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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 944
PALERMO - 06/12/2015
Sicilia - Il prete dei poveri venuto da Ispica

All´Ucciardone messa di "Don" Lorefice

"Voglio stare vicino ai poveri, agli ultimi" Foto Corrierediragusa.it

Monsignor Corrado Lorefice (foto) ha scelto il carcere dell´Ucciardone per celebrare la sua prima messa domenicale da arcivescovo di Palermo. Parole di conforto per i carcerati e lacrime, proprio come accaduto nella giornata dell´insediamento. Una lunghissima giornata per Don Corrado. Il prete dei poveri venuto da Ispica alle 18.42 in punto, accompagnato da 5 minuti di interrotto applauso, è quindi diventato il nuovo Arcivescovo Metropolita di Palermo. Poi la sua omelia e quindi fino quasi alle nove, dopo cinque ore di cerimonia civile e religiosa ufficiale, il ritorno nel suo appartamento in arcivescovado. Una giornata intensa, storica per la Diocesi di Palermo, che ha testimoniato con una cattedrale ricolma il tanto affetto e le tante attese riposte in Mons. Lorefice. Il suo primo messaggio è stato intervallato da lacrime e commozione. "Riconosco questa città come la mia, ricordiamoci di essere un popolo che ha la pace e la fraternità nel suo dna". In piazza Pretoria davanti alla autorità civili della città, tra cui il sindaco Leoluca Orlando, ha detto a tutti i palermitani presenti e ai tanti che lo hanno seguito sui mezzi di comunicazione "Benritrovati. Riconosco questa città come la mia, nella sua bellezza, culla della civiltà dove Oriente e Occidente si sono incontrati. Ricordiamoci di essere un popolo che ha la pace e la fraternità nel suo dna". E ha poi continuato: La nostra bussola – ha detto don Corrado – deve essere l’articolo 3 della nostra Costituzione, sul principio di uguaglianza, che come cittadini siamo chiamati a rispettare e per realizzare tutto questo Palermo ha un’energia meravigliosa. Mando un abbraccio di cordialità che entri in tutte le case. Io sono uno di voi, un concittadino, un palermitano e per voi sono un amico, un fratello e un padre». Uomo tra gli uomini, soprattutto tra chi soffre, tra i bambini, i malati, i detenuti.

Per loro c´è stato un diretto riferimento anche nell´omelia seguita alla celebrazione, presieduta dal cardinale Paolo Romeo fino al momento dell’ordinazione episcopale: le litanie dei santi con don Corrado prostrato a terra, poi la preghiera consacratoria e l‘imposizione delle mani da parte del cardinale Romeo, dei vescovi conconsacranti e di tutti i vescovi della Sicilia e di altre diocesi. C’erano, tra gli altri, l’arcivescovo emerito di Palermo. il cardinale Salvatore De Giorgi, e il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e naturalmente una larghissima presenza di parrochiani, fedeli e amici provenienti soprattutto da Modica e Ispica.

Compiuto il rito dell’ordinazione, è stata la volta della consegna dei segni: la mitra, l’anello, il vangelo. E infine il pastorale, che gli è stato consegnato dal suo predecessore che gli ha lasciato la cattedra. L´omelia dl nuovo arcivescovo ha toccato i temi cari a quello che è stato il parroco dei poveri. Una chiesa aperta, senza barriere, che è presente per servire e non essere servita. "Voglio stare vicino ai poveri, agli ultimi, ai bambini abusati, alle donne violentate, ai migranti, agli ammalati, agli anziani, alle persone sole. Come avete visto durante le omelie, mi sono prostrato per avere un contatto con la terra. E´ con questo sentimento di umiltà che inizio la mia nuova missione. L´oppressore è questo sistema economico crudele che riduce gli uomini a merce di scambio. Beneditemi dal profondo del cuore e pregate per me".

E non poteva mancare anche un messaggio a chi si impegna nel sociale, a chi lotta e a lottato rimettendoci la vita contro l´ingiustizia e la mafia "Voglio tenere viva la memoria di chi di chi ha lottato contro la mafia: il giudice Livatino, Peppino Impastato, Don Pino Puglisi, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e tanti altri". Parole chiare, semplici, dirette, inequivocabili, che la comunità cristiana, e non, ha subito fatte sue percependo il segno di una chiesa nuova, una linfa rigenerante, quasi a segnare lo stacco con un passato dove molti sono stati gli angoli bui. Un cambio di passo impensabile fino a qualche anno fa e che fa di Mons. Lorefice il punto di riferimento di una chiesa che interpreta i veri bisogni e i veri sentimenti della comunità.