Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 18 Novembre 2017 - Aggiornato alle 15:50 - Lettori online 755
PALERMO - 12/03/2017
Sicilia - Per una questione di gelosia

Confessa l´uomo che ha bruciato vivo un clochard

Ora l’uomo è in carcere Foto Corrierediragusa.it

Dopo mezz´ora è crollato e ha confesssato. "Ero geloso, la insidiava. Faceva battute che non mi piacevano". Ha confessato l´assassino di Marcello Cimino (foto), il clochard bruciato vivo la notte scorsa a Palermo. Si tratta di Giuseppe Pecoraro, impiegato in un benzinaio della zona, ha 45 anni. L´uomo, fermato dalla polizia dopo un interrogatorio con l´accusa di omicidio volontario, ha agito per gelosia. Pecoraro, secondo quanto ha raccontato lui stesso, non aveva gradito alcuni apprezzamenti della vittima alla sua donna. Avevano avuto un litigio i due uomini, poi Pecoraro è ritornato di notte per uccidere Cimino. Destini incrociati quelli dei due uomini, si incontravano ogni giorno nella mensa dei poveri dei frati cappuccini. I due si conoscevano da tempo. Perché tutto il loro mondo era lì, davanti ai cancelli del refettorio dove trascorrevano gran parte delle giornate. Marcello aveva persino ottenuto il permesso di dormire, con pochi altri, sotto i portici all’ingresso. Durante il giorno chiacchierava con la gente della zona, si procurava qualche sigaretta e stava lì cercando di ricambiare l’ospitalità dei cappuccini con piccoli lavoretti. Anche Giuseppe quando finiva il suo turno di lavoro raggiungeva la mensa, a mezzogiorno, puntuale, o anche prima per paura di perdere il posto a tavola. Sempre le stesse persone, sempre gli stessi problemi di cui parlare, dai pochi soldi alle difficoltà familiari, e soprattutto sempre la stessa donna al centro delle loro attenzioni. Fino a quando la situazione è precipitata.

Il benzinaio è stato individuato e bloccato in strada. Si era fatto la barba, probabilmente per non essere riconosciuto, ma aveva una vistosa bruciatura su una mano. Ai poliziotti ha dapprima detto di esserserla procurata usando la macchinetta del caffè, ma gli investigatori non gli hanno creduto. Accompagnato alla squadra mobile, ha ammesso tutto. Ad assisterlo, durante l´interrogatorio, i suoi avvocati, Brigida Alaimo e Carolina Varchi. Poi, l´uomo è stato trasferito in carcere. La tragedia si era consumata la scorsa settimana, poco dopo mezzanotte, sotto un portico della missione San Francesco. I vicini, sentendo le urla disperate dell´uomo, avevano dato l´allarme, ma quando erano arrivati i vigili del fuoco, per Marcello Cimino non c´era più nulla da fare. Separato con due figlie, Cimino aveva scelto di lasciare tutto e vivere in strada.

Repubblica.it