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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 738
MESSINA - 11/11/2015
Sicilia - Scandalo sulla gestione rifiuti

Messinambiente: ai domiciliari manager e imprenditori

Nella bufera la società partecipata Foto Corrierediragusa.it

Nuovo scandalo scuote Messina e nello specifico Messinambiente, la società partecipata che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nella città dello Stretto. Sono cinque i colletti bianchi finiti ai domiciliari per presunte violazioni della normativa prevista dal codice degli appalti per quel che concerne l’acquisizione di servizi e forniture da parte di enti e società pubbliche. Si tratta dell’ ex amministratore unico e poi commissario liquidatore di Messinambiente, Armando Di Maria (60 anni), di Antonino Inferrera (45), funzionario amministrativo-contabile della stessa partecipata, dell’assicuratore Antonio Buttino (42), e dei titolari di due società rispettivamente Marcello De Vincenzo (50) e Francesco Gentiluomo (45 anni). L’indagine della Procura di Messina, avviata nel 2013, ha passato ai raggi x la gestione operativa e finanziaria dell’Ente tra il 2009 e il 2014 (la gestione Di Maria) e secondo gli inquirenti sarebbe emersa una «sistematica violazione della normativa prevista dal codice degli appalti per quel che concerne l’acquisizione di servizi e forniture da parte di enti e società pubbliche». I titolari dell’inchiesta, il procuratore Aggiunto Sebastiano Ardita e il Sostituto Stefania La Rosa hanno ipotizzato anche «la fallimentare conduzione economica dell’ente, nonostante l’adozione di un indirizzo privatistico che avrebbe quantomeno dovuto produrre economie di gestione. Invece veniva registrato dal 2009 al 2013 un risultato operativo negativo ammontante a euro -25.764.066, con perdite d’esercizio ammontano a complessivi euro 31.828.559, tanto che nel 2012 la società veniva posta in liquidazione».

Ciò che contestano i magistrati sono gli affidamenti di servizi e consulenze a vantaggio di imprenditori e professionisti «amici», che per gli inquirenti sarebbero stati scelti in modo del tutto discrezionale e spesso senza una contropartita in termini di efficienza, qualità ed economicità del servizio reso.

In particolare, secondo i pm, un ruolo centrale sarebbe stato ricoperto da Inferrera, una sorta di braccio destro di Di Maria, che avrebbe influito su varie decisioni riguardanti la scelta dei partners privati di Messinambiente, ma anche sull’ordine preferenziale e sull’entità dei pagamenti erogati ai fornitori. Dal 2011 al 2014 il contabile avrebbe beneficiato di servizi e consulenze fittizie, conferiti da privati a due società che risulterebbero essere state gestite dallo stesso funzionario e che per i magistrati rappresenterebbero invece delle dazioni di denaro.

La lente di ingrandimento della procura peloritana si è concentra, infatti, sui casi delle aziende che fanno riferimento agli imprenditori indagati, che subentrando ad altre, si sono poi occupate di vari servizi come la manutenzione e sanificazione dei cassonetti (in precedenza svolto dalla stessa Messinambiente), ma anche la manutenzione dei mezzi della partecipata, pronto intervento o della copertura assicurativa degli autoveicoli.

La misura cautelare nei confronti dei cinque indagati, disposta dal gip di Messina Giovanni De Marco, è stata eseguita stamani dalla polizia di Stato della Procura e dal nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale.