Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 691
PALERMO - 13/07/2016
Sicilia - Il boss di costa nostra aveva 83 anni

La morte di Provenzano: "Per Corleone è una liberazione"

Non ha peli sulla lingua il sindaco del piccolo centro palermitano Foto Corrierediragusa.it

Ormai da oltre un anno diverse perizie lo avevano indicato come poco più di un vegetale. Nonostante questo, però, con il parere favorevole di diverse procure e anche della Direzione nazionale antimafia, Bernardo Provenzano, il numero uno di Cosa nostra, era rimasto recluso al regime duro del 41 bis. E´ morto qualche ora fa nel reparto ospedaliero di San Vittore dove era detenuto da quasi due anni. L´ultima proroga del 41 bis era stata firmata dal ministro di grazia e giustizia Orlando ad aprile scorso. 83 anni, Provenzano venne arrestato dopo una latitanza di 43 anni l´11 aprile del 2006 in una masseria di Corleone, a poca distanza dall´abitazione dei suoi familiari. Si nascondeva nel casolare di un pastore che produceva formaggi. Il capomafia era detenuto al regime di 41 bis nell´ospedale San Paolo di Milano. Tutti i processi in cui era ancora imputato, tra cui quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, erano stati sospesi perché il boss, sottoposto a più perizie mediche, era stato ritenuto incapace di partecipare. Grave stato di decadimento cognitivo, lunghi periodi di sonno, rare parole di senso compiuto, eloquio assolutamente incomprensibile, quadro neurologico in progressivo, anche se lento, peggioramento: è l´ultima diagnosi che i medici dell´ospedale hanno depositato. Nelle loro conclusioni i medici dichiaravano il paziente "incompatibile con il regime carcerario", aggiungendo che "l´assistenza che gli serve è garantita solo in una struttura sanitaria di lungodegenza".

Da anni l´avvocato del boss, Rosalba Di Gregorio, aveva chiesto senza successo, la revoca del regime carcerario duro e la sospensione dell´esecuzione della pena per il suo assistito, proprio in virtù delle sue condizioni di salute. "Provenzano per me è morto quattro anni fa, dopo la caduta nel carcere di Parma e l´intervento che ha subito. Da allora il 41 bis è stato applicato ai parenti e non a lui, visto che non era più in grado di intendere e volere e di parlare da tempo", ha detto l´avvocato Di Gregorio che negli ultimi anni ha presentato due istanze di revoca del carcere duro e tre di sospensione dell´ esecuzione della pena. Tutte sono state respinte.

La moglie e i figli di Provenzano, giunti a Milano il 10 luglio, il giorno stesso sono stati autorizzati ad incontrare il loro congiunto. Lo rende noto un comunicato dell´ufficio stampa del dipartimento dell´amministrazione penitenzaria presso il ministero della Giustizia. L´avvocato Di Gregorio dice che i familiari avevano fatto una nuova istanza al Dap per potere incontrare nuovamente il loro congiunto, ma fino a ieri non avevano avuto alcuna risposta. "So che il Dap era in attesa dei pareri delle procure competenti, cioè Palermo, Caltanissetta e Firenze - spiega l´avvocato - ma fino a ieri non avevano ottenuto alcuna risposta e nel frattempo il mio cliente è morto".

«Vieteremo i funerali pubblici di Bernardo Provenzano», ha detto il questore di Palermo, Guido Longo, a margine della messa in municipi per la santa patrona della città. «Non commento questa morte – ha aggiunto – come non commento la morte di nessuno». Rincara la dose il sindaco di Corleone, Leoluchina Savona: "Per Corleone la morte di Bernardo Provenzano è una liberazione". Il sindaco ha appreso della morte del boss in Portogallo, dove si trova per il Cammino di Santiago de Compostela, insieme con il parroco e altri religiosi. "Per la nostra comunità - dice - la sua morte è come la liberazione da un cancro, da una malapianta che affliggeva i cittadini".

Repubblica Palermo