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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1155
CATANIA - 26/11/2012
Sicilia - L’incidente sul lavoro che 4 anni fa provocò la morte di 6 persone nel depuratore

Cinque condanne per la strage di Mineo

Tra i due soggetti assolti, il sindaco Castania Foto Corrierediragusa.it

Diciassette anni e 6 mesi di carcere e due assoluzioni: è la sentenza del tribunale di Caltagirone per l´incidente sul lavoro che l´11 giugno 2008, nel depuratore comunale di Mineo, provocò la morte di sei persone.

Condannati l´ex assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Mirata, il responsabile Ufficio tecnico Marcello Zampino, l´addetto al depuratore Antonino Catalano, il titolare dell´omonima azienda di espurgo Salvatore Carfì e il capo cantiere Salvatore La Cognata.

Il tribunale ha assolto il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania, e il responsabile del servizio di prevenzione, Giuseppe Virzì. Condannati invece a due anni e 8 mesi di reclusione ciascuno, per la mancata manutenzione dell´impianto, Mirata, Zampino e Catalano; per traffico illecito di rifiuti Carfì a quattro anni e due mesi e La Cognata a tre anni e quattro mesi.

Il tribunale ha disposto il risarcimento delle parti civili da stabilire in altra sede, con una provvisionale compresa tra i 5 e i 45 mila euro per i familiari delle vittime e un rimborso per spese legali per il Comune di Mineo e l´Inail, oltre al sequestro dell´autobotte che era impegnata nel servizio di espurgo. La ditta Carfì è stata condannata come società al versamento in solido di 100 quote, per un valore di 100 euro ciascuna e all´incompatibilità a contrarre rapporti con altri enti pubblici per un anno.

Nell´incidente del depuratore di Mineo, a causa delle esalazioni tossiche in una fase di pulitura, persero la vita sei persone: i dipendenti comunali Salvatore Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia, Giuseppe Zaccaria, ma anche due operai della società Carfì, ovvero Salvatore Tumino e Giuseppe Smecca.

Secondo la Procura di Caltagirone, che aveva chiesto condanne per tutti e 7 gli imputati per complessivi 28 anni e quattro mesi di reclusione, il decesso era collegato a delle concause: la manutenzione del depuratore e lo sversamento di materiale tossico che avrebbero prodotto le esalazioni mortali. Il tribunale non ha condiviso in pieno questa tesi, ritenendo che non ci sia stato alcuno sversamento nel depuratore e che la tragedia sarebbe da collegare soltanto alla manutenzione e alla prevenzione da eseguire nell´impianto.

LE RICHIESTE DI CONDANNA NEL DETTAGLIO
Per la strage di Mineo, dove morirono sei lavoratori, di cui due ragusani, impegnati nel depuratore comunale, queste, nel dettaglio, le richieste di condanna dell’accusa, rappresentata dal Pm Sabrina Gambino.

Ecco le richieste avanzate dalla Procura della Repubblica di Caltagirone: otto mesi per il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania, tre anni e sei mesi più sei mesi per altri capi d’imputazione, in totale quattro anni per l’assessore con delega ai lavori pubblici, Giuseppe Mirata; quattro anni per alcuni capi d’imputazione più otto mesi per altri all’ architetto Marcello Zampino, responsabile ufficio tecnico del Comune; quattro anni di reclusione per l’addetto ai servizio del depuratore, geometra Antonino Catalano; tre anni per il responsabile del servizio di prevenzione, Giuseppe Virzì; sei anni di reclusione più la sanzione della confisca del mezzo per il titolare della omonima azienda di espurgo di Ragusa, Salvatore Carfì e sei anni per il capo cantiere della ditta Salvatore La Cognata. Per la «Carfi servizi ecologici» persona giuridica l’ammontare di mille quote (il corrispettivo economico di mille quote) della società più l’incapacità a contrarre con la pubblica amministrazione.

Nell’incidente morirono i dipendenti comunali Salvatore Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia e Giuseppe Zaccaria e due operai della società Carfì di Ragusa, Salvatore Tumino e Giuseppe Smecca. Secondo l’accusa, la morte dei sei operai sarebbe stata causata dall’esalazioni tossiche formatesi nel pozzetto di ricircolo dei fanghi durante le fasi della sua pulizia, che, secondo una perizia disposta dalla Procura e eseguita da tre docenti universitari, sarebbero state prodotte dal versamento illecito nella vasca di idrocarburi dall’autobotte della ditta Carfì che si trovava a operare sul posto.

L´ASSUNZIONE ALL´ALLORA AUSL 7 DELLA VEDOVA TUMINO E DELL´ORFANA DI SMECCA
L´allora Direttore Generale dell’Ausl 7 di Ragusa Fulvio Manno, avvalendosi di una disposizione contenuta nell’art. 3, comma 123, della Legge 24/12/2007, n. 244 (Finanziaria 2008), chiese all’Ufficio Provinciale del Lavoro di Ragusa, l’autorizzazione all’avviamento nominativo della signora Grazia Alfano, vedova di Salvatore Tumino, e della signora Valentina Smecca, orfana del papà Salvatore. Sono dei due operai ragusani morti nell´incidente sul lavoro del depuratore di Mineo

Il manager Manno procedette all’adozione della delibera di immissione in ruolo a tempo indeterminato delle due signore. Si trattò di un’assunzione a tempo indeterminato per chiamata diretta di un’orfana e di una vedova di ragusani caduti sul lavoro nella strage di Mineo.

Le signore interessate presero con qualifiche inerenti il collocamento obbligatorio. L’Azienda, pertanto, intervenne tempestivamente per risolvere un problema di giustizia sociale riguardante le famiglie delle vittime della tragedia avvenuta nel Comune di Mineo. Le disposizioni contenute nella Legge Finanziaria che consentirono le suddette assunzioni, resero non necessarie ulteriori normative regionali.