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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 725
PALERMO - 26/03/2015
Sicilia - E’ quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Palermo

L´ombra nera dell´Isis sulla Sicilia

I viaggi della speranza organizzati dai terroristi a scopo di autofinanziamento Foto Corrierediragusa.it

Sarebbero gruppi armati libici a organizzare, per autofinanziarsi, molti sbarchi di migranti sulle coste italiane. Emerge da un´inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo che da tempo indaga sui cosiddetti viaggi della speranza ipotizzando il reato di tratta di esseri umani. Il 15 febbraio scorso, a largo delle coste libiche, quattro persone a bordo di un gommone e armati di kalashnikov fecero fuoco contro gli uomini della Guardia costiera che avevano messo in salvo duecento migranti stipati su un barcone. I nostri uomini, pur armati, non risposero al fuoco per garantire la sicurezza dei disperati che cercavano di raggiungere la Sicilia. Ora l´intelligence ha scoperto che ci sono dei collegamenti fra chi ha fatto fuoco e gruppi paramilitari libici. È difficile avere certezze, ma l´ombra del terrorismo, e dell´Isis in particolare, aleggia pesante.

Si parte da una certezza che emerge dalle indagini del pool antiterrorismo della Procura di Palermo: i gruppi armati finanziano la guerra all´Occidente, anche e soprattutto, attraverso i traffici di essere umani. Traffici lucrosi. Le microspie hanno captato che per un solo viaggio i trafficanti si mettono in tasca un milione di euro. Le intercettazioni dicono anche altro, però. Ci sono dei contatti frequenti, anche via telematica, fra alcuni arabi che vivono in Sicilia e altri che in Libia sono stati assoldati dai gruppi armati dove i terroristi reclutano i guerriglieri. Cosa ci sia alla base dei contatti resta, però, un segreto investigativo. E´ emersa pure la vicinanza fra coloro che hanno fatto fuoco contro la motovedetta ed Ermies Ghermaye, nato in Etiopia ma attivo in Libia, che ufficialmente è un ricercato internazionale per la tratta di essere umani. Ghermaye è in contatto con i gruppi armati libici che finanzierebbero le azioni terroristiche con i soldi della tratta di clandestini.

Il giudice per le indagini preliminari di Palermo ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti suoi, del sudanese John Maharay e dell´Eritreo Abkadt Shamshedin. I loro nomi fanno parte della lista rossa di ricercati in mano all´Interpol. Erano sfuggiti all´arresto nel luglio scorso quando il Servizio centrale operativo di Roma e le Squadre mobili di Palermo e Agrigento ricostruiscono i canali attraverso cui migliaia di disperati giungono sulle coste dell´Isola. «Inshallah». Dio ha voluto così dicevano i mercenari di fronte alle decine, centinaia di morti e dispersi nei mari siciliani.

I magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo - i procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Maurizio Scalia, i sostituti Calogero Ferrara e Claudio Camilleri - hanno individuato i responsabili della tratta di clandestini. Coloro che gestiscono le rotte della disperazione e hanno provocato l´ecatombe dell´ottobre 2013, quando 366 persone morirono a largo di Lampedusa. I disperati pagano da poche centinaia a migliaia di euro a secondo della tratta. Perché una volta giunti in Sicilia dal Sudan e dalla Libia i clandestini possono contare su un´organizzazione che offre loro riparo e poi li smista nel Nord Italia o addirittura in Svezia, Norvegia, Canada e Australia. Una barcone pieno di migranti vale una valanga di soldi.

Ansa e Livesicilia