Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 949
GELA - 16/06/2016
Sicilia - Vogliono passare al Libero Consorzio di Catania e di Ragusa

Gela, P. Armerina, Niscemi e Licodia diffidano Ars

Lo hanno reso noto i sindaci e i rappresentanti dei comitati per i Liberi consorzi che si sono riuniti a Gela Foto Corrierediragusa.it

I comuni di Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea e i rispettivi comitati civici hanno diffidato il governo regionale e l´Ars (foto) minacciando di bloccare «le elezioni delle città metropolitane e dei Liberi consorzi siciliani, se prima non verrà ufficializzato formalmente il passaggio territoriale dei primi tre comuni a Catania, l´altro a Ragusa, secondo una libera scelta esercitata in base alle leggi vigenti». Lo hanno reso noto i sindaci e i rappresentanti dei comitati per i Liberi consorzi che si sono riuniti a Gela. Sotto accusa la recente decisione dell´Ars di respingere il ddl del governo Crocetta con il quale sono stati sanciti i nuovi confini territoriali. Secondo i legali dei quattro comuni, l´Assemblea avrebbe travalicato le proprie competenze in quanto l´atto specifico al suo esame altro non era che una «legge-provvedimento» sui cui contenuti l´Ars avrebbe «un limitatissimo potere di incidere».

I Comuni e i Comitati hanno perciò invitato l´assemblea regionale ad «adempiere ai propri compiti» e hanno diffidato «le altre istituzioni dall´emettere provvedimenti amministrativi illegittimi». Si profila un ricorso al Tar. «Impugneremo ogni atto in ogni sede - hanno detto i sindaci - e se occorrerà arriveremo anche alla Corte costituzionale e alla Corte europea dei diritti umani». I quattro comuni hanno deciso di lasciare le ex province di appartenenza con due delibere, a maggioranza qualificata, dei rispettivi consigli comunali e con un referendum popolare favorevole. Ma tutto questo, finora, non è stato ancora sufficiente a farli transitare nei nuovi liberi consorzi. (gds.it)