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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 13:05 - Lettori online 807
PALERMO - 07/09/2015
Sicilia - Le "moralizzazioni" non a lieto fine

Tutti i flop del governatore Crocetta pagati dai siciliani

Dalle decisioni sulla pubblica amministrazione a quelle della Formazione professionale, ogni decisione «moralizzatrice» di questo esecutivo, spacciata ai media come il vero segnale del cambiamento e del risparmio, si è tradotta in un costo per le tasche dei cittadini Foto Corrierediragusa.it

Che ogni rivoluzione abbia un prezzo, è comprensibile. Peccato, però, che a pagare per le «sparate» rivoluzionarie del governo siano sempre e solo i siciliani. Dalle decisioni sulla pubblica amministrazione a quelle della Formazione professionale, ogni decisione «moralizzatrice» di questo esecutivo, spacciata ai media come il vero segnale del cambiamento e del risparmio, si è tradotta in un costo per le tasche dei cittadini. Alla faccia della spending review. Alla faccia della rottura col passato. L´ultima vicenda è quella che riguarda i dirigenti generali revocati da Crocetta. Erano i primi di novembre 2012 quando il governatore, in piena estasi da elezione, decideva di «cacciare» direttamente in conferenza stampa una gruppo di dirigenti generali. Tra questi, tre esterni: il ragioniere generale Biagio Bossone e i capidipartimenti di Formazione ed Energia Ludovico Albert e Gianluca Galati. Gli ultimi due hanno già ottenuto giustizia dal tribunale del lavoro: la Regione dovrà pagare fino all´ultimo centesimo gli stipendi previsti fino alla fine del contratto. Anche quelli relativi ai mesi in cui i burocrati non hanno lavorato in Sicilia perché, appunto, cacciati da Crocetta. E fanno 450 mila euro. Ai quali potrebbero aggiungersi quelli relativi al caso di Bossone, analogo agli altri.

Moralizzazione la chiamano. Pagata ovviamente dai siciliani. Che ancora attendono, ad esempio, che il governo riscuota le somme indebitamente erogate da dirigenti e assessori del governo Lombardo sotto forma di «extrabudget» della Formazione. Somme aggiuntive a quelle normalmente previste dai Piani dell´offerta formativa. Per questa vicenda si è già giunti al secondo grado di giudizio di fronte alla Corte dei conti. L´ultimo, in Italia. La sentenza, insomma, è definitiva. E già in più occasioni, sia l´ufficio antifrode dell´Unione europea (l´Olaf) sia il presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti Luciana Savagnone hanno «suggerito» al governo di andare a richiedere ai «condannati» quelle somme, così come è previsto dalla norma. Ma il governo della moralizzazione, in questo caso, dorme. Anzi, a dirla tutta, aveva persino provato a cancellare quella macchia, cercando illegittimamente (come è stato spiegato sia dall´Olaf che dai giudici contabili) di rivalersi sugli enti col congelamento dei finanziamenti successivi. Una operazione, tra l´altro, suggerita con una nota da uno dei dirigenti condannati (destinatario, a dire il vero, della condanna più pesante: 1,3 milioni di danno all´erario), cioè l´attuale segretario generale di Palazzo d´Orleans Patrizia Monterosso. Esempio, per il governatore, di legalità e lotta al malaffare. Forse anche per questo Crocetta finora ha «dormito». Quei soldi non sono stati ancora riscossi: oltre tre milioni che spetterebbero ai siciliani.

E se la vicenda degli extrbudget affonda le radici in legislature passate (sebbene la riscossione spetti a questo presidente), il settore della Formazione ha offerto altri casi di tentativi di moralizzazione che si sono tradotti in un autogol. Una serie di revoche illegittime e inizialmente presentate come segnali del cambiamento in un settore da anni malato di clientelismo, sono state sconfessate dai giudici amministrativi: ammonta a 16 milioni la somma che la Regione dovrà provare a reperire per «colpa» delle cause perse. A questi vanno aggiunti altri 32 milioni che sono il frutto di un´altra sentenza sfavorevole al governo. Quella che riguarda la vendita dell´ente Cefop al Cerf, bloccata proprio perché l´esecutivo della rivoluzione su quella cessione aveva visto qualcosa «che non quadrava». Pare tutto ok, invece, ai giudici. Anche in questo caso la Regione dovrà trovare i soldi, mentre ballano altri 14 milioni per cause analoghe in attesa di sentenza.

