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Mercoledì 26 Luglio 2017 - Aggiornato alle 20:31 - Lettori online 552
PALERMO - 09/07/2017
Sicilia - Lo sostiene l’Istituto Demopolis su un campione di mille intervistati

Alle Regionali ci sarà scarsa affluenza?

Su 4,6 milioni di elettori, secondo il sondaggio, si presenterebbero alle urne in due milioni circa Foto Corrierediragusa.it

Una sfiducia senza precedenti, con un peggioramento percepito della condizione economica, un giudizio negativo sul governo regionale e la ferma intenzione di non andare alle urne. I siciliani pagano un prezzo pesantissimo all’insofferenza nei confronti della politica: secondo un’indagine condotta nei primi quattro giorni di questo mese dall’istituto Demopolis su un campione di mille intervistati, alle Regionali si asterrebbe il 55 per cento dei siciliani. Su 4,6 milioni di elettori, secondo il sondaggio, si presenterebbero alle urne in due milioni circa, e al netto delle schede bianche e nulle ci sarebbero appena un milione e 900 mila voti validi.

Il nodo è la fiducia nei confronti della politica. Che raggiunge adesso il suo picco più basso: se nel 2006 un siciliano su cinque diceva di credere nei partiti e appena quattro anni dopo i «fiduciosi» si erano già ridotti al 13 per cento, il nuovo «Barometro politico» fotografa nel 2017 un dato senza precedenti, con un risicato 4 per cento dei cittadini dell’Isola che ripone ancora speranze nei partiti. «Una larga maggioranza dei siciliani — annota il direttore dell’istituto, Pietro Vento — appare convinta che la politica, anche per assenza o cattiva gestione delle risorse, non sia più in grado di incidere sulla vita reale delle famiglie e sulle prospettive delle nuove generazioni».

Effetto, in larga parte, della crisi. Con la disoccupazione alle stelle e la ripresa che non arriva, i siciliani si sentono finanziariamente insicuri: il 53 per cento degli abitanti dell’Isola crede che la sua condizione economica sia peggiorata negli ultimi cinque anni, mentre il 42 per cento ritiene che la sua situazione personale sia rimasta stabile e appena il 5 per cento vede un miglioramento. «Le percezioni dell’opinione pubblica siciliana — precisa Vento — coincidono pienamente con la realtà, con i dati economici, attenuati solo in parte da una solidarietà intergenerazionale che si conferma molto più forte rispetto ad altre aree del Paese».

Sonora la bocciatura per il governo di Rosario Crocetta: l’85 per cento dei siciliani considera cattive le sue politiche per lo sviluppo e l’occupazione, mentre il 9 per cento non sa rispondere alla domanda e appena il 6 considera positive le misure messe in atto dalla giunta. «Il riflesso sui partiti e sulle istituzioni politiche regionali — aggiunge il direttore di Demopolis — è evidente e si riflette in una grave disaffezione al voto: in assenza di nuovi segnali di fiducia, l’area dell’astensione rischia, il 5 novembre, di andare oltre qualunque quota fisiologica».

Con conseguenze sul numero di voti necessari per scegliere il prossimo presidente: «In uno scenario con tre o quattro competitor — chiude Vento — il prossimo governatore potrebbe essere eletto con 600 - 700 mila voti». Un presidente eletto dalla minoranza. Perché la maggioranza, la larghissima maggioranza dei siciliani, non crede più nei partiti.


LA COSA PIU´ INCREDIBILE
11/07/2017 | 19.14.06
cassandra

La cosa più incredibile è che ci sia, come sembra dai sondaggi, ancora il 45percento di siciliani disposti ad andare a votare.