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RAGUSA - 06/11/2009
Rubriche - Il legale risponde: l’avvocato Emanuele Guerrieri del foro di Modica

Tarsu: far causa ai comuni per il rimborso (2a parte)

Avete dubbi o quesiti di carattere legale? Inviate le vostre e-mail a: emanuele.guerrieri@gmail.com Foto Corrierediragusa.it

Tarsu: è possibile fare causa ai Comuni? (2a parte)

Si! È possibile fare causa ai Comuni chiedendo il rimborso della Tarsu pagata, ma soprattutto e possibile farlo con la certezza che altri hanno già ottenuto provvedimenti favorevoli1. Il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani è svolto a beneficio di tutti i residenti indistintamente, ragion per cui la spazzatura prodotta da ciascuno non viene preventivamente pesata o individuata, ma ammassata per essere poi smaltita.

I costi di tale servizio sono ripartiti su tutti i cittadini sulla base di criteri presuntivi, indirettamente legati alla quantità di rifiuti producibili in un dato immobile. I Comuni e i cittadini hanno in questo senso degli obblighi giuridici di fonte normativa: il primo deve effettuare a norma di legge il servizio di raccolta; il secondo deve pagare la tassa sulla scorta del regolamento comunale e dei calcoli tecnici effettuati. In caso di inadempimento di una delle parti sono previste idonee forme di tutela.

Se non si paga la tassa, il Comune può riscuoterla coattivamente con cartella esattoriale, ma se non si effettua il servizio il contribuente può rifiutarsi di pagare o può chiedere un rimborso. Concentrandosi sulla tutela del contribuente, è interessante notare come l’art. 59 comma 4 del d.lgs. n. 507 del 1993 (legge istitutiva della Tarsu) prevede che se il servizio di raccolta è effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento, relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta, in modo che l’utente possa usufruire agevolmente del servizio di raccolta, il tributo è dovuto nella misura del 40% o addirittura sospeso.

È bene sapere, inoltre, che l’interruzione temporanea del servizio di raccolta per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi non comporta esonero o riduzione del tributo. Qualora tuttavia il mancato svolgimento del servizio si protrae nel tempo, determinando una situazione riconosciuta dalla competente autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all´ambiente secondo le norme e prescrizioni sanitarie nazionali, l’utente può provvedere a proprie spese con diritto allo sgravio o restituzione di una quota della tassa corrispondente al periodo di interruzione, secondo quanto dispone il comma 6 del medesimo articolo 59.

In entrambi i casi sarà necessario ricorrere agli organi di giustizia tributaria per far accertare l’inadempimento della pubblica amministrazione, anche se nel secondo sarà possibile farlo in un momento successivo. Per contro, non è chiaramente consentito sospendere di propria iniziativa il pagamento del tributo o ridurne l’ammontare prima di aver ottenuto un provvedimento giudiziale o autorizzativo, né tanto meno è possibile procedere allo smaltimento dei rifiuti in forma privata.

Il danno causato da una carente raccolta dei rifiuti urbani può a volte travalicare il mero importo della tassa, e andare a colpire la sfera non immediatamente patrimoniale della persona umana. Il pregiudizio consistente nella rovina della qualità della vita e nella sottoposizione a disagi e disservizi in grado di condizionare la salute dei cittadini costituisce senza dubbio un danno ingiusto ai sensi dell’art. 2043 c.c., come tale risarcibile.

Di conseguenza, in caso di gravi inadempimenti è possibile ottenere un risarcimento, fornendo la prova di un concreto danno alla salute, determinato dalle esalazioni della spazzatura ammassata senza essere stata raccolta per giorni con conseguente inquinamento dei luoghi e dell’aria (di per se già molto inquinata!). Non bisogna, però, trascurare il fatto che il pericolo maggiore proviene dai roghi innescati dai cittadini, dai quali si sprigiona la ben nota diossina, e i Comuni potrebbero eccepire un concorso nella produzione del danno ai sensi dell’art. 1227 c.c.

