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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 937
PALERMO - 23/01/2015
Sicilia - Due gli obiettivi principali delle indagini

Jihadisti In Sicilia come a Parigi per "Charlie Hebdo"?

Il pool antiterrorismo della procura di Palermo starebbe indagando su una decina di giovani Foto Corrierediragusa.it

Punta a due obiettivi l´inchiesta della procura di Palermo, coordinata dall´aggiunto Leonardo Agueci e dal pm Gery Ferrara, che ha preso le mosse da informative dei Servizi segreti sul rischio di infiltrazioni terroristiche tra i migranti che, a migliaia, ormai quasi quotidianamente, sbarcano in Sicilia: scoprire se tra chi affronta i pericoli del viaggio della speranza si nascondano jihadisti e se sull´isola esistano cellule terroristiche pronte a fornire loro supporto logistico. L´indagine, ancora alle battute iniziali e coperta da un comprensibile riserbo, avrebbe già offerto ai magistrati, che da mesi indagano anche sulle organizzazioni che gestiscono il traffico di esseri umani, degli spunti interessanti. Ad esempio sulle nazioni di provenienza dei potenziali terroristi, originari prevalentemente da Siria e Libia. Per loro la Sicilia è la "porta d´ingresso" attraverso la quale poi puntare al nord Europa.

Solo nel 2014 sull´isola sono approdati 197 mila migranti: un numero enorme - dicono gli inquirenti - che moltiplica il pericolo. Alcuni dei sospetti, che per i pm avrebbero una grossa disponibilità di armi, avrebbero già lasciato il territorio italiano, altri si troverebbero ancora nel Paese.
E, a confermare che l´allarme degli 007 sarebbe molto più che una generica allerta, sarebbero le foto scoperte sui cellulari di alcuni migranti e le immagini da loro postate sui social. I volti coperti da un cappuccio nero, in mano kalashnikov e armi pesanti: si sono fatti fotografare in assetto da guerra. Gli scatti, archiviati sui telefonini sequestrati al momento dello sbarco o finiti su Facebook, fanno parte ora del fascicolo aperto dalla Procura di Palermo. Il rischio infiltrazioni ha chiaramente fatto salire la soglia di attenzione degli investigatori sui posti frequentati dai migranti che vivono in Sicilia.

Moschee come quella di Villabate, una delle più grandi e affollate dell´isola alle porte di Palermo, e altri luoghi di ritrovo che vengono costantemente tenuti sotto controllo. Lo scopo è scoprire se qualcuno fornisce assistenza materiale e denaro ai potenziali terroristi. L´attività investigative è top secret, ma secondo indiscrezioni, nelle conversazioni dei sospetti, intercettate, non mancherebbero spunti a fatti di attualità come la strage a "Charlie Hebdo". Ansa

LA BANDIERA DELL´ISIS IMMORTALATA IN UN CAMPO DELLA SICILIA
La bandiera nera dell’Isis immortalata in un campo in Sicilia e la foto è stata pubblicata di recente su Facebook. Il pool antiterrorismo della procura di Palermo starebbe indagando su una decina di giovani, simpatizzanti del Califfato del terrore, che avrebbero postato sui propri profili del social network immagini di uomini armati sotto i vessilli dell’Isis. Alcune fotografie sarebbero scaricate dal web e presenterebbero uno scenario desertico, tipico dell’area mediorientale, ma in altre labandiera nera sventolerebbe con sullo sfondo macchia mediterranea.
Le indagini puntano ad accertare se le foto siano state scattate proprio in Sicilia, come farebbe pensare la vegetazione circostante. E non appare un caso che il procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci, due giorni fa abbia partecipato al vertice antiterrorismo che si è tenuto a Roma. Al rientro a Palermo, una riunione con i sostituti Gery Ferrara, Emanuele Ravaglioli e Sergio Barbiera, incaricati di scoprire eventuali cellule terroristiche operanti a casa nostra.

