Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:31 - Lettori online 1255
PALERMO - 23/01/2016
Sicilia - Il capomafia ricercato da 23 anni è adesso accusato di essere stato tra i mandanti

Le stragi del 1992: "Arrestate Matteo Messina Denaro"

Un pentito parla dei rapporti fra le cosche trapanesi ed esponenti dei servizi deviati Foto Corrierediragusa.it

Ventitrè anni dopo, arriva a sorpresa un altro pezzo di verità sulle stragi Falcone e Borsellino. A deciderle, con il vertice di Cosa nostra, ci fu anche Matteo Messina Denaro, il padrino della provincia di Trapani, l´ultimo dei grandi boss di Cosa nostra che sembra diventato imprendibile proprio da quei giorni del 1992. Adesso, sulla sua testa pende un altro ordine di arresto, che il gip di Caltanissetta ha firmato su richiesta della procura. Gli investigatori della Dia hanno notificato il provvedimento alla madre del boss, a Castelvetrano. Un passo in avanti importante per le indagini, che è destinato a sollevare altri misteri sulla stagione delle bombe mafiose. Sì, perché uno dei pentiti chiave dell´ultima indagine dei magistrati siciliani parla di rapporti della mafia trapanese con uomini dei servizi segreti, proprio in quei mesi terribili delle stragi. E non sono dichiarazioni degli ultimi mesi. Armando Palmeri, nel 1992 fedelissimo autista del capomafia di Alcamo Vincenzo Milazzo, aveva parlato di quelle relazioni pericolose nel 1998, subito dopo l´inizio della sua collaborazione. Ne aveva parlato ai magistrati della procura di Palermo. Ma poi quelle dichiarazioni non ebbero alcun seguito. Oggi, non si trovano più neanche le copie originali di quei verbali. E´ rimasto solo qualche file. Ma serve a poco, perché sembra che all´epoca erano state mostrate delle foto a Palmeri. Perché lui diceva di essere in grado di riconoscere quegli uomini che il suo padrino incontrava in gran segreto nei mesi che precedettero le stragi. Piu´ di una volta, racconta il pentito dimenticato, Milazzo gli chiese di accompagnarlo a casa di un imprenditore, lui metteva a disposizione la sua casa per gli incontri riservati. Qualche tempo dopo le stragi, quell´imprenditore è morto suicida. Misteri su misteri.

Qualche mese fa, i magistrati della procura di Caltanissetta sono tornati a cercare tutti i pentiti della provincia mafiosa di Trapani, per ricostruire il ruolo di Messina Denaro nella stagione delle stragi, e si sono imbattuti nell´ex autista di Milazzo. Non è stato difficile, i pentiti della mafia trapanese si contano sulle dita di una mano. E presto è saltata fuori la storia degli incontri di Milazzo con uomini dei servizi. Palmeri ha confermato tutto. E avrebbe aggiunto anche nuovi particolari. Adesso questa indagine attraversa il passato e il presente delle storia della mafia e dell´antimafia. Il passato e il presente del segreto che assilla ormai magistrati e forze dell´ordine, il segreto Messina Denaro. C´era anche Matteo Messina Denaro il giorno che Milazzo fu attirato in un tranello e ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Era il 14 luglio, la vigilia della strage Borsellino. Quarantottore dopo Matteo Messina Denaro e un gruppo di fedelissimi di Totò Riina strangolo´ poi la compagna di Milazzo, Antonella Bonomo. Perché non restasse nessun testimone degli ultimi giorni di vita di un mafioso che alla fine si era ribellato alla stagione delle bombe e alla tirannia di Riina e di Messina Denaro. Ha ricordato Palmeri: "In uno degli ultimi incontri con quella gente, Milazzo mi disse, andiamo via in fretta. Sono dei pazzi, vogliono fare cose da pazzi". E´ questo l´ultimo mistero attorno alla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma è anche un altro mistero, l´ennesimo, sull´ imprendibile Matteo Messina Denaro. Repubblica Palermo