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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 528
CATANIA - 24/02/2016
Sicilia - Inchiesta dei carabinieri del Ros e dei magistrati di Catania

Infiltrazioni mafiose alla "Tecnis"

Il provvedimento è della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Catania Foto Corrierediragusa.it

A ottobre, i vertici della società erano stati arrestati per tangenti, nell’ambito di un’indagine della procura di Roma. Adesso, una nuova inchiesta dei carabinieri del Ros e dei magistrati di Catania ritiene di aver individuato pesanti infiltrazioni mafiose all’interno della Tecnis, il colosso delle costruzioni impegnato in centinaia di commesse in tutta Italia, in Sicilia i lavori più grossi riguardano l’anello ferroviario di Palermo e la metropolitana di Catania, senza contrae il porto turistico di Marina di Ragusa. Qualche giorno fa è scattato il sequestro per le quote della società, 250 milioni di euro, a fronte di un asset aziendale che si aggira attorno al miliardo e mezzo. Il provvedimento è della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Catania, che ha nominato un amministratore giudiziario. Le società raggiunte dalla decisione dei giudici sono la "Tecnis spa", la "Artemis spa" e la "Cogip holding". Un vero terremoto per la prima impresa del Sud che fino a qualche mese fa sembrava essere in prima linea sul fronte dell’antimafia e che tra le altre cose ha costruito, come accennato, pure il porto turistico di Marina di Ragusa. I manager finiti ai domiciliari, Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice, potevano vantarsi di avere firmato decine di protocolli di legalità, al loro attivo avevano anche alcune denunce antiracket. Ma sarebbe stato solo un paravento, questo dicono le indagini del Ros. Un comunicato dei carabinieri parla di "asservimento del gruppo imprenditoriale alla famiglia catanese di Cosa nostra, alla quale sono stati garantite ingenti risorse economiche ed è stata consentita l´infiltrazione del redditizio settore degli appalti pubblici".

Già a ottobre, il prefetto di Catania aveva adottato una misura interdittiva antimafia per la Tecnis, rilevando il rischio di infiltrazioni in alcuni cantieri siciliani, per assunzioni e lavori che sarebbero stati pilotati. Il consiglio di amministrazione della società aveva cercato di correre subito ai ripari, nominando presidente del collegio di vigilanza l’ex direttore della Dia Tuccio Pappalardo. Poi, in azienda è arrivato anche un commissario straordinario, il professore di Diritto Civile dell’università La Sapienza di Roma Saverio Ruperto. Ma non è bastato a salvare la Tecnis dalla scure di un sequestro e dalla nomina di un amministratore giudiziario. Mentre la società è ormai sempre più in crisi. Buste paga che non arrivano da mesi agli operai e cantieri fermi. A Palermo, il Comune ha sollecitato Rete ferroviaria italiana a rescindere il contratto. L’amministratore nominato dalla magistratura, che è Ruperto, non avrà certo un compito facile.

Personaggio chiave dell´indagine è Alfio Aiello, fratello del boss di Catania Vincenzo Aiello, che i carabinieri del Ros hanno fotografato assieme a Concetto Bosco durante la trattativa per l´acquisto di un terreno sul quale doveva sorgere il nuovo carcere di Bicocca. Dice il pm Antonino Fanara: "Tutte le imprese riconducibili alla famiglia Costanzo, e tra queste anche la Tecnis SpA, hanno corrisposto regolarmente somme di denaro alla famiglia catanese di Cosa nostra a partire dagli anni ‘90 ed almeno fino al febbraio 2011".

Agli atti dell’inchiesta, ci sono le dichiarazioni di un dipendente di Giuseppe Costanzo, padre di Mimmo. Racconta che le prime richieste estorsive arrivarono alla fine degli anni Ottanta. «Il fatto venne denunciato alle forze dell’ordine», racconta il dipendente. Dieci anni dopo, invece, gli imprenditori catanesi avrebbero preferito invece pagare il pizzo. Cinque anni più tardi, il boss Rosario Tripoto avrebbe chiesto e ottenuto il raddoppio della cifra. Un altro aumento sarebbe avvenuto nel 2002. Anche questo ha raccontato il dipendente dei Costanzo che ha permesso agli investigatori di svelare i segreti del colosso delle costruzioni. Nel 2005, il fidato dipendente fu inviato anche in provincia di Messina per risolvere il problema di altre richieste estorsive. Ci fu anche un incontro. Un emissario di Cosa nostra barcellonese chiedeva il 2 per cento dell’importo dell’appalto per la ristrutturazione della galleria Scianina. L’impiegato emissario dell’azienda incontrò Carmelo Bisognano, emissario dei boss di Barcellona, Angelo Santapaola e Rosario Tripoto. Venne stabilito il pagamento di 5 mila euro al mese, fino alla fine dei lavori.

