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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 651
PALERMO - 19/07/2015
Sicilia - Manfredi, il fratello della Borsellino: "Lucia ha portato una croce"

Assenza annunciata e pesante di Crocetta nel ricordo della strage di via D´Amelio

Le parole del figlio del giudice hanno scosso tutti Foto Corrierediragusa.it

Una assenza annunciata ma pesante, quasi una zavorra che rischia di fare affondare Rosario Crocetta. Mentre tutti i massimi rappresentanti delle istituzioni erano a palazzo di Giustizia per ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino il presidente della regione "autosospeso" era nel suo buen retiro di Tusa per cercare di riannodare le fila del discorso, di fare chiarezza con se stesso e presentarsi lunedì a Palermo con un piano preciso: le dimissioni o la dura resistenza. Oggi tuttavia Crocetta appare un presidente azzoppato soprattutto dopo le parole "irrituali", perchè non previste, di Manfredi Borsellino (foto), che a conclusione della cerimonia in onore del padre ha preso il microfono e si è rivolto agli uomini delle istituzioni, tra cui in prima fila il Presidente della Repubblica, ai parenti, ai magistrati, agli amici. Nessun attacco diretto a Crocetta ma la descrizione di un mondo intorbidito da interessi superiori alla pratica della buona politica. Preso dalla commozione e tra le lacrime Manfredi Borsellino ha detto:

Pesanti ed evocative le parole del fratello della Borsellino: "Lucia ha portato una croce. Si è trovata a operare alla guida di uno dei rami più delicati della Regione, e tante persone possono venire a testimoniarlo, fino al 30 giugno di quest´anno. Lucia è rimasta assessore fino al 30 giugno perché ama a dismisura il suo lavoro, voleva davvero una sanità libera e felice . E´ rimasta per amore di giustizia, poi non ce l´ha fatta più non so con quale forza ha tollerato. Per amore della giustizia, per suo padre, per potere spalancare agli inquirenti le porte della sanità dove si annidano mafia e malaffare. Da oltre un anno era consapevole del clima di ostilità e delle offese che le venivano rivolte. La lettera di dimissioni con cui mia sorella Lucia ha lasciato l´assessorato ha prodotto il silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto regionali. Ma quella lettera dice tutto e andrebbe riletta.

Intervengo - ha concluso- perché non credevo che la figlia prediletta di mio padre, quella con cui lui viveva in simbiosi, avrebbe dovuto vivere un calvario simile a quello di suo padre nella stessa terra che ha poi elevato lui a eroe. Non posso entrare, per le mansioni che ricopro - ha ricordato il commissario di polizia Borsellino - nel merito delle indiscrezioni giornalistiche di questi giorni, che indipendentemente dalle verifiche che verranno fatte sull´attendibilità di determinate circostanze, avranno turbato tutte le persone presenti in quest´aula, ma vi assicuro che non hanno turbato l´interessata, mia sorella Lucia per una semplice ragione: perché da oltre un anno, l´ho vissuto da fratello, era consapevole del clima di ostilità in cui operava, delle offese che le venivano rivolte per adempiere nient´altro che il suo dovere, purtroppo sono corsi e ricorsi storici drammatici".

Di rimbalzo da Tusa Rossario Crocetta ha subito risposto: "Lucia Borsellino non è stata mai lasciata sola. So benissimo che significa gestire un mondo come quello della sanità siciliana. Per questo ho chiamato lei alla guida dell´assessorato. Con lei ho condiviso il calvario e la sofferenza che derivano dallo scontrarsi con certi interessi. La sua sofferenza e il suo calvario sono stati anche miei". In effetti è stato proprio Rosario Crocetta a chiamare al suo fianco la Borsellino insieme ad altre du donne di punta della sua prima giunta come Michela Stancheris, sua segretaria particolare a Bruxelles e richiamata a Palermo alla guida dell´assessorato al Turismo e poi sacrificata dopo oltre un anno. Di quella triade femminile a galla oggi è rimasta solo l´assessore alle Attività produttive Linda Vancheri, che qualche settimana fa, dopo le dimissioni di Lucia Borsellino ha preannunciato anche il suo disimpegno. Rosario Crocetta appare oggi come un uomo solo al comando ma dal suo punto di vista c´è una trama ordita alle sue spalle da non meglio specificati "poteri forti" che parte dalla gestione della sanità arriva alla Borsellino e punta dritto al presidente.

