Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:17 - Lettori online 973
PALERMO - 18/07/2015
Sicilia - Una nuova grana per il Pd?

Dopo le dimissioni di Ferrandelli il seggio Ars potrebbe andare a Riggio, coinvolto nello scandalo della formazione siciliana

Renzi non può permettersi di andare alle elezioni con un nome non condiviso con gli altri alleati perchè il M5S, già con il vento in poppa per i consensi, potrebbe spazzare il Pd Foto Corrierediragusa.it

"Con ´I coraggiosi´ è arrivata la rottamazione in Sicilia. Noi siamo e ci candidiamo a essere gli antigattopardi". Così il deputato regionale del Pd Fabrizio Ferrandelli, che, in conferenza stampa, a Palermo, ha ufficializzato le sue dimissioni dalla carica di parlamentare, spendendo una mail al presidente dell´Assemblea siciliana Giovanni Ardizzone e al segretario regionale dell´Ars, Fabrizio Scimè. Ferrandelli da settimane, ancor prima che scoppiasse il caso delle presunta intercettazione tra Crocetta e il suo medico Matteo Tutino, chiede le dimissioni del governatore. Con le dimissioni dall´Assemblea regionale siciliana del deputato Pd Fabrizio Ferrandelli si apre un´altra grana per il partito siciliano già alle prese con la tenuta del governo di Rosario Crocetta. A Ferrandelli, infatti dovrebbe subentrare Davide Faraone, primo dei non eletti nel collegio palermitano che poi è stato eletto alla Camera ed è sottosegretario all´Istruzione. Non appare probabile che Faraone scelga di fare il deputato regionale. Dopo il sottosegretario il primo dei non eletti è Francesco Riggio (foto), avvocato palermitano coinvolto nello scandalo della Formazione siciliana, era il presidente dell´ente di formazione Ciapi, arrestato e ora sotto processo per associazione per delinquere e corruzione e indagato in altri filoni dell´inchiesta sulla truffa degli enti di formazione che ha coinvolto imprenditori, manager, politici ed ex assessori regionali. La Corte dei conti ha sequestrato a Riggio beni per 5 milioni di euro.

Riggio, figlio dell´ex senatore democristiano Nino, era vicino all´ex deputato regionale Pd Gaspare Vitrano, condannato per concussione a sette anni di carcere per avere intascato una mazzetta sul fotovoltaico. Proprio Vitrano ha supportato la campagna elettorale di Riggio nel 2012.

Francesco Riggio era nella villa dell´eurodeputato Dc Salvo Lima, poco prima che il politico venisse ucciso la mattina del 12 marzo 1992. L´avvocato ha testimoniato al processo per il delitto perche´ uscendo dalla villa di Lima, in via Danae nel quartiere Mondello, ´´aveva incrociato una motocicletta tipo Enduro di colore rosso e bianco con due giovani a bordo con caschi integrali: la moto si stava dirigendo verso il viale delle Palme´´. La moto sarebbe stata quella dei sicari di Lima.

Intanto "Il sequestro di beni per 5 milioni a Francesco Riggio è stato revocato dagli stessi giudici contabili che lo avevano disposto, con la sentenza di primo grado, con la quale è stato assolto dall´accusa di aver provocato un danno erariale". Lo precisa una nota del legale di Riggio, l´avvocato Salvatore Mormino.

CROCETTA NON SI DIMETTE E SPACCA IL PD
Rosario Crocetta non si dimette e spacca il Pd. Il presidente della Regione è più che mai convinto della sua decisione ed anzi rilancia: "Non mi dimetto, sono un combattente e un combattente muore sul campo. Se lo facessi la darei vinta ai poteri forti. Il Pd vuole le mie dimissioni? Mai, mi sfiducino se vogliono, così si renderanno complici dei golpisti e passeranno alla storia come coloro che hanno ammazzato il primo governo antimafia della storia siciliana». Ora il Pd è in mezzo al guado perchè deve decidere quale posizione assumere nei confronti di Crocetta. Non è improbabile un braccio di forza o un logoramento per indurre il presidente a mollare la presa. Crocetta si fa forte delle dichiarazioni del Procuratore capo di Palermo che ha parlato di inesistenza delle intercettazioni incriminate e, come al solito, ciò ha offerto il fianco a Crocetta per rilanciare: "Il governo nomini subito una commissione d’inchiesta per accertare quali servizi deviati e quali poteri oscuri abbiano tentato di farmi fuori. L´ho chiesto al ministro degli Interni Angelino Alfano".

