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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1618
PALERMO - 04/02/2016
Sicilia - Solo Lombardia e Campania hanno votato no

Termovalorizzatori: 2 in Sicilia in ex centrali Enel

Potrebbero sorgere a Termini Imerese, S. Lucia del Mela nel Messinese o Priolo Foto Corrierediragusa.it

La Sicilia ha detto sì alla Conferenza Stato-Regioni e ormai è ufficiale: saranno difatti almeno due i termovalorizzatori che saranno costruiti in Sicilia nelle centrali Enel dismesse. Lo prevede l´accordo sottoscritto dall´assessore all´Ambiente, Mariella Lo Bello, che ha votato a favore. Il testo prevede che la Sicilia potrà, tuttavia, optare per più impianti, più piccoli e diffusi sul territorio. Era un punto qualificante per il presidente della Regione, Rosario Crocetta, che punta a costruire almeno sei piccoli impianti piuttosto che due mega stabilimenti. I due impianti dovrebbero essere costruiti in centrali Enel dismesse ed a questo proposito si è parlato di Termini Imerese, S. Lucia del Mela nel Messinese e Priolo ma l´idea di Crocetta è di coprire aree più circoscritte accorpando i territori delle attuali nove ex provincie in modo da renderle autonome. L´accordo prevede che in Italia saranno costruiti in tutto otto termovalorizzatori, di cui due, appunto in Sicilia. Solo Lombardia e Campania hanno votato no ma il ministro dell´Ambiente, Gian Luca Galletti, è soddisfatto per il principio introdotto che così spiega: "Si rompe il principio dell´autosufficienza dello smaltimento dei rifiuti a livello regionale e si crea una rete unica di smaltimento a livello nazionale. Questo ci aiuta molto ad impostare un lavoro serio e ci serve anche per contrastare le infrazioni comunitarie cui l´Italia è esposta. Il piano prevede un aggiornamento annuale che tenga conto anche, oltre ad altre cose, dei piani di smaltimento regionali. E´ chiaro che questo piano parte dal presupposto che tutte le regioni arrivino al raggiungimento degli obiettivi europei, che tutte le regioni arrivino al 65 per cento di raccolta differenziata, che tutte le regioni colgano l´obiettivo di prevenzione della produzione dei rifiuti del 10 per cento. Una volta fatto questo conteggio si individua ancora la necessità di incenerimento, in questo caso, che equivale a otto termovalorizzatori". La firma ha già sollevato un vespaio tra chi si oppone ad una che viene definita dagli ambientalisti "scellerata, obsoleta e vecchia". Per realizzare un inceneritore serviranno almeno sei anni ma nel frattempo bisognerà provvedere all´emergenza rifiuti visto che quelle siciliane nel giro di pochi mesi saranno sature e sono già in regime di proroga. Le scelte che oggi vengono proposte sono una oculata gestione del ciclo dei rifiuti grazie ad una diffusa differenziata, il riuso e il recupero".

IL SECCO "NO" DI LEGAMBIENTE AI TERMOVALORIZZATORI
Legambiente Ragusa dice già no ai termovalorizzatori. In linea con le scelte dell´associazione a livello regionale Claudio Conti ha spiegato in conferenza stampa in quale direzione il governo regionale dovrebbe andare. Il rappresentante di Legambiente, già assessore nella giunta Piccitto, è partito dall´emergenza rifiuti e dalla saturazione delle discariche a cominciare da quella di Cava dei Modicani che ha ormai vita breve. La Sicilia, ha ricordato Conti, paga già 80 milioni a causa della procedura di infrazione per la mancata osservanza delle direttive europee. La Sicilia è infatti in ritardo netto in tema di differenziata e tipologia di smaltimento dei rifiuti tanto che la Regione sta valutando seriamente la possibilità, ma è soprattutto una necessità, di portare i rifiuti siciliani all´estero con aggravi dei costi per i comuni e, quindi, per i contribuenti. Dice Claudio Conti: "E´una situazione disastrosa che potrebbe trovare almeno in buona parte delle soluzioni utili puntando tutto sulla raccolta differenziata, la vera strada maestra, prevedendo premialità per i Comuni che la fanno bene e penalità per chi invece non persegue questa strada che riteniamo fondamentale». l no agli inceneritori è scontato ed invece Legambiente propone impianti che avrebbero dei residui finali del 25% rispetto al 100% dei rifiuti, dunque si andrebbe a riciclare fino al 75% dei rifiuti trasformandoli in risorse. Si dovrebbe partire con un trattamento meccanico biologico che permette di dividere l’indifferenziata che arriva in impianto separando il secco dall’umido.

Quest’ultimo, dopo essere stato biostabilizzato, e dunque senza problemi di percolato, verrebbe avviato all’impianto di trattamento che prevede la digestione anaerobica. L’impianto che suggeriamo per il trattamento meccanico biologico è da 50 mila tonnellate fissando come parametro il 65 per cento di raccolta differenziata da sviluppare nelle città.

A questo suggeriamo l’attivazione di due impianti di digestione anaerobica per 35 tonnellate in totale. Stimiamo di poter recuperare circa tre milioni di metri cubi di metano che dunque potrà poi essere utilizzato per fini più utili alle città stesse, o per riscaldamenti o per fini commerciali nella rete nazionale. Il digestato diventerebbe invece compost agricolo e la parte liquida, che è nei fatti acqua, potrebbe essere utilizzata per l’agricoltura».