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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 820
PALERMO - 18/10/2015
Sicilia - Il premier Renzi chiude il rubinetto dei finanziamenti

Niente soldi per la Sicilia in Finanziaria

Anche sul piano sociale c’è molto malcontento per l’utilizzo delle risorse Foto Corrierediragusa.it

Rosario Crocetta non fa le riforme e Matteo Renzi chiude il rubinetto dei finanziamenti. Tra Roma e Palermo è il gelo e l´aria che tira si può ben vedere dai contenuti della Legge di Stabilità approvata dal Consiglio dei Ministri. Per la Sicilia non ci sono soldi e questo vorrà dire che Crocetta ed il suo assessore all´economia, Alessandro Baccei, dovranno trovarli da soli. Stringendo e tagliando costi, burocrati e servizi perchè da Roma non arriverà un euro dei 1,4 miliardi che Renzi aveva garantito. Renzi ha ancora fatto notare ai suoi plenipotenziari siciliani, tra cui il sottosegretario Faraone, che non si intravedono cambi di rotta nella giunta Crocetta. La legge sulle ex Province è stata impugnata, quella sull´acqua avrà la stessa sorte, il Piano sanitario non funziona, il numero delle società partecipate è rimasto invariato. Sul banco degli imputati l´assessore all´Economia che era stato mandato da Roma proprio per mettere i conti a posto e per stabilire un collegamento diretto con il governo nazionale. Baccei è finito sulla lista degli accusati anche da parte degli stessi esponenti del Pd. Dice il capogruppo del Pd all´Ars, Antonello Cracolici: "Baccei è venuto in Sicilia con il compito di fare da ponte col governo Renzi. Se oggi, dieci mesi dopo, non arriva neppure un euro per la Regione, qualche domanda dobbiamo farcela. Se riesplode la guerra fra l´esecutivo nazionale e la Sicilia, io sto con la Sicilia". Anche sul piano sociale c´è molto malcontento per l´utilizzo delle risorse, poche, a disposizione del governo. Crocetta ha deciso di dirottare 650 milioni di euro dagli investimenti per le infrastrutture al pagamento degli stipendi dei forestali per disinnescare una vera e propria miccia sociale.

Sta di fatto che così la Sicilia avrà sempre d fare con emergenze ambientali, stradali, idrogeologiche perchè non si investe sul territorio. Ben dieci associazioni che si riconoscono nel Tavolo delle imprese (Agci, Casartigiani, Cna, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria Sicilia, Legacoop) bocciano le scelte di Crocetta: "Le imprese che continuano a produrre devono, ogni giorno, inventarsi mille espedienti per resistere. Eppure questo a certa politica non interessa. Anzi. Continua a preoccuparsi di nutrire un esercito da utilizzare sotto il profilo elettorale".

Preso di mira da più pari il presidente Crocetta ha replicato a muso duro per uscire da una situazione oggettivamente difficile anche sul piano politico: "Occorre una verifica politica per capire chi sta nella maggioranza e chi sta fuori. Il governo politico, che si deve costruire immediatamente, deve avere alla base il senso di responsabilità collettivo che richiede il momento. Per questo motivo non escludo un azzeramento della giunta chiarificatore". Per Crocetta servono subito "un piano di riforme concrete e una maggioranza coesa, all´interno della quale non ci sia chi rallenta il processo riformatore o addirittura pretenda di arrivare a elezioni anticipate contro l´attuale governo". "Voglio coerenza, lealtà, efficienza e coesione - dice - Altro che ritardi per il rimpasto di governo, io voglio accelerare. Chi minaccia elezioni anticipate per ricattarmi sappia che io il voto non lo temo. Sono pronto. Ma il motivo per cui non voglio le elezioni ora è non appesantire la situazione in una fase in cui grazie al governo Renzi stiamo risolvendo i problemi della Sicilia".