L’inchiesta ipotizza anche una messa a posto che doveva essere corrisposta da Concetto Bosco ad esponenti della famiglia mafiosa di Corleone per dei lavori svolti in quel territorio. Il pentito Gaspare Pulizzi, racconta che della questione discussero i boss palermitani Lo Piccolo e gli esponenti catanesi di Cosa nostra. A chiedere la messa a posto era stato Rosario Lo Bue, il reggente del mandamento di Corleone. Il pizzo sarebbe stato poi pagato, per «sistemare» i lavori che l’associazione temporanea di imprese formata da Tecnis, Cogip e Sigenco stava facendo lungo la statale 118.

Le indagini riguardano anche i lavori per la realizzazione del tratto della metropolitana di Palermo Politeama-Giachery. Già nel 2007, prima ancora dell´aggiudicazione dei lavori, il boss catanese Vincenzo Aiello «manifestava tutto il suo interesse -scrive il Ros - nella convinzione di potere direttamente intervenire in detto affare proprio grazie ai buoni rapporti in atto con gli affiliati palermitani».

INTANTO RIPARTONO I CANTIERI
Ripartono i lavori dell´anello ferroviario: i dipendenti, che hanno incrociato le braccia la settimana scorsa dopo la decisione dell´impresa di revocare il piano di risanamento, tornano in cantiere. Lo ha deciso l´assemblea: "Un atto di fiducia nei confronti del nuovo amministratore" dicono Francesco Piastra, Dino Cirivello e Ignazio Baudo del comporato edile di Cgil, Cisl e Uil. La decisione degli operai, arriva dopo la nomina di Saverio Ruperto ad amministratore giudiziario della Tecnis: Ruperto, già nominato commissario dalla prefettura, dopo il sequestro dell’azienda, ha ricevuto l’incarico dal Tribunale Misure di Prevenzione di Catania. Il destino del maxi cantiere dell’anello ferroviario di Palermo è appeso a un filo di speranza. Collegato in videoconferenza da Catania il neo commissario giudiziario avrebbe comunicato ai lavoratori della Tecnis che "con la sua nomina per conto dello Stato, attiverà tutte le procedure per riattivare i cantieri di Tecnis in tempi celeri". Venerdì al ministero dello Sviluppo economico, a Roma, è previsto un incontro tra Ruperto e i sindacati. Al momento le ipotesi in campo sono tre. La prima, la più semplice, che piacerebbe sia a Rfi sia a sindacati, è quella che sia la stessa Tecnis a dare continuità ai cantieri. A stabilirlo sarà Ruperto che già da commissario aveva però rassicurato i sindacati dicendo che l’azienda aveva la possibilità di proseguire i lavori.

La seconda e la terza ipotesi passano entrambe dalla rescissione del contratto da parte di Rfi. La rescissione che potrebbe avvenire però solo se Ruperto decidesse di fare un passo indietro. In questo caso Rfi potrebbe assegnare l’appalto alle altre due ditte in graduatoria, la Salini (seconda), o alla terza, la Sis. Ma l’appalto vinto dalla Tecnis è un appalto integrato: significa che ciascuno dei partecipanti alla gara ha stilato un proprio progetto e che dunque quellO di Salini e quello di Sis saranno diversi da quello di Tecnis. Ciò significa che sarebbe necessaria prima un’analisi sui lavori eseguiti in contraddittorio con la Tecnis e poi una revisione del progetto: tempi stimati per far ripartire i lavori da 12 a 18 mesi. La terza strada sarebbe quella di bandire una nuova gara con il rischio che i tempi si allunghino ancora per eventuali ricorsi.

Repubblica Palermo