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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 627
PALERMO - 20/11/2015
Sicilia - Sei arresti operati dai Carabinieri grazie alle intercettazioni ambientali ed in carcere

Mafia corleonese voleva uccidere ministro Alfano

Il ministro dell’Interno ritenuto responsabile di avere inasprito il 41 bis Foto Corrierediragusa.it

La mafia corleonese rialza la testa e mette sotto tiro il ministro dell´Interno, l´agrigentino Angelino Alfano (foto). "Dovrebbe fare la fine di Kennedy" (il presidente americano ucciso nel ´63), così alcuni mafiosi arrestati dai carabinieri pensavano di colpire il ministro dell´Interno, responsabile dell´inasprimento del 41bis. La circostanza emerge da un´intercettazione effettuata nell´inchiesta dell´Arma sul mandamento mafioso di Corleone. "Se c´è l´accordo gli "cafuddiamo" una botta in testa"... Così due mafiosi intercettati dai carabinieri commentavano l´inasprimento del carcere duro. "Dalle galere dicono cose "tinte" su di lui", commentano, riferendosi alle lamentele dei boss carcerati sul ministro dell´Interno. I boss facevano anche delle ipotesi sul luogo dove realizzare l´attentato al ministro dell´Interno agrigentino: in Sicilia, durante una campagna elettorale; ritenevano che in quella occasione l´esponente politico sarebbe stato più vulnerabile. Poi, però, era rimasto solo un progetto, mai passato alla fase operativa, questo dicono le indagini. Ma nelle ultime settimane i fedelissimi di Riina parlavano spesso di armi da nascondere. Per questa ragione, i nuovi padrini di Corleone sono stati fermati in gran fretta dai carabinieri di Monreale e di Corleone. Il provvedimento è firmato dal procuratore Francesco Lo Voi.

Sei i fermati nel corso di un blitz dei carabinieri. Si tratta di boss e gregari, indagati per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, danneggiamento, illecita detenzione di armi da fuoco. L’operazione è il seguito delle indagini Grande Passo e Grande Passo 2, che tra il settembre 2014 ed il gennaio del 2015, avevano colpito gli esponenti delle famiglie mafiose di Corleone e Palazzo Adriano.