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PALERMO - 11/02/2015
Sicilia - Anche la Sardegna è un isola che non c’è!

La Sicilia fuori dal portale di Trenitalia

La denuncia del comitato pendolari siciliani Foto Corrierediragusa.it

La Sicilia sempre più isolata dal resto d’Italia. Non si tratta di una provocazione bensì di una conferma, che come denuncia il Comitato dei pendolari siciliani, arriva dal portale internet di Trenitalia (foto).
Viaggiare in treno, o meglio programmare un viaggio su rotaie per raggiungere la Sicilia è ormai un serio problema. «Da diversi mesi – spiega Giosuè Malaponti del Comitato pendolari – entrando nel portale Trenitalia – Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane www.trenitalia.com accedendo alla ricerca rapida si vede apparire la schermata di un’Italia mutilata dove mancano Sicilia e Sardegna. Quale può essere la chiave di lettura per un utente che apre tale ricerca? Forse l’Italia ferroviaria finisce a Reggio Calabria? E’ il segno da cogliere per i Siciliani della fine della continuità territoriale?» Quanto sinora detto va ad aggiungersi ai paventati risparmi economici da parte del Ministero delle Infrastrutture sul traghettamento dello Stretto, che, come avvertono i sindacati di categoria Fast, Filt Cgil, Uil Trasporti, Ugl, Orsa «rischiano di essere scaricati sul conto economico regionale di Trenitalia che dovrà farsi carico, oltre dei 62 lavoratori della navigazione da ricollocare in servizi a terra, anche di sei treni regionali veloci Palermo-Messina-Siracusa, in sostituzione degli attuali treni a lunga percorrenza».

Premesse che fanno guardare con preoccupazione all’intero sistema dei trasporti nell’Isola. Intanto è sbarcato all’Ars il piano di dismissione dei treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia. Se ne parlerà giorno 25 febbraio in quarta commissione su richiesta della deputata messinese Valentina Zafarana. All’audizione sono stati invitati l’assessore ai Trasporti, rappresentati di Fsi, del Ministero, di Blueferries, dei comitati dei pendolari e del sindacato Orsa.

La scorsa settimana il presidente Crocetta ha inviato una nota al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi con la quale ha chiesto un incontro urgente. Con l’entrata a regime del piano di dismissione i passeggeri diretti verso la Calabria e viceversa, dovranno scendere dai treni e recarsi a piedi a prendere il traghetto. «I tagli – sostiene il presidente – penalizzano pesantemente le comunicazioni da e verso la Sicilia, danneggiando fortemente il turismo. Per questa ragione è stato richiesto un incontro urgente al Ministro dei Trasporti, per cercare di bloccare quest’ulteriore misura penalizzante per lo sviluppo economico della Sicilia».

Sulla questione è intervenuto anche Gianpiero D’Alia, presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali che a tal proposito parla di «immagine che fotografa la realtà», aggiungendo di aver rivolto un’interpellanza al ministro Lupi.

LA DENUNCIA DELL´ANCE SUI 35 MILIONI PER LA TRATTA "DIMENTICATA"
Ben 35 milioni di euro sono stati stanziati da Rfi per recuperare 20 minuti sulla tratta Canicattì-Comiso. Si passerà dalle attuali 2 ore ad "appena" un ora e 40 minuti, su un tracciato del Regno costruito nientemeno fra il 1880 e il 1893! La "genialata" viene resa nota dal presidente Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Sebastiano Caggia, che manifesta tutto il disappunto della categoria. «Rimango basito ma, poi, mi rassegno ad osservare che i Pirandello, i Tomasi di Lampedusa, gli Sciascia, i Camilleri non potevano che nascere qui, in Sicilia, dove il cambiare tutto per non cambiare nulla è più che mai attuale! Ma come, mi domando, Rfi sempre più abbandona la Sicilia non garantendo neppure la continuità territoriale fra l’Isola e lo Stivale e, poi, annuncia una «rivoluzione» nei collegamenti interni che da Canicattì portano i viaggiatori a Comiso? Parrebbe proprio di si"!

Insomma, tantissimi soldi spesi per "ben" 20 minuti in meno per percorrere una tratta lunga 119 chilometri, con un investimento di 35 milioni di euro. Il conto è presto fatto: ogni minuto di anticipo costerà 1,7 milioni di Euro e si viaggerà alla stratosferica velocità di «crociera» di 70 Km/h!

"Se non fossimo in Sicilia - dice amcora Caggia - ci sarebbero tutte le condizioni per denunciare Rfi e la Regione Siciliana per circonvenzione di incapaci (... noi Siciliani). Ma purtroppo siamo in Sicilia, dove non ci sono i soldi per le strade ma ci sono i progetti, dove non ci sono i progetti per i depuratori ma ci sono i soldi, dove non ci sono i soldi per mitigare il rischio sismico ed idrogeologico e non ci sono neppure i progetti, ma, ne sono certo (forse) avremo una ferrovia efficiente e moderna. Siamo in Sicilia e tutto ciò è tollerato - conclude Caggia - perchè non ci indigniamo neppure più».


ovvio
13/02/2015 | 10.06.43
pippo

E´ ovvio che siamo considerati il quarto mondo (poichè il terzo e l´Italia visto che noi non ne facciamo parte) questo deriva chiaramente da assenza di mezi di comunicazioni ferroviarie valide (non mi meraviglierei se in alcune trate ancora ci fossero treni a legna).... noi siamo considerati la "feccia" dell´Italia il "Cancro" da estirpare.... Non sono parole di sfottò ma solo di sconsolazione poichè essendo siciliano mi rammarico apprendere certe cattive notizie....