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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 983
CATANIA - 16/11/2015
Sicilia - Operazione "Baba Loa" della Direzione distrettuale antimafia

VIDEO Da baby sitter a prostituta

La giovane donna era arrivata a Pozzallo carica di speranze ma per lei era cominciato un inferno Foto Corrierediragusa.it

Ad una 23enne era stato promesso che una volta in Italia avrebbe fatto la baby sitter, ma invece era stata costretta a prostituirsi per strada. Da questa brutta storia è iniziata l’indagine su tre organizzazioni criminali (vedere video).


I criminali  gestivano una tratta di giovani donne nigeriana fatte arrivare clandestinamente in Italia per poi avviarle alla prostituzione. In manette, nell´ambito dell´operazione "Baba Loa", sono finiti Ejiro Ogaga Oghene detta “Faith” di 24 anni, Angela Oboh di 28, Felicia Kelechi Izogie detta “Eva” di 27 e Oju Ogaga Oghene di 32, tutti di nazionalità nigeriana, a cui è stato notificato il provvedimento d’urgenza per evitare il pericolo di fuga. L’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania e condotta dalla Squadra mobile di Ragusa è iniziata nel febbraio scorso quando la ragazza, una 23enne nigeriana, è arriva a Pozzallo assieme ad altri migranti. La giovane ha raccontato di essere stata contattata da una connazionale e convinta a lasciare l’Africa per superare la condizione di povertà in cui si trovava lei e la sua famiglia. Alla 23enne era stato promesse che una volta giunta in Italia avrebbe fatto la baby sitter in casa di una famiglia italiana. La giovane lascia la Nigeria nel novembre 2014, attraversa il Niger ed arriva in Libia, ma nel suo trasferimento verso Tripoli viene fermata da un gruppo libico, gli Asma Boys, e rinchiusa in una sorta di prigione: lì apprende di essere destinata alla prostituzione in Italia e che dovrà pagare con il suo lavoro la liberazione dalla prigionia libica. Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, tra la Libia e la Nigeria ci sarebbero tre gruppi che favorirebbero l’avvio alla prostituzione di giovani donne ingannandole con false promesse di lavoro in Italia e poi invece rivolgendo minacce a loro e ai familiari, anche facendo ricorso, a pressioni psicologiche eseguite con riti vudu. La rete farebbe capo ad un uomo che viene chiamato ‘Papa’ che opererebbe nei pressi del porto di libico di Zawra, è lui che si occupa di organizzare la permanenza in Libia della giovani da avviare alla prostituzione e il viaggio clandestino verso l’Italia. Le tre donne arrestate sarebbero, secondo gli investigatori della squadra mobile di Ragusa , le maitresse che si occupano del reclutamento delle vittime e che anticiperebbero le spese del viaggio delle ragazze, un costo che sarebbe poi recuperato con il lavoro in strada delle giovani. I provvedimenti firmati dal procuratore Michelangelo Patanè e dal sostituto della Dda Assunta Musella, sono stati eseguiti in Piemonte, Toscana, Emilia Romagna e Campania.