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PALERMO - 25/02/2015
Sicilia - La ex Serit incaricata di gestire la riscossione dei tributi e non solo

Riscossione Sicilia travolta dai debiti rischia fallimento

"Sarebbe il primo caso al mondo", ha detto con una punta di amarezza, ma anche di ironia, il presidente della Regione Rosario Crocetta Foto Corrierediragusa.it

Riscossione Sicilia (ex Serit), la società incaricata di gestire la riscossione dei tributi e delle altre entrate in Sicilia, rischia di fallire. "Sarebbe il primo caso al mondo", ha detto con una punta di amarezza, ma anche di ironia, il presidente della Regione Rosario Crocetta; sarebbe infatti "l’unico gabelliere al mondo che rischia il fallimento".
La partecipata dalla Regione (99,8%) e da Equitalia (0,1%), dal 2008 ha un deficit strutturale che oscilla tra 10 e 15 milioni di euro, negli ultimi due anni ha collezionato debiti per circa 50 milioni di euro, ma vanta crediti per circa 80 milioni nei confronti di Regione, Inps, Inail e Agenzia dell’Entrate. La società tuttavia non riesce a riscuotere e nonostante notifichi ingiunzioni di pagamento nessuno, o quasi paga. A versare quanto dovuto tra i cittadini è solo quel due per cento di cittadini siciliani "onesti".

A fornire i dati sono i sindacati, che hanno chiesto al governo regionale un intervento. La società occupa 701 lavoratori: da due anni in busta paga percepiscono il 20% in meno dello stipendio. Poco meno di un anno fa, il governo ha versato 40 milioni di euro nelle casse di Riscossione Sicilia, ma le somme sono servite solo a pagare i debiti contratti al 2012.

Per i sindacati in termini di performance, però, le prestazioni della società in Sicilia sono analoghe a quelle che Equitalia svolge nelle altre Regioni del Sud, ma servono investimenti, perché il rischio è lo stop delle attività, che in media ogni mese fa affluire nelle casse della Regione circa 30 milioni di euro.

La Sicilia dovrebbe riscuotere 4 miliardi ma incassa appena 320 milioni. Ovvero: il 2% di quanto potrebbe riscuotere se tutti pagassero le cartelle esattoriali. Un compito arduo attende dunque l´avvocato Antonio Fiumefreddo, che da qualche mese si è insediato alla guida di Riscossione Sicilia fortemente voluto dal presidente Crocetta. Fiumefreddo ha già messo mano, per esempio alle consulenze legali perchè anche se Riscossione Sicilia conta fra il personale 10 avvocati abilitati, ricorre comunque ad un esercito di avvocati -in tutto 450, dai principi del foro ai neoabilitati e li paga profumatamente.

Altro punto dolente le spese per le sedi. Un fiume di soldi che pesano sul bilancio. Ben 42 mila euro al mese per la sede di Catania, a Siracusa (27 mila euro al mese), a Ragusa (30 mila al mese). Poi Palermo dove la sede in affitto costa 450 mila euro l’anno con un salatissimo contratto di manutenzione e pulizia: 900 mila euro l’anno.


tutto va in malora!
26/02/2015 | 22.17.13
marcotullio

Non è solo Riscossione Sicilia che è sull´orlo del fallimento: TUTTO IN SICILIA VA IN MALORA! Dalle Camere di Commercio a tutti gli altri enti regionali. Per forza, si pagano stipendi da nababbi per semplici impiegati per i quali basterebbe lo stipendio di un brigadiere dei CC, che rischia la vita ed è davvero necessario alla società!