INCHIESTA DELLA PROCURA DI PALERMO
La procura di Palermo ha ufficialmente aperto un´inchiesta sulla pubblicazione da parte de L´Espresso della presunta intercettazione telefonica tra l´ex primario di Villa Sofia Matteo Tutino, arrestato di recente, e il presidente della Regione Crocetta. Nella telefonata di cui il procuratore Lo Voi continua a smentire l´esistenza, Tutino avrebbe pronunciato la terribile frase "Lucia Borsellino (ex assessore regionale alla sanità che da poco ha rassegnato le dimissioni, ndr) va fatta fuori come il padre (il giudice Paolo Borsellino ammazzato con la sua scorta nella strage di via D´Amelio nel luglio 1992, ndr 2). L´inchiesta al momento non vede iscritto alcun nome nel registro degli indagati e nessuna ipotesi di reato è stata per ora formulata, perchè si deve accertare in primis se esista o no la telefonata incriminata che ha scatenato un terremoto, politico e non, scuotendo la Sicilia dalle fondamenta. L´Espresso, che sostiene l´esistenza della intercettazione di cui tuttavia non è in possesso, dovrà dimostrare la circostanza. La direzione del periodico ha reso noto che il cronista Messina avrebbe ricopiato passo passo le parole contenute nell´intercettazione che farebbe parte delle 10 mila pagine di fascicoli secretati sulle indagini relative a villa Sofia dal 2013 e che sono sfociate qualche giorno fa, come accennato, nell´arresto del primario Tutino. Eppure sorprende la "tempestività" con cui la squallida vicenda, vera o presunta che sia, è uscita allo scoperto, ovvero a pochi giorni dall´anniversario della strage di via D´Amelio a Palermo.

Chi ha diramato queste intercettazioni secretate (ammesso che esistano)? Di chi è la responsabilità di questa "bomba ad orologeria" che ha innescato una "Santa Barbara politica"? Chi era in possesso di queste intercettazioni di cui la stessa procura di Palermo non era a conoscenza e che continua a smentire? Troppe domande inquietanti e ancora senza risposta accompagnate da un auspicio: ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità.

Intanto il mistero resta fitto e tutte le parti in causa restano arroccate sulle rispettive posizioni, mentre il governatore Crocetta sta valutando l´opportunità di intraprendere azioni legali contro l´Espresso. I legali di Matteo Tutino hanno invece già preannunciato querela contro il settimanale "non per il risarcimento danni, ma per amore di verità perchè il nostro cliente - dicono i legali - sostiene di non aver mai pronunciato quella frase". Mentre il bailamme continua, Crocetta dovrà decidere se dimettersi o restare in sella. L´autosospensione da egli stesso decisa non è difatti prevista dalla legislazione siciliana e non produce pertanto effetti: ecco perchè il governatore deve scegliere se restare o andarsene, e deve farlo in fretta.

Crocetta, dopo le lacrime versate giovedì, ha parlato di "dossieraggio" nei suoi confronti: "Vogliono farmi fuori perchè sono scomodo, e ci stavano riuscendo, ma ho fiducia nei magistrati e la verità verrà a galla". Crocetta, pur auto sospendendosi da presidente della Regione, ha sempre sostenuto di non aver udito quelle frasi agghiaccianti da Tutino al telefono "Perchè altrimenti - parole a caldo di Crocetta - lo avrei raggiunto per massacrarlo di botte". Dunque a questo punto la palla passa alla procura, che, con l´inchiesta aperta in maniera ufficiale, dovrà chiarire il mistero dell´intercettazione che rischia di sconvolger per sempre gli equilibri politici, in verità già da tempo assai precari, della Sicilia.

Intanto il gruppo parlamentare 5 stelle all´Ars torna all´attacco di Crocetta, di cui vengono comunque invocate le dimissioni: «La Procura continua a smentire l´intercettazione, l´Espresso a confermarla ed in soccorso della testata arriva perfino l´Ordine dei giornalisti e in un parola - scrivono in un comunicato - regna la confusione più totale. L´unica certezza in questo mare di dubbi è comunque una: Crocetta era e resta una sciagura per la Sicilia, non dimentichiamolo. Altro che blindatura, se ne deve andare. E subito». Il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all´Ars torna a chiedere le dimissione del governatore dopo le uscite del Pd, che ha tesaurizzato le parole della Procura per blindare Crocetta e «per tenere attaccata al respiratore automatico questa legislatura ormai allo stato vegetativo».

«Il punto non è intercettazione sì o no - dicono i deputati M5S - il governatore è impresentabile a prescindere, e basta guardare le rovine che ha disseminato in lungo e in largo per l´isola per rendersene conto. Invece Il Pd pensa di avere trovato la quadratura del cerchio e il modo per tirare a campare fino alla prossima lite, a dispetto degli interessi dei siciliani. La verità è che hanno il terrore delle urne. Sanno che andare alle elezioni ora per loro sarebbe una tremenda disfatta». Sull´intercettazione incriminata i parlamentari chiedono comunque chiarezza: «I lati oscuri dicono – sono – parecchi. Non vorremmo che anche questo finisse per essere archiviato come l´ennesimo mistero insoluto di questo Paese».

