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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 735
PALERMO - 13/12/2015
Sicilia - Ad attenderlo all’uscita di Rebibbia il figlio e il fratello Silvio. Poi in macchina verso Raffadali

Totò Cuffaro libero: andrà volontario in Burundi

Risulta ad oggi il politico che ha scontato la pena più lunga ma non potrà più assumere incarichi pubblici Foto Corrierediragusa.it

Nel giorno di S. Lucia Salvatore Cuffaro vede la luce della libertà. E´ stato rinchiuso a Rebibbia per 4 anni e 11 mesi ed appena uscito dal carcere alle 8 in punto ha detto: "E´ bello respirare la libertà. Oggi posso dire di aver superato il carcere". Prima di salire in macchina diretto a Raffadali l´ex presidente della Regione (foto) ha aggiunto: "La politica attiva, elettorale e dei partiti è un ricordo bellissimo che non farà parte della mia nuova vita. Ora ho altre priorità. Ho amato la politica e non rinnego nulla di ciò che ho fatto, non mi sento tradito. Nella mia coscienza sono innocente. Sono andato a sbattere contro la mafia. Tornassi indietro metterei un airbag. Ho fatto degli errori, non mi voglio nascondere, io li ho pagati, altri no. Ora credo di avere il diritto di ricominciare".

Il figlio e il fratello Silvio lo hanno aiutato a caricare sulla macchina alcuni scatoloni che rappresentano gli effetti personali di Cuffaro, tra cui le 14 mila lettere che ha ricevuto nel corso del suo periodo di detenzione. La buona condotta ha consentito a Totò Cuffaro di avere uno sconto di pena rispetto ai sette anni comminati grazie ai 45 giorni ogni sei mesi condonati. Il carcere ha segnato l´ex governatore che ha affrontato la detenzione come prova di vita oltre che di fede. In cella ha anche scritto due libri di sofferta testimonianza: "Il candore delle cornacchie" e "Le carezze della nenia". Contengono riflessioni maturate in un ambiente dove "si muore e si risorge ogni giorno".

Cuffaro risulta ad oggi il politico che ha scontato la pena più lunga e non potrà più assumere incarichi pubblici. Glielo impedisce l´interdizione alla quale è stato pure condannato. Le prospettive di Totò Cuffaro sono comunque ben altre di un ritorno in politica perchè da medico vuole recarsi in Burundi come volontario. In una sua lettera al presidente Rosario Crocetta ha scritto: "Ho già preso contatto e andrò in Burundi a fare il medico volontario presso l´ospedale Cimbaye Sicilia, l´ospedale che, quand´ero presidente, la Regione Siciliana ha finanziato con i soldi del Fondo della Solidarietà´´.

La vicenda giudiziaria di Totò Cufffaro

La storia giudiziaria che poi ha portato alla condanna di Cuffaro comincia il 5 novembre 2003 con la scoperta di "talpe" negli uffici della Procura. La rete di spionaggio, che fa capo al ras della sanità privata Michele Aiello prestanome di Bernardo Provenzano, si regge su due insospettabili, Giorgio Riolo sottufficiale del Ros dei carabinieri e Giuseppe Ciuro della Dia, che vengono arrestati. Sono la punta emergente di un sistema di complicità sommerse ma anche di truffe al sistema sanitario. Le indagini coinvolgono un altro sottufficiale dell´Arma, Antonio Borzacchelli, il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro e il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro. Il governatore viene individuato, attraverso intercettazioni, come un punto di snodo della rete delle talpe. Sarebbe stato lui il principale terminale delle fughe di notizie su indagini riservate. Sarebbe stato lui anche ad "avvertire" Guttadauro che gli investigatori avevano piazzato una microspia nel suo salotto di casa. Cuffaro lo aveva appreso a sua volta da Borzacchelli poi eletto deputato all´Assemblea regionale in una lista collegata all´Udc.

Il 2 novembre 2004 Cuffaro è rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato di Cosa nostra e rivelazione di segreti d´ufficio. Il processo si apre il primo febbraio 2005 davanti alla terza sezione del tribunale e si conclude il 18 gennaio 2008 con la condanna a 5 anni di reclusione. Confermate tutte le imputazioni ma cade l´aggravante del favoreggiamento della mafia. Pesanti le pene per gli altri imputati: 14 anni a Michele Aiello, 7 a Riolo. Cuffaro, che intanto è stato rieletto nel 2006 presidente della Regione, annuncia che non si dimetterà. Ma le polemiche subito esplose vengono rinfocolate da un´immagine che riprende il governatore con un vassoio di cannoli siciliani. Lui nega di volere "festeggiare" la condanna per favoreggiamento semplice ma l´eco mediatica lo induce a fare un passo indietro e il 26 gennaio 2008 si presenta all´Ars per presentare le sue "dimissioni irrinunciabili" e per annunciare: "Mi batterò in tutte le sedi per affermare la verità".

L´appello però aggrava la posizione dell´ex presidente della Regione. Il 23 gennaio 2010 la corte d´appello di Palermo riconosce l´aggravante del favoreggiamento di Cosa nostra e condanna Cuffaro a 7 anni. La pena è aumentata anche per Aiello a 15 anni e 6 mesi e per Riolo a 8 anni. L´ultimo atto di una vicenda che segna la caduta del politico da un milione di voti viene scritto dalla Cassazione il 22 gennaio 2011. Le condanne vengono confermate mentre Cuffaro attende il verdetto raccogliendosi in preghiera in una chiesa e invocando la Madonna. Quando conosce la sentenza prende la strada del carcere di Rebibbia. Prima di varcare il portone del carcere dice ai cronisti: "Sono un uomo delle istituzioni e ho rispetto della magistratura. Affronterò la pena com´è giusto che sia". (gds.it)