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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 683
PALERMO - 11/09/2015
Sicilia - Tavolo tecnico alla ricerca di soluzioni

Da Roma stop in Sicilia a legge regionale sugli appalti

Il Consiglio dei ministri nella sua ultima riunione ha deciso lo stop Foto Corrierediragusa.it

Sembrava che i problemi fossero stati risolti, invece, Roma non si fida di Palermo ed impugna, nonostante le rassicurazioni, la legge regionale sugli appalti. Il Consiglio dei ministri nella sua ultima riunione ha deciso lo stop "In quanto, sul piano strettamente tecnico, la disposizione è in contrasto con l’articolo 117 della Costituzione» ovvero viola i principi di libera concorrenza materia, peraltro, di esclusiva pertinenza dello Stato. Ma l’impugnativa romana è soft. Appare, piuttosto, come una sorta di ‘ferro dietro la porta’. Insomma il Consiglio dei Ministri avvia le procedure ma è pronto a ritirarle se la norma sarà modifica come Palermo ha promesso. «Pur prendendo atto della lettera del presidente della Regione Siciliana con la quale si impegna a portare alcune modifiche alla legge – si legge nel provvedimento di impugnativa – si procede per questioni squisitamente tecniche».

Per evitare lo scontro, però, il Consiglio dei Ministri conferma l’apertura di un tavolo di confronto istituzionale con la Regione «per procedere
all’individuazione di possibili soluzioni concordate in merito alla questione». La Regione incassa l’apertura ma anche la bacchettata e si dice preoccupata per la censura: «Le imprese e gli occupati continuano a perdere terreno». In linea con le preoccupazioni dell’Ance che aveva già denunciato i colpi che avrebbero subito il settore e la lotta per la legalità in un comparto particolarmente inquinato.

«Apprezziamo l’inusuale concessione di un momento di confronto ulteriore e il fattivo spirito di collaborazione nel trovare una soluzione che renda compatibili le norme nel rispetto delle autonome potestà legislative - dice l’assessore Pizzo che aveva curato la trattativa per evitare l’impugnativa – ma sottolineiamo l’urgenza improcrastinabile di dare una concreta risposta all’asfissia economica di un settore che l’anno scorso ha lasciato sul terreno oltre 10.000 occupati e che anche ai sensi delle relazioni antimafia e delle informative del ministero degli Interni rimane un settore ad alto tasso di inquinamento da parte dei cartelli imprenditoriali mafiosi che quelli che soffocano la concorrenza degli imprenditori onesti sfruttando i ribassi anomali e condizionando l’intero sistema».

«Riteniamo – conclude Pizzo - che da un confronto leale ed aperto sulle possibili soluzioni faremo il bene della Sicilia e dello Stato Italiano». Per i 5 stelle che avevano appoggiato e fortemente voluto questa norma si tratta di un attacco politico alla Sicilia e non di una scelta tecnica. «La lettura delle motivazioni, che non entrano nel merito degli approfondimenti giuridici prodotti a supporto della legge 14 e chiesti da palazzo Chigi – afferma il primo firmatario della legge Sergio Tancredi – mi fanno pensare che le motivazioni siano esclusivamente politiche, perché si vuole evitare che la Sicilia riaffermi il proprio diritto a legiferare, anche nelle materie concorrenti, peculiarità dataci dal nostro statuto, che da più parti ultimamente viene attaccato. Questo è l’ultimo di una serie di sfregi del governo Renzi alla Sicilia e all’economia siciliana. Mi aspetto che Crocetta difenda la legge chiedendo alla Corte costituzionale di pronunciarsi in merito e sono convinto che alla fine la Corte ci darà ragione, anche perché se non lo facesse, alla luce delle precedenti sentenze, smentirebbe se stessa».

«Quella sugli appalti è una riforma fondamentale per il settore – continua Tancredi – e la recente manifestazione degli imprenditori, che sono arrivati perfino ad incatenarsi per difendere la legge ne è prova lampante. Lo stop farebbe ripiombare nella disperazione tutti gli operatori dell’edilizia, vanificando la possibilità di rilancio del comparto».
«Da rimarcare – conclude Tancredi – che con la nuova legge i partecipanti alle gare sono aumentati sensibilmente, confermando che l’auspicio di un incremento di competitività era corretto e che si tratta di una norma che stimola la libera concorrenza, ampliando la platea dei soggetti che possono aspirare all’aggiudicazione».

«Conferma le conseguenze negative dell’eventuale stop l’assessore ai Lavori pubblici di Ragusa, Salvo Corallo: «Molte aziende avevano ritrovato lo stimolo a partecipare alle gare. Solo nel nostro Comune alcuni grossi lavori ora potrebbero fermarsi. La riforma garantiva, oltretutto, la qualità dei lavori, in quanto non costringeva gli imprenditori a ricorrere a risparmi sui materiali per ottenere i maggiori ribassi». Manlio Viola - Blogsicilia