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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 886
PALERMO - 23/07/2015
Sicilia - Il governatore: "Le richieste di dimissioni sono per me irricevibili"

Renzi a Crocetta: "O governi o te ne vai"

«La campagna diffamatoria è tale da poter avviare una azione risarcitoria anche da parte della Regione siciliana per il danno arrecato alla Sicilia" Foto Corrierediragusa.it

Matteo Renzi è intervenuto in modo deciso sul caso Crocetta: "O governa o va a casa" ha detto il presidente del Consiglio nel giorno in cui Rosario Crocetta ha parlato all´Ars (foto). Renzi ha accostato Crocetta al sindaco di Roma Marino e ha mandato un chiaro messaggio: "Si occupino delle cose concrete, dei problemi della gente, mettano a posto le loro città, sistemino la sanità. Se sono in grado di governare governino, vadano avanti, altrimenti via. Fermiamo questa telenovela continua perchè la gente non si chiede se un politico resta in carica ma se risponde alle sue domande". Altra colpo per Crocetta è venuto da Linda Vancheri che ha ufficializzato le sue dimissioni da assessore alle Attività produttive. Il presidente perde così un altro pezzo, nel momento più difficile della sua esperienza politica. La Vancheri non lascia per motivi politici. Lascia perché dal primo agosto sarà impegnata con un nuovo contratto di lavoro a Roma, sempre in Confindustria. Ma l´associazione degli industriali capeggiata da Antonello Montante, uno dei principali sponsor di Crocetta in questi anni, non fornirà più alcuna indicazione per Palazzo d´Orleans e si chiamerà fuori. Crocetta prende quindi la delega alle attività produttive ad interim. In pole per la successione della Vancheri ci sarebbe Antonio Fiumefreddo, presidente della società Riscossione Sicilia. Il suo nome era già stato indicato da Crocetta in occasione del primo rimpasto di governo. La sua nomina, tuttavia, venne ritirata dal governatore dopo le proteste di alcuni elementi della maggioranza.

L´ARRINGA DIFENSIVA DI CROCETTA ALL´ARS
«Quello che si sta portando avanti è uno sciacallaggio puro. In questi giorni ho ricevuto attacchi inattesi anche da fuoco amico ma anche solidarietà imprevedibili, dimostrazione del fatto che ci sono ancora persone perbene in Sicilia. Le richieste di dimissioni nei miei confronti sono irricevibili». Così il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta si difende davanti al parlamento siciliano annunciando in modo ufficiale quando già dichiarato a tutti gli organi di stampa nelle ultime 24 ore: non si dimette. Il volto tirato, l’espressione nervosa, Crocetta sfida tutto e tutti, dopo la rivelazione di aver meditato persino il suicidio. Attacca l’ex presidente Cuffaro e viene apostrofato dall’aula fino a quando il presidente dell’Ars Ardizzone non ferma tutti ricordando che dopo le dichiarazioni ogni gruppo avrà dieci minuti per intervenire.

«Visto che questa è l’antimafia finta – dice Crocetta – è opportuno ricordare le denunce fatte da presidente della Regione e anche prima durante tutta la mia vita politica». Poi rivendica il taglio alle pensioni dei regionali, il taglio agli sprechi fatti nel passato, i licenziamenti degli ex Pip, alla Seus, fra i forestali. Rivendica, insomma, soprattutto licenziamenti fatti «permettetemi di dirlo, attirandoci qualche inimicizia».

Sulla sanità ribalta tutte le scelte fatte sui manager sulla commissione voluta dall’assessorato e rivendica di non aver utilizzato i margini di discrezionalità che invece la legge assegna al governo e snocciola, poi, tutti i risparmi fatti in tutti i settori, dalla comunicazione al patrimonio immobiliare.

«Come Pasolini afferma ‘io so, ma non ho lo prove’, ma so. Io perdono sempre, anche quando mi si fa del male gratuito ha proseguito il presidente ma quando mi si dice che non ho fatto la lotta alla mafia, non lo ammetto, mi si citi quale comune e quale regione in Italia ha fatto queste cose». La verità, per Crocetta, «è che una parte politica ha voluto usare questa vicenda per fare killeraggio politico. Ed è inaccettabile che io mi possa dimettere sulla base di accuse inesistenti, espressione di un atto di killeraggio politico fondato su una campagna costruita sul nulla».

«Io sono un condannato a morte – ha detto Crocetta all’apice del melodramma d’aula – fin dal 2005 quando quella sentenza di morte fu emessa contro il sindaco di gela per aver licenziato la moglie del boss Emanuello e dopo che il boss fu ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia».

Crocetta ripercorre quanto detto dal suo avvocato nella conferenza stampa nella quale annunciava la querela all’Espresso riportando i verbali nei quali si diceva che Crocetta doveva morire in un finto incidente per non farlo assurgere al ruolo di eroe antimafia.

«La campagna diffamatoria è tale da poter avviare una azione risarcitoria anche da parte della Regione siciliana per il danno arrecato alla Sicilia. danno incalcolabile. Bisogna farlo per fare smettere ai tenti nemici della Sicilia si ricalcare questo copione. non credo sia il momento di fuggire o di resistere, credo sia il momento della ribellione».

Il presidente conclude, poi, il suo intervento con un volto più rilassato e proclamando una poesia di Lou von Salomè intitolata ‘Preghiera alla vita’ e glissa su tutte le questioni politiche rimandandole ad un eventuale altro dibattito «perchè in questo momento lo scenario – dice- ha tutt’altre facce». Manlio Viola Blogsicilia


una barzelletta tutta comunista
26/07/2015 | 12.34.52
franco

il sindaco di firenze diventato premier non si sa come
da insegnamenti a chi è stato eletto dal popolo....che barzelletta comunista.....ahahahhahahahaha


COMICHE FINALI
23/07/2015 | 23.49.14
arlecchino

Siamo alle comiche finali.