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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:55 - Lettori online 1484
GELA - 28/01/2016
Sicilia - La chiusura della raffineria Eni

Continuano i presidi stradali a Gela per mantenere il lavoro

I sindacati territoriali sono insoddisfatti delle risposte ricevute al termine del vertice a Roma Foto Corrierediragusa.it

A Gela restano i blocchi stradali. I sindacati territoriali sono insoddisfatti delle risposte ricevute al termine del vertice a Roma tra governo, Regione Sicilia e Comune. «Insufficienti e insoddisfacenti», così sono state definite le misure adottate sul fronte della raffineria Eni. «La montagna ha partorito il topolino» commenta Ignazio Giudice, segretario generale della Cgil di Caltanissetta: «Vista l’irrilevante entità delle misure annunciate, ci chiediamo se le parti hanno minimamente guardato i documenti rivendicativi approvati dal Consiglio comunale di Gela e dalle parti sociali riunite lunedì scorso a Palermo. A noi sembra di no: per questo annunciamo la prosecuzione dei presidi alle vie di accesso alla città, riservandoci ulteriori azioni di lotta». Giudice ha infine sottolineato che la situazione di Gela dovrebbe avere «pari dignità rispetto ad altre vertenze industriali: se il governo ha approvato un decreto per l’Ilva di Taranto, ci chiediamo perché non sia possibile un decreto per l’Eni di Gela».

Il ministero del Lavoro ha assicurato la cassa integrazione per i lavoratori dell’indotto fino al prossimo aprile. Nulla invece per i 78 operai (ma la cifra sembra essere ben più alta) che erano stati già licenziati dalle imprese appaltatrici per mancanza di commesse di lavoro, ma di loro si farà carico la Regione Sicilia, che si è impegnata ad assicurare un sostegno per i prossimi tre mesi. In aprile dovrebbero iniziare i lavori della «raffineria verde» per la produzione di bio-carburanti, che prenderà il posto dei vecchi impianti di raffinazione del petrolio, come stabilito col protocollo d’intesa del 6 novembre 2014, con investimenti Eni in Sicilia per 2,2 miliardi di euro. Su questo versante, il 18 febbraio si terrà al ministero dell’Ambiente una Conferenza di servizi per il rilascio delle autorizzazioni ministeriali. Ancora da definire, invece, è l’accordo di programma per dotare il comprensorio di un piano industriale e per avviare i lavori di bonifica del territorio.

LA PROTESTA SINE DIE
Gela è scesa in piazza. Una manifestazione corale per difendere il lavoro e il futuro della città. La mobilitazione continua anche perchè tutta la città si sente coinvolta. Circa 20 mila presenze, per la polizia al massimo 12 mila, hanno sfilato stamane in corteo per aderire allo sciopero proclamato dal consiglio comunale, in seduta permanente da 5 giorni, per dire no alla chiusura della raffineria dell´Eni e per difendere i circa 2 mila 500 posti di lavoro. Il corteo ha preso le mosse dall´ospedale e si è concluso davanti al palazzo comunale, dove gli studenti hanno intonato l´inno nazionale. e lo stesso futuro della città". Erano presenti tutte le categorie sociali, compresi i vertici di Confindustria Sicilia ma anche metalmeccanici in tuta, avvocati in toga, sacerdoti di tutte le parrocchie, sindacalisti, studenti, pensionati, donne, bambini, i sindaci del comprensorio con tanto di gonfaloni. Tanti gli striscioni contro il governo nazionale e regionale.

Solidarietà è giunta da ogni parte della Sicilia con delegazioni di lavoratori di Cgil, Cisl Uil e Ugl, dai Cantieri navali di Palermo agli edili di Enna, da Agrigento a Catania. Il sindaco, Domenico Messinese, ha detto che si tratta di " una giornata storica per Gela e la Sicilia che si batteranno strenuamente in difesa dell´occupazione e lo sviluppo contro ogni disegno di smantellamento della nostra realtà industriale e per costruire un futuro alle nuove generazioni". I blocchi stradali intanto non scompaiono e resteranno lungo le maggiori direttrici di attraversamento della città. Tanti i disagi per gli utenti della strada a causa dei presidi che durano ormai da una settimana.