Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 685
CATANIA - 14/10/2013
Sicilia - Operazione "Pandora" della Guardia di finanza a Catania

Scandalo corsi formazione: 10 arresti

Le persone finite in manette sono Giuseppe Saffo e il nipote Francesco Cavallaro. Domiciliari per altri 8 Foto Corrierediragusa.it

C´è anche l´ente di formazione Anfe di Catania, con una sede nella zona Asi di Ragusa, coinvolto nell’operazione "Pandora" sulla formazione professionale e che ha portato all’arresto di 10 persone, due delle quali in carcere, e al sequestro di beni per circa 3.7 milioni di euro è coinvolto anche un funzionario della Regione Siciliana in servizio all’ispettorato provinciale del lavoro di Catania. Le persone finite in manette sono Giuseppe Saffo (foto) e il nipote Francesco Cavallaro. Arresti domiciliari per Concetta Cavallaro, Manuela Nociforo, Elenora Viscuso, Domenico La Porta, Rosa Trovato, Giuseppe Bartolotta e Biagio La Fata. Gli altri enti coinvolti sono Iraps, Issvir e Anfes.

Secondo l’accusa, uno degli arrestati in cambio di incarichi per sé e per i suoi congiunti avrebbe revisionato i rendiconti degli enti di formazione operando «in palese violazione delle regole che governano l’attività di rendicontazione». L’inchiesta fa riferimento al quinquennio 2005-2010 e secondo i magistrati gli indagati si sarebbero appropriati indebitamente di 9 milioni di euro, su un totale di circa 58, destinati come contributo per la realizzazione di 112 corsi di formazione.

La Procura e gli investigatori hanno evidenziato come la frode sarebbe stata ideata principalmente da due indagati, legati da vincolo di parentela, che si sarebbero avvalsi di alcune imprese a loro riconducibili attraverso altri familiari che sarebbero servite per documentare spese fittizie. Nello specifico, secondo quanto rilevato dagli inquirenti, le imprese in questione avrebbero emesso fatture per dei servizi che poi non sarebbero stati eseguiti.