Se resta da verificare l´esistenza o meno dell´intercettazione avente per oggetto Lucia Borsellino con riferimento al padre Paolo, ucciso dalla mafia, sono comunque imbarazzanti e poco "istituzionali" le altre intercettazioni che emergono dai colloqui tra lo stesso Crocetta, il primario di Villa Sofia, Matteo Tutino e il commissario straordinario Giacomo Sampieri che parlavano a briglia sciolta con il loro amico personale, di cui ostentavano la frequentazione, di riorganizzazione dell´assessorato e degli impedimenti frapposti dalla stessa Borsellino. Insomma confidenze imbarazzanti, che rendono oggi Crocetta indifendibile dal punto di vista etico. E´ quello che pensa il Pd renziano che vuole disfarsi al più presto del presidente della Regione e preparare le elezioni in autunno con un candidato credibile.

I nomi sussurrati al momento sono tanti ma i più accreditati sono quelli dei due sindaci, Leoluca Orlando di Palermo e Enzo Bianco di Catania, di Davide Faraone, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, plenipotenziario di Renzi in Sicilia, e come candidatura esterna al Pd, ma capace di fare blocco con gli alleati Ncd e Udc, dell´ex rettore ed ex assessore alla sanità Lagalla. Una partita apertissima che deve fare i conti con Crocetta sempre più deciso a resistere sulla barricata.

Intanto Crocetta mette su il carico: "Qualcuno ha voluto mettere a segno un golpe, volevano determinare le mie dimissioni o il mio suicidio. E trovo assurdo che organi istituzionali abbiano espresso giudizi senza fare le dovute verifiche con la Procura. Non c´è nulla su di me, la mia storia è limpida. L´Espresso se ha il materiale lo consegni ai magistrati, se non ce l´ha, e non ce l´ha, la cosa è molto grave e vergognosa. Ma ne risponderà davanti alla giustizia".

E ANCHE MATTEO TUTINO SI DIFENDE DALLE ACCUSE TRAMITE I SUOI LEGALI
Matteo Tutino, il primario dell´ospedale Villa Sofia finito nell´occhio del ciclone per una serie di vicende giudiziarie e, in ultimo, per il giallo sulle intercettazioni delle telefonate con il governatore, Rosario Crocetta, passa al contrattacco. L´ormai ex medico personale del presidente della Regione ha infatti affidato ai suoi legali la propria replica, una presa di posizione, da buon diretto interessato, su quanto trapelato a mezzo stampa negli ultimi giorni, e di cui è stato, suo malgrado protagonista.

"Il nostro assistito - si legge nella nota dei legali del medico - riferisce di avere sempre seguito, nel suo incarico di primario del reparto di chirurgia plastica di Villa Sofia, le puntuali direttive che gli venivano impartite dal Presidente ed anche dall´assessore alla Sanità; a detta del nostro assistito il progetto Diomede ne è l’esempio più calzante a cui fu dato avvio da parte del Presidente , di concerto con l´Assessore, nominando un gruppo di esperti. Il nostro assistito ribadisce ancora una volta come la terribile e sconvolgente frase di cui alle intercettazioni pubblicate dall´espresso, nel senso inquietante dato alla stessa, non esiste e non poteva esistere perché non è stata mai profferita ed è purtroppo con rassegnazione che dobbiamo prendere atto che è una invenzione frutto di dossieraggio per motivi politici".