Gli investigatori della Digos tengono sotto osservazione questo gruppetto di islamisti, per lo più siriani, libici e tunisini. Alcuni, poi, avrebbero scambiato commenti su Facebook, da cui emergono posizioni chiaramente vicine a quelle della rete del terrore con base fra l’Iraq e la Siria. Si tratta, in alcuni casi, di persone che vivono stabilmente in Sicilia, mentre in altri, sarebbero giovani venuti nell’isola occasionalmente. Si vuole capire se i giovani intercettati siano in collegamento stabile con l’esercito dell’Isis. Del resto, il fatto che la Sicilia non sia nuova a terroristi e simpatizzanti del fondamentalismo è noto da tempo. Nell’aprile del 2013, i carabinieri del Ros, avevano fatto scattare l’operazione denominata «Masrah», scoprendo un campo di addestramento fondamentalista alle falde dell’Etna, utilizzato dagli estremisti per provare armi ed esplosivi nel nome del Jihad.

In quell’occasione era scattato un blitz in tutta Europa, che aveva portato in cella il capo della cellula Hosni Hachemi Ben Hassen, ex imam della moschea di Andria, fermato a Bruxelles. A Scordia, in provincia di Catania, erano stati arrestati Mohsen Hammami 48 anni e Nour Ifaoui 34 anni, mentre il trentaduenne Romdhane Ben Chedli Khaireddine era stato preso in Lombardia. Le indagini avevano consentito di appurare che gli estremisti che si addestravano sull’Etna fossero rientrati in Sicilia dopo essere stati addestrati in Iran e Afghanistan e si sarebbero autofinanziati con i proventi raccolti grazie a una moschea e a un call-center.

Che il gruppetto facesse sul serio, era stato dimostrato dal fatto che in un sms intercettato, uno degli indagati, rivolgendosi a un complice, avesse scritto la frase «Nel nome di Dio sono pronto». Due anni e mezzo fa, invece, nel corso di un blitz erano state effettuate perquisizioni in tutta Italia, inclusa Palermo. L´Ora Quotidiano

IL PRESUNTO TERRORISTA ARRESTATO IN AEROPORTO A CATANIA
Voleva salire su un volo per Londra con documenti falsi e sulla pen drive aveva foto di altre carte d’identità contraffatte e alcuni scatti che lo ritraevano con un mitra in mano: un albanese di 30 anni è stato arrestato dalla polizia all’aeroporto di Catania. Dai controlli è emerso che era già stato denunciato il 13 gennaio a Malpensa perché trovato anche in quell’occasione in possesso di documenti falsi con i quali voleva salire a bordo di un aereo per la capitale britannica. L’albanese arrestato aveva una pen drive in cui erano salvate alcune foto di lui con un’altra persona mentre tenevano dei Kalashnikov. La pen drive è stata trovata dagli uomini della polizia di frontiera dell’aeroporto durante la perquisizione. Quando gli agenti di polizia, insospettiti dall’atteggiamento insofferente dell’albanese, lo hanno pedinato e successivamente perquisito, gli hanno trovato una carta d’identità intestata ad un cittadino italiano, che era contraffatta in alcuni dati personali e riportava una fotografia dell’albanese coperta da una pellicola trasparente di sicurezza. Nella pen drive sono poi stati trovati altri file contenenti documenti d’identità di altre nazionalità alcune dei quali avevano già la foto dell’albanese, che sono ora al vaglio degli investigatori dell’antiterrorismo per capire la provenienza.

Il biglietto per Londra del’albanese era stato comprato su internet con documenti falsi. L’uomo si è presentato al check in di un volo per Bucarest con il suo documento originale e ha avuto la carta d’imbarco. Passati i controlli, però, l’uomo invece di andare al gate da dove partiva il volo per la Romania, si è diretto verso il gate per Londra.

I controlli che hanno portato all’arresto del cittadino albanese rientrano nelle misure disposte negli ultimi giorni per rafforzare i dispositivi di controllo alla frontiera. Proprio due giorni fa, tra l’altro, il Dipartimento di pubblica sicurezza aveva inviato a tutti gli uffici di frontiera un nuova circolare nella quale si chiedeva il potenziamento delle misure di sicurezza sia in entrata che in uscita dal Paese attraverso un «sistematico accesso» alle banche dati e a un controllo più accurato delle liste dei passeggeri dei voli a rischio. Corriere della Sera