In conclusione, è certamente possibile far causa ai Comuni sotto il profilo amministrativo- tributario (Commissione Tributaria Provinciale) per chiedere l’annullamento o il rimborso della tassa, ma è anche possibile chiedere il risarcimento del danno alla salute al giudice ordinario (presumibilmente il Giudice di Pace). Inoltre, gruppi di consumatori potrebbero anche pensare di attivare una cd. class action contro la pubblica amministrazione, secondo le recenti novità legislative. Sono presenti anche numerose norme penali che sanzionano il comportamento dei singoli responsabili, ma sono profili sui quali non mi soffermo, interessando con tutta probabilità anche meno.

È bene tenere a mente, però, che i primi provvedimenti favorevoli si sono registrati in Campania, dove il problema della spazzatura ha acquistato proporzioni macroscopiche. In situazioni – per il momento – meno gravi, quali quelle che si attestano in provincia di Ragusa, la prova del disservizio e del conseguente danno alla salute potrebbe essere più ardua, lasciando maggior margine di manovra ai Comuni per argomentare in senso contrario.

Di là dalla valutazione che ognuno potrà fare, credo sia un bene conoscere gli strumenti che l’ordinamento giuridico consegna ai cittadini, per difendersi da quelle piccole e grandi ingiustizie che una (quasi mai) buona pratica amministrativa ingenera.

(1) - In Campania, grazie all’iniziativa dell’Avv. Angelo Pisani, presidente dell’associazione Noiconsumatori.


Tarsu: è possibile fare causa ai Comuni? (1a parte)

Quando ho scritto il primo articolo sulla Tarsu a Modica, il nuovo regolamento
non era ancora stato adottato. Nell’attesa imminente della sua introduzione, il messaggio che avevo voluto lanciare era chiaro: documentarsi, chiedere gli atti che ci interessano al Comune, non subire passivamente una disciplina che si ignora per l’opacità dell’ente pubblico o per la propria indolenza nell’informarsi.

E così magari trovare ragioni per chiedere un’esenzione nei confronti di una tassa che recenti sondaggi premiano coma la più odiata dagli italiani (1).

Il nuovo regolamento è stato brandito come un ferro, ben forgiato per sferzare i
privilegi che – si è detto – il vecchio regolamento (e la vecchia classe dirigente destrorsa) accordava alla borghesia benestante, soprattuto quella che poteva vantare una dimora rurale.

Effettivamente la botta si è sentita. La cura sembra però peggiore della malattia, considerato che non c’è stato nessun criterio progressivo nello spostare di banda il trattamento di favore, dai residenti rurali (o periferici) a quelli urbani. Chi pagava poco adesso paga molto, e viceversa, mentre sarebbe stato meglio rendere i pagamenti più equi per tutti.

Non mi dilungherò questa volta sui pregi (pochi) e sui difetti (molti) del regolamento, invitando ancora una volta tutti a chiederne copia all’ufficio preposto e a leggere attentamente le (diverse) ipotesi di esenzione parziale o totale dalla tassa. Questa volta parlerò di misure più energiche per reagire all’inefficienza cronica del servizio di raccolta.

Già adombravo nel precedente mio articolo la perplessità di quanti pagano puntualmente senza percepire come ben spesi i soldi sborsati. Sono decine e decine i giorni di disservizio registratesi negli ultimi tempi, con la raccolta dei rifiuti continuamente interrotta per problematiche per lo più connesse alla retribuzione degli operatori addetti.

Le conseguenze sulla salute e sull’immagine della città, che in tanti denunciano ormai da tempo, non necessitano di ulteriori riflessioni se non forse che il Meridione ha un nuovo profilo identitario: la spazzatura.
Quando la misura è colma, anche il pensiero più rarefatto inizia lentamente a
prendere corpo, ad acquistare concretezza e a trasformarsi infine in un interrogativo opprimente: ci si può rifiutare di pagare la tassa indipendentemente dalle esenzioni previste dal regolamento?

Si può eccepire il mancato adempimento del servizio da parte del Comune nonostante le somme percepite? Insomma, posso fare causa al Comune per chiedere
il rimborso (almeno) parziale della tassa e per il risarcimento del danno?
La questione è complessa, ma la risposta è sostanzialmente …

* Avvocato

(1) - Così indica la consueta classifica annuale stilata da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, che si è avvalsa dell’operato dello Sportello del Contribuente. L’indagine, in particolare, è stata effettuata lo scorso mese di settembre su un campione di italiani maggiorenni residenti nel nostro Paese, intervistati telefonicamente.