"Il nostro assistito si dichiara inoltre molto addolorato per la sofferenza e l’imbarazzo incolpevolmente arrecato alla dottoressa Borsellino da quanto sta avvenendo, anche perché, contrariamente a quanto affermano alcuni, il rapporto tra Tutino e L´assessore alla Sanità è stato sempre improntato a sincera e leale amicizia. Il progetto legalità Villa Sofia, varato nel mese di luglio 2013 in cui si fece una riunione con assessore, presidente e partecipanti al progetto per iniziare a portare avanti l´Expert grup ovvero il progetto legalità in sanità e durato fino a tutto il 2014, ne è l’esempio concreto. Purtroppo il nostro cliente si accorge troppo tardi di essere ´stato mandato avanti allo sbaraglio ed a briglie sciolte per poi essere lasciato solo a pagare il conto".

CHE FARA´ IL PD?
Intanto, in casa Pd il termometro della crisi, già da ieri, e alla luce delle crescenti polemiche che hanno avvolto interamente il mondo della Sanità siciliana, braccio più dispendioso del governo regionale, è tornato a salire oltre i livelli di guardia. Il pressing su Crocetta resta forte, nonostante il tentativo di fare quadrato attorno al governatore effettuato da Raciti negli scorsi giorni. Tentativo che, pare, essere comunque rimasto tale, visto che il pressing sul governatore per ottenere le sue dimissioni, è ripreso a pieno regime. Da par suo, tuttavia, Crocetta non molla, e in un´intervista all´Ansa torna a parlare di poteri forti intenzionati a buttarlo giù insieme al suo assessore alla Sanità, e scarica di fatto, Tutino, suscitando così la reazione del medico. Livesicilia

ECCO CHI VUOLE LA TESTA DI CROCETTA
Dal giudiziario al politico. Il caso Crocetta-Tutino si sposta di livello e vede un Pd spaccato. Da un lato Renzi intenzionato a mollare il presidente della regione e andare al più presto ad elezioni anticipate, dall´altro le rassicuranti parole del segretario regionale Pd, Fausto Raciti, che alla luce delle dichiarazioni del Procuratore capo di Palermo sull´inesistenza della frase "Lucia Borsellino va fatta fuori come il padre" dalle intercettazioni, ha messo le cose in chiaro lanciando nel contempo un segnale preciso ai plenipotenziari romani: "Restano tanti problemi politici, tanti nodi da affrontare. Continueremo ad affrontarli senza paura. Ma la politica è un conto e le intercettazioni di dubbia provenienza sono un altro conto. Se quelle intercettazioni fossero state vere - dice Raciti - avrebbero rappresentato un fatto oggettivamente molto grave. La Procura si è fatto carico di smentire quelle intercettazioni e noi ne prendiamo atto. La Procura ha smentito più volte queste intercettazioni. Punto. La politica torni a occuparsi della politica. Se ci saranno fatti nuovi - conclude Raciti - li valuteremo con rigore".

Ma di fatti nuovi ne esistono già, eccome. Innanzitutto partendo da altre intercettazioni telefoniche del primario Matteo Tutino finito in carcere e rese note dal Giornale di Sicilia, seppure penalmente irrilevanti, si evince un rapporto molto privato tra il primario e Crocetta. E proprio la natura privata delle conversazioni fa sì che i protagonisti di turno si sbizzarriscano. Si va da «bisogna stirarle le rughe che ha nel cervello» (frase sempre riferita da Tutino nei confronti della Borsellino), a «quella b… della Borsellino» oppure «me ne fotto se si chiama Lucia Borsellino». Sono tutte frasi intercettate di cui riferisce il Giornale di Sicilia.

Un clima pesante, pesantissimo nei confronti della figlia del magistrato assassinato dalla mafia tenuta lì come ‘foglia di fico’ dell’antimafia al governo ma mal sopportata dal cerchio magico del presidente. Che sia questo il motivo per cui il presidente della Regione non ha comunicato alcunché riguarda la sua auto sospensione dopo che il Pd, almeno quello siciliano, ha aperto la strada per proseguire la legislatura? Non è dato saperlo.


sicilia e sardegna
19/07/2015 | 9.53.30
eldiablo

Qualcuno recentemente ha proposto di cedere la Sardegna alla Cina, per abbattere in questo modo il pauroso debito pubblico italiano (sempre in espansione).
Nessuno ha pensato invece che ci possa essere qualcuno interessato alla Sicilia. Per ovvie ragioni...