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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:05 - Lettori online 1136
PALERMO - 16/12/2015
Sicilia - In manette Teresa Marino, moglie del capomafia Tommaso Lo Presti

VIDEO La droga nei frutti di mare

Presi i boss di Porta Nuova e Bagheria Foto Corrierediragusa.it

Donna, madre e boss. Per anni Teresa Marino è stata solo la moglie fedele di Tommaso Lo Presti, pezzo grosso della mafia di Porta Nuova, di cui per un breve periodo è stato pure il reggente (vedere video con le intercettazioni).


Donna Teresa, 38 anni, ha poi fatto il grande salto. Prima veicolando i messaggi del marito, nel frattempo tornato in carcere nell´aprile 2014, e poi sporcandosi le mani. Lei, donna in mezzo agli uomini, senza soffrirne l´autorità, ma addirittura imponendola. Ha commesso, però, un errore tipico dei mafiosi di oggi. Lo stesso errore che rimproverava a padrini vecchio stampo come l´ergastolano Giovanni Di Giacomo. E cioè quello di parlare troppo senza sospettare di essere intercettata. O forse, come spesso accade, se n´era resa conto, ma per mandare avanti la baracca non aveva altra scelta che parlare a ruota libera. Il grande fratello dei carabinieri l´ha spiata per due anni. Per un paio di mesi, nel 2014, è stata costretta agli arresti domiciliari per un´intestazione fittizia di beni. Anche in casa le cimici registravano tutto. All´inizio Teresa era l´ambasciatrice del marito detenuto e di recente condannato a 12 anni di carcere. Tommaso Lo Presti, nel 2010, le spiegava cosa a dire a chi - Tommaso Di Giovani e Calogero Lo Presti - aveva preso il potere in sua assenza nel più forte fra i mandamenti mafiosi della città di Palermo: “... dice mio marito... avete la benevolenza di mio marito non facciamo che la dovremmo cambiare questa benevolenza..”. Per prima cosa a Tommaso Lo Presti e ai suoi familiari non dovevano mancare i soldi. E se la “mesata” tardava ad arrivare, la moglie se ne rammaricava con il marito: “... ancora niente”. Era inevitabile che la vita della donna finisse sotto osservazione. E così si è scoperto che era lei a gestire la cassa del mandamento. Al fidanzato della figlia spiegava che “...questa mattina ho visto il conto... cioè mi sono rimasti quindicimila euro...” e aggiungeva che “lui gli stava portando i soldi duemila e cinque... duemila e quattro, mille e quattro mi deve dare... mille tre e ottanta... la prossima settimana ci sono altri duemila e cinque, e ancora non abbiamo finito ancora c´è il materiale”. Di soldi a Porta Nuova ne giravano parecchi, frutto anche degli affari con la droga. Era Alessandro Bronte, uno dei 38 fermati del blitz dei carabinieri, a farle il resoconto del denaro in cassa: “.. ieri ci sono sceso... e i soldi li hanno ovunque... dici che erano quelli per i carcerati i duecento quindicimila euro... non li dovevano coprire?... i tremila euro e i trecento euro che ti ho dato oggi erano per te”.  Sono soldi sporchi, frutto dello spaccio degli stupefacenti ma anche della raccolta del pizzo. Ne sono certi gli investigatoti che muovono dalla constatazione che entrambi, sia la Marino che il suo interlocutore, risultano nullatenenti e nullafacenti. La moglie di Lo Presti era intransigente. Non tollerava ritardi nei pagamenti: “... no, gli dici Teresa vuole i soldi subito perché sta facendo la pazza...”. Guai a sbagliare: “... ora io li mando a chiamare... cosa state combinando si può sapere? Cioè, mi avete bloccato, ora volete... vi prendete i soldi miei ma dove stiamo arrivando Alessandro, lo devi fare salire mi devi fare... gli dici, si sta prendendo carta e penna e sta scrivendo a lui...”. “Lui” era il marito, Tommaso Lo Presti. La donna sapeva che, spendendo il suo nome, nessuno avrebbe osato contraddirla.

