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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 673
PALERMO - 30/07/2015
Sicilia - Forse è davvero la volta buona per la chiusura di un’era

Province addio: da Ars Ok alla riforma Liberi consorzi

I grillini fuori dal coro: "Così come è arrivata al traguardo la norma è un pastrocchio" Foto Corrierediragusa.it

L´Ars ha dato il definitivo via libera alla riforma che istituisce i Liberi consorzi e le Città metropolitane. Il voto definitivo sul testo è arrivato oggi, sotto agli occhi del governatore Rosario Crocetta. Trentasei i voti a favore, 11 i contrari, sei gli astenuti. Nella maggioranza resta, però, ancora qualche strascico dopo la bocciatura con il voto segreto dell´emendamento Udc che prevedeva la corrispondenza tra il sindaco della Città metropolitana e il primo cittadino del comune capoluogo. "Prendo atto del voto d’aula – ha commentato Ardizzone prima della seduta – ma ritengo che questa scelta crei un vulnus importante alla riforma". Non si è fatta attendere la risposta del presidente della prima commissione, Antonello Cracolici: "Guai a far passare questa legge come una mancata riforma per il fatto che non ha attribuito corrispondenza tra il sindaco del capoluogo e quello della Città metropolitana – ha detto Cracolici in aula -. Mi spiace per l´esito del voto su questo punto, ma non si tratta certamente di un punto che può inficiare la portata della riforma".

"Ringrazio il parlamento per questo risultato – ha affermato Crocetta -. Non esistono leggi perfette, ma questa è sicuramente una buona riforma che toglie le Province dal caos e restituisce una democrazia comunale che in Sicilia si applica come in nessuna altra regione d’Italia". Di occasione mancata ha invece parlato Roberto Di Mauro (Mpa). «Abbiamo dato continuità ai posti di lavoro dei dipendenti delle ex Province – ha detto il deputato autonomista – ma non si è fatta una vera e propria riforma, visto che tutto continua a restare nelle mani della Regione".

«Questo risultato non sarebbe stato acquisito senza di noi – ha spiegato Vincenzo Vinciullo, di Ncd -. Non siamo stampella di nessuno e quello che pensiamo di un governo che fa acque da tutte le parti è risaputo. Ma va detto con chiarezza che se questa legge è arrivata in porto è grazie a noi che non abbiamo abbandonato l’aula". Un messaggio lanciato soprattutto a Forza Italia. «Il centro destra non si può ricostruisce con i reiterati attacchi di Fi nei nostri confronti, ma solo attraverso il dialogo. Altrimenti non ci può essere un futuro insieme»".

La maggiori perplessità sulla riforma sono state sollevate da Mimmo Fazio, del gruppo Misto, secondo cui «non è assolutamente pensabile che un sindaco possa occuparsi anche di dirigere un Libero consorzio o una Città metropolitana. Abbiamo costruito l’ennesimo carrozzone gestito dalla politica - ha sottolineato l´ex primo cittadino di Trapani -, che nulla ha a che vedere con l’interesse dei cittadini».

All’esame della riforma non ha partecipato una parte dell’opposizione, così come annunciato nei giorni scorsi. Una scelta nata dalla mancata ammissione di alcuni emendamenti che puntavano all´introduzione dell´elezione diretta del presidente de Liberi consorzi e al sindaco delle Città metropolitane.

Dal 1° ottobre al 30 novembre di quest´anno, infatti, i liberi consorzi e le aree metropolitane dovranno eleggere i loro organi di governo (presidente e giunta), mandando finalmente a casa i commissari governativi, più volte nominati, prorogati e rinominati dal governo Crocetta. E ponendo fine a una sospensione delle dinamiche democratiche che va avanti dalla primavera del 2013, quando le vecchie Province sarebbero dovute andare al voto.

Si tratterà di elezioni di secondo livello, senza quindi il coinvolgimento degli elettori. A scegliere presidenti e giunte dei liberi consorzi saranno i sindaci. Che avranno lo stesso compito anche nelle Aree metropolitane, in base alla curiosa norma votata ieri dall´Ars in base alla quale non saranno automaticamente i sindaci delle tre città capoluogo (Palermo, Catania e Messina) a guidare le aree metropolitane. Lo scherzetto è stato partorito ieri da un paio di votazioni segrete a Sala d´Ercole, dove i franchi tiratori della maggioranza si sono uniti alle opposizioni, forse per giocare un tiro mancino a Leoluca Orlando ed Enzo Bianco, due papabili candidati alla Presidenza della Regione. Il risultato è che in via ipotetica a guidare l´Area metropolitana della quinta città d´Italia, Palermo, potrebbe essere domani il sindaco di un paese di 400 anime come Sclafani Bagni. «Una follia pura. Solo in Sicilia si rende elettiva una carica che, nelle aree metropolitane del resto d´Italia, va di diritto alla città capoluogo», commenta Enzo Bianco, citato oggi da Repubblica.

Per i deputati del Movimento 5 Stelle all´Ars, così come è arrivata al traguardo la norma è un pastrocchio. «Persa l´opportunità per l´affermazione del nostro Statuto. Unica nota positiva la fine dell´agonia per i dipendenti. L´unica nota positiva della legge – dicono i deputati - è la fine dell´agonia per i dipendenti. Per il resto è quasi tutto da censurare. La discussione del disegno di legge è partita male sin dalle prime battute, quando la maggioranza di governo ha deciso di disegnare la geografia dei liberi consorzi secondo lo schema delle ex province. Sei liberi consorzi e tre città metropolitane al posto delle nove ex province. E a peggiorare la situazione è stata la norma con la quale si è stabilito che i confini delle città metropolitane coincidessero con quelli delle ex province. Città metropolitane che lungi dal limitare i propri confini con quelli stabiliti dal DPR del 1995 all´area metropolitana mettono insieme pezzi di territorio che già non avevano nulla in comune, quando erano contenuti negli stessi confini delle province e che a maggior ragione mal si sposano con le ragione dell´istituzione di una città metropolitana. Anche in questo contesto l´istinto di conservazione ha prevalso su quello dell´innovazione».

«Paradossale - dicono i deputati - appare peraltro la condizione posta per l´adesione alla città metropolitana di Catania dei comuni di Gela, Piazza Armerina e Niscemi, che nonostante un referendum popolare, dovranno confermare la loro volontà di permanervi, solo se una delibera del consiglio comunale ratificherà positivamente la volontà già espressa dai cittadini. Ecco, dunque, i giochi politici che il MoVimento, aveva tenuto fuori dalla porta, attraverso l´approvazione della norma che a suo tempo impose sul referendum, adesso rientrano dalla finestra. I giochi politici ora li faranno i soliti partiti al chiuso delle stanze di un consiglio comunale, dal quale dipenderà la sorte di comunità molto grandi come quelle, per esempio, di Gela».

Numerososissime, secondo i deputati, sono le falle di questa legge.
«Perché tanta paura da parte dei deputati regionali nei confronti dei Sindaci? Perché tutta questa opposizione alla trasformazione di un ente di area vasta da ente gestore di servizi a ente erogatore di servizi secondo i principi basilari di sussidiarietà e coordinamento degli enti stessi?
Perché reintrodurre le indennità se doveva essere svolto tutto a titolo gratuito? Quando il governo deciderà di rimpinguare le esigue risorse destinate ai lavoratori delle ex province? Sono tutti interrogativi, cui questa legge, fatta ed approvata solo per dare un senso ad una maggioranza che non esiste più, non dà risposte».