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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 1261
GELA - 02/09/2016
Sicilia - Via libera ad Eni e Edison, titolari delle concessioni

Ricorso bocciato: ok alle trivelle

Il ricorso è apparso ai giudici «zoppicante» perché scarsamente motivato Foto Corrierediragusa.it

Il ricorso è inammissibile: il Consiglio di Stato dà il via libera alle trivelle nel Canale di Sicilia e boccia il ricorso presentato dalle amministrazioni comunali di Ragusa, S. Croce, Palma di Montechiaro e Licata, oltre che dall’Anci e dal Touring Club Italia e da cinque associazioni ambientaliste contro la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico, dei Beni Culturali e anche contro le società Eni e Edison titolari delle concessioni. Le due società potranno andare avanti con i loro progetti che prevedono attività ulteriori di ricerca nella fascia marina che va da Licata fino a Pozzallo, passando per Gela e il litorale ibleo. Tra le attività previste ci sono il completamento dei campi petroliferi Argo, Cassiopea, Gemini e Centauro ed una piattaforma, denominata K, dal costo di 700 milioni prevista proprio nel mare ibleo, che dovrà mettere in collegamento i campi Argo e Cassiopea. Eni ed Edison hanno avuto inoltre in concessione per altri 20 anni la possibilità di ricercare idrocarburi nel Canale di Sicilia. Il ricorso era stato presentato per ottenere l’annullamento della sentenza del Tar del Lazio risalente al 2014 fa che si era espresso positivamente per la ricerca di idrocarburi da parte delle due società.

Da qui il ricorso al Consiglio di Stato da parte di amministrazioni e associazioni portatrici di interesse pubblico che intendevano salvaguardare la salute del mare siciliano anche e soprattutto in funzione dello sviluppo turistico. Niente da fare perché il ricorso è apparso ai giudici «zoppicante» perché scarsamente motivato. Nella motivazione si legge tra l’altro: «Nell’atto di appello di circa 40 pagine i riferimenti critici alla motivazione della sentenza di primo grado sono quasi del tutto assenti, il che rende l’appello inammissibile». Nel merito i giudici rilevano che i pozzi Argo e Cassiopea si collocano al di fuori del sito protetto Rete Natura 2000 e che studi specialisti escludono interferenze dirette e indirette derivanti da cantieri e attività delle società petrolifere.

I ricorrenti, inoltre, non sono entrati nel merito delle questioni tecniche ma avrebbero piuttosto evocato pericoli ipotizzati ma non dimostrati scientificamente. Anche il riferimento al divieto di campi di ricerca nell’ambito delle 12 miglia marine è stato valutato negativamente perché i pozzi in questione beneficiano della deroga; il parere negativo della Regione citato dai ricorrenti per i giudici non rileva perché la competenza in fatto di estrazioni è soltanto dello Stato. Insomma un ricorso con scarse o nulle ragioni di essere ed una bocciatura a tutto campo. Davanti alla costa siciliana le trivelle potranno operare e crescere.