GLI ORGANIGRAMMI MAFIOSI
Il reggente del mandamento di Porta Nuova era Paolo Calcagno, che al suo fianco aveva voluto Giuseppe Ruggeri. La supervisione, però, spettava a Teresa Marino, la moglie di Tommaso Lo Presti, detto il pacchione, che dal carcere continuava a dettare gli ordini. Del mandamento di Porta Nuova fanno parte tre famiglie, quella omonima, quella di Borgo Vecchio e quella di Palermo centro. I carabinieri vi piazzano al vertice rispettivamente Giuseppe Di Cara, Domenico Tantillo (suo è lo storico fruttivendolo di Corso Scinà) e Salvatore Mulè. A Bagheria il compito di ricostruire il mandamento sulle macerie lasciate dai blitz sarebbe stato affidato a Giampiero Pitaressi che per gli affari della famiglia di Villabate si sarebbe affidato a Giuseppe Costa. La famiglia bagherese, invece, sarebbe stata gestita da Nicolò Testa, con a fianco il capo decina Carmelo D´Amico. E poi ci sono i due anziani, Gaetano Tinnirello e Salvatore Scardina. Il primo, cognome storico in corso dei Mille, era uno a cui affidare alcune controversie delicate fra diversi mandamenti mafiosi della città. Il secondo, Sardina, architetto di Santa Flavia, era il punto di riferimento quando c´era da incassare le estorsioni nel paese alle porte di Palermo oppure si occupava di “curare i rapporti con l´amministrazione locale del comune di Santa Flavia. Infine ci sono i soldati, coloro che avrebbero fatto il lavoro sporco, a cominciare dalla raccolta del pizzo: Alessandro Bronte, Salvatore David, Francesco Paolo Desio, Rosario Fricano, Francesco Paolo Lo Iacono, Rocco Marsalone e Ludovico Scurato (tutti affiliati alla famiglia di Palermo centro), Domenico Lo Iacono (famiglia di Porta Nuova), Giuseppe Tantillo e Girolamo Ciresi (famiglia di Borgo Vecchio), Pasquale Di Salvo (Bagheria), Antonino Virruso (Casteldaccia).

I NOMI DEGLI ARRESTATI
Ecco l´elenco dei fermati: Franco Bertolino, Alessandro Bronte, Paolo Calcagno, Pietro e Tommaso Catalano, Girolamo Ciresi, Giuseppe Costa, Carmelo D´Amico, Salvatore David, Francesco Paolo Desio, Giuseppe Di Cara, Giuseppe Di Giovanni, Pasquale Di Salvo, Salvatore Drago Ferrante, Rosario Fricano, Alfredo Geraci, Giuseppe Antonio Giallombardo, Nunzio La Torre, Domenico e Francesco Paolo Lo Iacono, Tommaso Lo Verso, Teresa Marino, Rocco Marsalone, Andrea Militello, Salvatore Mulè, Giampiero Pitarresi, Massimiliano Restivo, Giuseppe Ruggeri, Antonino Salerno, Salvatore Scardina, Lodovico Scurato, Ciro Spasiano, Domenico e Giuseppe Tantillo, Nicolò Testa, Gaetano Tinnirello, Antonino Virruso.

LA DROGA ANCHE NEI FRUTTI DI MARE
Al pizzo e alla cocaina la mafia ci ha abituati. La novità sono i frutti di mare. Un settore "monopolizzato" dal clan di Porta Nuova, dicono ora gli investigatori. Il mandamento della zona centrale di Palermo viene colpito dal nuovo blitz dei carabinieri. E c´era una donna al vertice. Teresa Marino, 38 anni, moglie di Tommaso Lo Presti, aveva ricevuto il delicatissimo compito di aiutare economicamente le famiglie dei carcerati. Doveva conciliare il lavoro di mamma con quello di boss che gestiva la cassa del mandamento: ".. ho visto il conto... mi sono rimasti quindici mila euro... lui stava gli portando i soldi duemila e cinque... duemila e quattro, mille e quattro mi deve dare... mille tre e ottanta... la prossima settimana ci sono altri duemila e cinque, e ancora non abbiamo finito ancora c’è il materiale". I militari hanno eseguito 38 fermi, una parte riguarda personaggi di Bagheria, dove i boss sono ormai da tempo in affari con le cosche palermitane. È la quarta operazione antimafia nell´ultimo mese. Altre ce ne saranno. Palermo sarà una città caldissima sul fronte giudiziario. L´ufficio Gip, quello che deve vistare le ordinanze di custodia cautelare, è oberato di lavoro e per lungo tempo è stato sotto organico. Trecento richieste di arresto per mafiosi, trafficanti di droga e pubblici ufficiali corrotti sono rimaste ferme. La macchina, però, con l´arrivo di nuovi magistrati, sta entrando a regime. Quello eseguito stamani dai militari del Reparto operativo e del Nucleo investigativo del comando provinciale è un decreto di fermo che passerà nelle prossime ore al vaglio di un giudice per le indagini preliminari. Bisognava fare in fretta perché c´era il rischio che qualcuno scappasse. Secondo l´accusa, i nuovi capi di Cosa nostra hanno il volto poco noto del quasi cinquantenne Paolo Calcagno, considerato il reggente del mandamento, e finora mai indagato per mafia, e quello femminile di Teresa Marino, quarant´anni non compiuti, moglie di Lo Presti, un tempo leader a Porta Nuova e oggi in carcere. E dal carcere sarebbero partite le sue direttive veicolate dalla consorte che avrebbe avuto voce in capitolo anche nella gestione dei traffici di droga e delle estorsioni. I militari hanno bloccato due corrieri in Argentina e Francia, partiti per conto dei boss di Bagheria e Palermo. Lo Presti e Calcagno hanno lavorato fianco a fianco. Poi, quando il primo è finito in cella, il secondo ne avrebbe preso il posto. Un posto fondamentale nello scacchiere della mafia palermitana. Dalle indagini dei pubblici ministeri Francesca Mazzocco, Caterina Malagoli e Sergio Demontis, coordinati dall´aggiunto Leonardo Agueci e dal procuratore Francesco Lo Voi, emerge, ancora una volta, che il mandamento di Porta Nuova è il più influente della città, indipendentemente da chi lo governi. Nel blitz di oggi finiscono in cella, oltre al presunto reggente Calcagno, anche i capimafia delle tre famiglie che ne fanno parte: Porta Nuova, Palermo centro e Borgo Vecchio. Così come in cella sono finiti pure i boss di Bagheria e Villabate, pronti a raccogliere le macerie di un mandamento fiaccato dalle operazioni. Sul fronte pizzo, sono una trentina le estorsioni - tentate e consumate - contestate agli indagati. Solo quattro commercianti hanno denunciato spontaneamente di essere rimasti vittima del racket. Tutti gli altri lo hanno fatto solo dopo essere stati messi con le spalle al muro dall´evidenza delle indagini. Quando ormai per loro si profilava l´incriminazione per favoreggiamento aggravato hanno scelto di stare dalla parte dei carabinieri. Qualcuno, però, superata la paura, ha dato piena collaborazione. Specie nel popolare rione Borgo Vecchio. Hanno capito che non avevano altra scelta nel momento in cui si è pentito Francesco Chiarello, che non solo chiedeva il pizzo, ma annotava nomi e cifre in un libro mastro. Infine c´è il capitolo pesce e frutti di mare. Negli ultimi mesi i boss di Porta Nuova si erano messi in testa di monopolizzare il mercato attraverso due centri all´ingrosso. E c´erano pure riusciti, tagliando fuori un concorrente. Come? Convincendo i fornitori veneti a non vendergli più merce. E alla fine il commerciante ha preferito chiudere l´azienda. Il blitz  è popolato di volti nuovi, ma anche di grandi vecchi. Come il boss di corso dei Mille, Gaetano Tinnirello, o un architetto della provincia un tempo vicino a Totò Riina e Bernardo Provenzano. E´ la conferma, dicono il comandante dei carabinieri di Palermo, Giuseppe De Riggi e quello del Reparto operativo, Salvatore Altavilla, che la mafia ha uan grande capacità di riorganizzarsi.

Riccardo Lo Verso - Livesicilia