C´è poi, ogni tanto, lo scandalo che assume il ruolo di «scandalo degli scandali». È il caso, ad esempio, dela vicenda di Novamusa, la società accusata di essersi intascata, per anni, gli incassi dei siti culturali spettanti alla Regione. Così, già che c´era Crocetta è intervenuto moralizzando tutto il settore. Anche dove non bisognava moralizzare alcunché. Il governatore, appigliandosi a una norma voluta dal governo e approvata dall´Ars, ha bloccato una sfilza di progetti milionari e già in fase di aggiudicazione per la gestione di musei e parchi. Gare che portavano anche il peccato originale di essere state indette in epoca Lombardo. Peccato che per la Corte costituzionale la vicenda Novamusa e il cambio di governo non rappresentassero motivi sufficienti per scavalcare la Costituzione italiana. Quella revoca, infatti, verrà considerata illegittima perché la norma alla base di quella decisione verrà considerata incostituzionale. Nel frattempo, i siti sono rimasti sprovvisti di quei servizi utili ai turisti (dai bookshop ai bar al trasporto) che Crocetta aveva persino pensato di affidare ai Pip e ai precari siciliani. E sulla Regione adesso incombe anche una richiesta risarcitoria milionaria di queste società costrette per lunghi mesi a star ferme.

Ma sono tanti gli atti moralizzatori che si sono tradotti in un danno per i siciliani. Costi non quantificabili economicamente, ma sotto forma di disagi per i cittadini, lentenza della macchina amministrativa, ritardo nell´erogazione degli stipendi. È il caso, ad esempio, delle fantasmagoriche «rotazioni» all´interno dei dipartimenti che avrebbero finalmente tolto incrostazioni storiche. Peccato che a volte quei trasferimenti si siano tradotti in una paralisi di quegli uffici dove, al posto dei «trasferiti» spesso non è arrivato nessuno. È accaduto ad esempio proprio alla Formazione. Una carenza di organico messa nero su bianco dal dirigente generale Silvia e confermata dai periodici e inutili tentativi dell´assessore Lo Bello di richiedere nuovo personale.

E certamente dannoso, sebbene le dimensioni numeriche ed economiche dell´ufficio destassero legittimi dubbi, la cancellazione dell´Ufficio stampa della Regione. Non solo per le modalità seguite (il licenziamento in tronco, condito anche da qualche battuta poco felice, di 21 professionisti), ma anche per gli effetti prodotti. Alla presunta moralizzazione, infatti, anche in questo caso, non è seguito nulla. Crocetta aveva sbandierato l´ipotesi di un concorso pubblico, ovviamente mai arrivato. E così la moralizzazione ha preso la strada più perversa: gli assessori hanno scelto da sé alcuni addetti alla comunicazione, travestendoli (operazione compiuta dallo stesso Crocetta) da semplici componenti dei gabinetti. Alla faccia della trasparenza: uno degli obettivi che l´esistenza di un ufficio stampa avrebbe il compito di garantire. E si potrebbe andare avanti, ricordando ad esempio in cosa si sia tradotta la moralizzazione della Sanità siciliana. Solo negli ultimi mesi ecco una indagine che chiama in causa medici e manager vicini al governatore, la fuga di Lucia Borsellino (guarda un po´, proprio per motivi ´morali´) e una generale sofferenza del settore, per un anno e mezzo messo in mano a commissari già rassegnati a lasciare la sedia ai nuovi manager. Tra questi, Giacomo Sampieri, tra i preferiti del presidente Crocetta, che fu spinto alle dimissioni dalle indagini sulla gestione dell´azienda Villa Sofia Cervello. Inchiesta che sfociò nell´arresto di Matteo Tutino, medico personale di Crocetta in carcere con l´accusa di falso, abuso d´ufficio, truffa e peculato. Alla faccia della moralizzazione. E dei siciliani. Accursio Sabella - Livesicilia