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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1449
PALERMO - 04/03/2014
Sicilia - La denuncia del vicepresidente dell’associazione dei comuni siciliani, Paolo Amenta

Anci Sicilia: i comuni sono ridotti alla fame

Sui cittadini si abbatterà "il peso oltre che della Tares e dei servizi aggiuntivi indivisibili, anche della spesa sociale, dei mutui, degli interessi passivi, e persino del personale, considerato che già il 16% del costo del precariato ricade per il primo anno sulle municipalità Foto Corrierediragusa.it

Il vice presidente dell´associazione dei comuni siciliani, Paolo Amenta, lamenta l´assenza di confronto sulla riforma dell´ordinamento degli Enti locali, "se di riforma si può parlare" e sui criteri e sulla ripartizione delle risorse ai Comuni per il 2014, che "vede già un taglio netto di 100 milioni di euro destinati a spese di investimenti e alla totale scomparsa del Fondo delle Autonomie con le relative riserve.

Un taglio che si somma ai ritardi della Regione guidata da Rosario Crocetta (nella foto) nell´erogazione delle risorse già stanziate per il 2013 - accusa Amenta -, e che rischia di essere insostenibile non solo per il sistema degli Enti locali, ma anche per i cittadini che subiranno significativi aumenti dei tributi locali". "Dai fondi degli investimenti - spiega -i Comuni, autorizzati da una specifica norma della Finanziaria regionale, pagavano le rate dei mutuo, cosa che adesso non potranno più fare. E se si considera che tutte le ´riserve´ sono state azzerate, bisognerà reperire anche i soldi per il ricovero dei disabili psichici, dei servizi sociali, in particolare della disabilità, del trasporto alunni pendolari, degli asili nido, e dell´efficientamento dei servizi di Polizia municipale, senza dimenticare le somme per gli interessi da pagare alle Tesorerie, visto che nei Comuni si sta operando in scopertura di cassa, a causa dell´enorme ritardo dei trasferimenti finanziari da parte della Regione".

Sui cittadini per il vice presidente di AnciSicilia, si abbatterà "il peso oltre che della Tares e dei servizi aggiuntivi indivisibili, anche della spesa sociale, dei mutui, degli interessi passivi, e persino del personale, considerato che già il 16% del costo del precariato ricade per il primo anno sulle municipalità. Di fatto - conclude - si tratta di scelte sconsiderate quelle messe in atto dal governo regionale".