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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:31 - Lettori online 1347
CATANIA - 24/07/2010
Sicilia - Catania: il detenuto aveva 39 anni

Suicida in una cella di Bicocca il comisano Andrea Corallo

E’ il 38mo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno

Nuovo suicidio in carcere: un detenuto, Andrea Corallo, 39 anni, originario di Comiso, si è ucciso nella circondariale di Catania Bicocca recidendosi la carotide con una lametta da barba. Lo rende noto il segretario della Uil/Penitenziari, Eugenio Sarno, ricordando che "è il 38° caso dell´anno". La notizia è stata confermata da fonti giudiziarie. Andrea Corallo era in attesa di giudizio: era stato arrestato il 16 aprile 2008 con altre 7 persone, nel Ragusano, nell´ambito di un´operazione antiracket coordinata dalla Dda. Era un detenuto modello.

"Abbiamo la sensazione - aggiunge il sindacalista - che nemmeno questa strage silenziosa che si consuma all´interno delle nostre degradanti prigioni scuota dal torpore una classe politica che ha, evidentemente, accantonato la questione penitenziaria".

La Procura della Repubblica di Catania, che ha aperto un´inchiesta e sta per disporre l´autopsia, non ha reso nota l´identità del detenuto suicida, che non era recluso nel settore di massima sicurezza. "Nelle nostre galere - osserva intanto ancora Sarno - si continua a morire. Dal 1° gennaio 2010: 38 detenuti, 4 agenti penitenziari ed un dirigente generale si sono suicidati. È forse il caso di approfondire ed investigare? Noi diremmo anche di risolvere. Invece nulla. Tutto è rimesso alla sola buona volontà ed alle evidenti capacità del personale. Si continuano ad ammassare persone in spazi che non ci sono".

"Il personale - sottolinea il sindacalista - deve rinunciare ai diritti elementari e sottoporsi a turni massacranti per reggere la baracca. La questione penitenziaria, nella sua drammaticità, è anche una questione morale. Per i tanti sprechi. Per l´incapacità di risolvere. Per l´indecenza delle strutture. Per il degrado degli ambienti. Per i rischi igienico-sanitari".

"Riceviamo continui inviti da parte del Dap a non allarmare, ma noi non allarmiamo, informiamo sulle gravi realtà, nel tentativo di scuotere le coscienze - conclude Sarno - la società e la stampa, però, appaiono indifferenti ai drammi quotidiani che si consumano all´interno di quelle mura che sempre più sono il confine tra civiltà e inciviltà".