutto della Sicilia sud orientale, compresi anche Ragusa e Vittoria, i rifiuti sono sì raccolti con il sistema della differenziata, ma poi, incredibile a dirsi, sarebbero immessi in discarica alla rinfusa, vanificando quindi il concetto stesso di differenziata e tutti i costi che questa comporta per i comuni, mandando all´aria tutti i benefici.

Un fulmine a ciel sereno proprio quando la raccolta differenziata in Sicilia è aumentata, attestandosi al 21%. Eppure mancano ancora gli impianti di compostaggio, quelli per il trattamento della parte umida dei rifiuti. E così in molti comuni, stando alla famosa relazione, l’immondizia separata dagli abitanti sarebbe ributtata nelle discariche, quindi rimescolata alla indifferenziata. Nella sua relazione Cocina rivela ciò accade per esempio «a Ragusa, Belpasso, Misterbianco, Vittoria, in molti centri del Siracusano, Montalbano Elicona, Randazz, dove la carenza di impianti e la mancata attivazione di misure a favore dell’impiantisca per la raccolta differenziata ha favorito e continua a favorire le discariche».

Eppure, come scrive il Giornale di Sicilia, gli impianti dovrebbero esserci. La Contrafatto ha segnalato che ne erano previsti 47 ma appena 8 risultano in funzione. E per questo motivo ha avviato una ispezione. Gli impianti attivi sono solo quelli di Grammichele, Ramacca, Gela, Joppolo Giancaxio, Sciacca, Marsala, Trapani e Castelbuono. Alcuni, tra l’altro, sono andati in tilt per l’improvviso aumento di attività. Ma soprattutto è venuto fuori che altre strutture sono ferme mentre era previsto che lavorassero già a pieno regime: sono tutte pubbliche e si trovano a Ragusa, Dittaino, Castelvetrano, Trapani, Vittoria e Bisaquino. Ci sarebbe anche un impianto privato a Catania ma è sotto sequestro per violazione delle norme ambientali. Risulta pure un impianto già ultimato a Ciminna, nel Palermitano, ma non funziona. E altri quattro impianti privati secondo la Regione dovrebbero essere in costruzione ma non si hanno notizie dei lavori.

Nel 2013 erano state fatte le gare per altri 5 impianti ma sono andate deserte e ora i progetti sono finiti nel grande calderone dei finanziamenti pubblici del Patto per il Sud. Infine ci sono altri 10 impianti per cui è stata chiesta e concessa l’autorizzazione ma di cui la Regione non sa nulla. Restano fermi anche i termovalorizatori. Il piano dell’ex dirigente dei rifiuti, Maurizio Pirillo, ne prevedeva sei ma è rimasto impantanato all’assesso - rato al Territorio che doveva emettere l’autorizzazione ambientale, ma non lo ha mai esaminato.