MA IL PREMIER RENZI HA GIA´ "DIMISSIONATO" CROCETTA
Renzi "dimissiona" Crocetta. Il caso Tutino Borsellino disarciona il presidente della Regione che non trova più "sponsor" a Roma. Per il presidente del Consiglio è stato un brutto colpo d´immagine anche perchè Crocetta negli ultimi tempi si era politicamente affiancato al premier. Non è un caso che il sottosegretario Davide Faraone, plenipotenziario renziano in Sicilia, abbia cantato il De profundis al presidente annunciando di fatto un funerale politico ormai imminente, annunciato nelle riunioni del gruppo parlamentare del Pd e dell´esecutivo. Da Rosario Crocetta, al di là delle dichiarazioni del Procuratore generale di Palermo, che ha parlato di intercettazioni "inesistenti" (ma l´Espresso conferma la telefonata incriminata), si attendono tutti le dimissioni e non la semplice ed irrituale autosospensione. Il governatore auto sospeso non rilascia dichiarazioni e si è preso 48 ore di tempo per decidere sul da farsi. Ieri aveva detto di essere vittima di un "dossieraggio", di essere stato ammazzato: ora è il momento del silenzio in attesa forse di ciò che tutti auspicano e si attendono: le sue dimissioni. La auto sospensione difatti non è contemplata e non produce effetti. La road map del Pd prevede il voto ad ottobre, a tre anni esatti dall´insediamento di Crocetta, e un interregno affidato al neo arrivato assessore Baldo Gucciardi che al momento fa le funzioni di presidente. Se questo è il percorso politico tracciato tutto potrebbe essere messo in discussione se Crocetta dovesse uscire ulteriormente "pulito" dalla vicenda.

Ci sono insomma tutte le premesse perchè il caso Crocetta venga annoverato tra i grandi misteri siciliani. Eppure servirebbe, qui, come in tanti altri casi, chiarezza e trasparenza perchè c´è di mezzo l´immagine, già non proprio eccelsa, della Sicilia e di tutti i siciliani. Una immagine offuscata da mafia, trame, massonerie, e il mondo torbido della politica palermitana. Rosario Crocetta si sente vittima della macchina del fango, richiama il "metodo Boffo" e ancora una volta si fa scudo con una antimafia che sa ormai di maniera. Il presidente della Regione, tuttavia, ha il dovere da uomo delle istituzioni di dimettersi se si sente anche solo sfiorato dal dubbio per le parole infamanti che vengono attribuite al suo medico e amico personale. La palla è nel campo di Crocetta e per la Sicilia non è una bella partita da vedere.

RITA BORSELLINO: "CROCETTA PERSONA NON GRADITA IN VIA D´AMELIO"
«Mia sorella Rita ieri ha mandato un sms a Rosario Crocetta, scrivendogli di non presentarsi alle manifestazioni in via D’Amelio perché non sarebbe una persona gradita». Lo rivela Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia, ospite di 24Mattino di Alessandro Milan su Radio 24. Borsellino ha aggiunto: «Rita gli ha scritto ieri dopo che si sono diffuse le prime notizie che davano per certa l’intercettazione che riguarda Crocetta. Lo stesso pensavo io ieri. Ora però sospendo il giudizio. Se le intercettazioni fossero in realtà una macchina del fango sarebbe un atto di sciacallaggio, aspetto che lo dica la magistratura. Ma in questo momento di incertezza Crocetta farebbe bene a evitare di presentarsi. Credo che non si presenterà, forse non l’avrebbe fatto Cuffaro ma Crocetta è una persona più sensibile umanamente».

Borsellino poi ha aggiunto a Radio 24: «Se questa intercettazione è reale è di una gravità estrema. Anche solo il fatto che Tutino abbia potuto dire una frase del genere vuol dire che riteneva di essere in condizione di farlo. Se ha ritenuto di potergliela dire significa che poteva farlo senza paura che Crocetta corresse da un magistrato per denunciare una minaccia del genere. Il che già è gravissimo. Se invece la notizia è stata costruita ad arte vuol dire che il degrado della vita politica in Italia è a livello intollerabile».

Infine Borsellino ha parlato della cosiddetta antimafia di facciata, denunciata dagli stessi figli di Borsellino, Lucia e Manfredi: «I giornalisti che hanno interpretato le parole di Lucia e Manfredi come dissociazione dalle manifestazioni del 19 in via D’Amelio sono cronisti che evidentemente non hanno mai partecipato. Saprebbero benissimo che i figli di Paolo non sono mai stati presenti alle nostre manifestazioni, hanno sempre tenuto un profilo basso, cosa che io apprezzo».