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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 844
PALERMO - 07/01/2011
Sicilia - Palermo: la querelle che vedeva contrapposti il governo siciliano con quello di Roma

Risolto il pastrocchio della motorizzazione siciliana

Dal 2 gennaio scorso è stata ufficialmente archiviata l’esperienza "autonomista"

Dal 2 gennaio scorso è stata ufficialmente archiviata l’esperienza della «motorizzazione siciliana». La Regione, con una nota del 29 dicembre scorso, si è riallineata alle altre regioni italiane dopo che una sentenza della Corte Costituzionale le ha dato torto. Si è così definitivamente messa la parola fine a una querelle che vedeva contrapposti il governo siciliano con quello di Roma e col ministero di Altero Matteoli in particolare. Ciò che non appare chiaro è quanto costerà ai siciliani questa «esperienza autonomistica».

Questo l´antefatto. Dall’agosto del 2009 la Regione si è accaparrata le entrate dei diritti di motorizzazione stabilendo il trasferimento di competenze anche per quanto riguarda le revisioni dei veicoli, in applicazione dello Statuto siciliano. Alle officine di revisione è stato dato un altro software di gestione e il bollino rilasciato agli automobilisti riportava la dicitura «Regione siciliana» invece del Ministero dei Trasporti. Si è così venuto a creare un archivio parallelo a quello nazionale a cui sono connessi gli altri paesi del mondo e, soprattutto, per le forze dell’ordine (che dipendono dallo Stato) quei bollini non erano regolari. Col risultato che gli automobilisti hanno visto sequestrarsi il libretto pur avendo eseguito (e pagato) la regolare revisione. E’ nato così un conflitto fra Regione siciliana e Stato – in particolare col ministero dei Trasporti che «stacca le linee» – di fronte alla Corte Costituzionale.

La Suprema Corte ha deciso (sentenza n.369 del 22 dicembre 2010) accogliendo il ricorso del consiglio dei Ministri. Per palazzo Chigi l’atto, infatti, era viziato dalla «errata convinzione» che le entrate derivanti dalle revisioni dei vicoli fossero «tasse spettanti alla Regione» in applicazione dello Statuto siciliano «che si riferisce alla categoria generale dei tributi in senso tecnico». Per la presidenza del Consiglio, invece, ciò che si paga per le revisioni è una tariffa, non un tributo, perché varia a seconda del servizio erogato e non in base alla capacità contributiva di chi paga. Alla Regione veniva anche contestato di aver infranto una direttiva Cee che impone un solo archivio per ogni stato membro e l’interconnessione fra le banche dati dei diversi stati.

La Regione ha così emanato una nota (n° 1071111 del 29/12/2010) con la quale ha disposto che dal 2 gennaio 2011 le officine autorizzate alla revisione tornino a inserire i dati nell’archivio nazionale ed emettere il classico tagliando mentre abroga gli atti che avevano dato vita alla «motorizzazione siciliana». Per le oltre 900 mila auto revisionate, una circolare diramanata alle prefetture italiane chiarisce la situazione.

Ma tutto questo a che costo? Nella diatriba Stato-Regione erano due le problematiche che hanno impedito di sanare la situazione senza attendere la decisione delle Corte Costituzionale. La prima riguardava l’integrazione degli archivi. Sostanzialmente i dati «siciliani» dovevano essere inseriti in quelli nazionali. Ma, con un po’ di buona volontà, il problema è ovviabile. L’altro punto critico comporterà, invece, qualche problema in più. Le somme derivanti dalle oltre 900 mila revisioni effettuate sotto il regime della «motorizzazione siciliana», incassate direttamente dalla tesoreria della Regione, dovranno essere restituite allo Stato. Denari «calati» nella scorsa finanziaria e di cui si dovrà tener contro. Un bel grattacapo per il governatore Lombardo e la sua giunta.