Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:21 - Lettori online 1143
RAGUSA - 23/03/2009
Rubriche - Chiedetelo all’Avvocato

L´Avvocato: animali e responsabilità dell´uomo

Avete dubbi o quesiti di carattere legale? Inviate le vostre e-mail a: emanuele.guerrieri@gmail.com Foto Corrierediragusa.it

Una piccola vita è stata spezzata, e altre hanno rischiato (o stanno tuttora rischiando) di ricevere la medesima sorte. Di fronte a così tristi vicende legate ai recenti fatti di Sampieri – che hanno suscitato ogni genere di discussioni, dalle responsabilità personali e politiche al problema del randagismo, dalla psicologia del cane all’idolatria e al malgoverno degli animali – sarebbe forse meglio tacere ogni tecnicismo giuridico, ogni artificio retorico, e rivolgere intime preghiere verso il cielo o sommessi pensieri verso la terra.

Ciò nonostante, i cani sono attorno a noi, in casa, per le campagne, per le città, per le strade e le autostrade (sic!) e, pertanto, dobbiamo imparare a gestire un rapporto con loro che preservi la vita di ciascuno. È facile pensare che gli attacchi dei cani all’uomo rappresentino una sorta di vendetta per gli abbandoni e le umiliazioni subite. Non è così, è non è corretto umanizzare gli animali fino a questo punto, anche se il problema degli abbandoni (al pari del randagismo, cui in parte contribuisce) deve necessariamente trovare nuovi spazi di discussione. Per una soluzione.

In questi giorni, alla tristezza si è accompagnata la preoccupazione. Per il mio cane, un cucciolo di 8 mesi, affettuoso e giocherellone, che ha però il vizio di fare gioiose scorribande per i campi intorno a casa, rispondendo al richiamo di diversi randagi che orbitano in zona. Il timore è che possa essere oggetto di psicosi collettive ed essere ucciso, ma è anche quello che possa essere associato a una qualche malefatta dei randagi, perché si trovava nel branco in un dato momento o perché ne ha imitato le azioni, ed essere catturato e forse ucciso. Nel primo caso sarei io a fare causa all’improvvido cacciatore, nel secondo caso sarebbero i danneggiati a fare causa a me, perché il cane è indiscutibilmente mio. Cosa fare? Come comportarsi?

Dico qui solo poche chiare cose per chi possiede un animale – tralasciando di parlare del ruolo degli organismi pubblici – in modo che tutti comprendano le proprie responsabilità. Il nostro ordinamento ha una norma generale abbastanza esplicita al riguardo, l’art. 2052 del codice civile, che disciplina il danno cagionato da animali: il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui l’ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto custodia (lo rimane anche quando si allontana temporaneamente), sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito.

La responsabilità del proprietario si presume e non è fondata sulla colpa ma sul rapporto di fatto con l´animale. Ne deriva che il proprietario risponde in ogni caso (e per intero) dei danni cagionati dall´animale al terzo, a meno che non dia la prova del caso fortuito, ossia dell´intervento di un fattore esterno imprevedibile, inevitabile e assolutamente eccezionale. È chiaro, però, che se l’animale è scappato o si è allontanato da un ragionevole lasso di tempo senza far più ritorno si può considerare come un esemplare rinselvatichito, un randagio, e come tale esonera da responsabilità l’ormai ex-proprietario (che dovrebbe però fare denuncia dello smarrimento alle autorità locali, dimostrando magari di aver fatto di tutto per recuperare l’animale). Da questo momento in poi la responsabilità passa in capo agli enti preposti per la gestione del problema.

Sotto il profilo penale – a parte l’ipotesi che i danni cagionati al terzo siano valutabili anche come lesioni personali o come omicidio (in questo caso si risponde penalmente oltre che patrimonialmente) – la legge 20 luglio 2004 n. 189 ha aggiunto importanti articoli sul maltrattamento degli animali al codice penale. In particolare, l’art. 544-bis punisce chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale. L’art. 544-ter punisce anche chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche.

La medesima legge ha poi modificato l’art. 727 del codice penale sull’abbandono di animali. Esso ora prevede che sia punito chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività, alla stregua di chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

Il d.lgs. 26 marzo 2001 n. 146 ha infine dato attuazione alla direttiva 98/58 CE relativa alla protezione degli animali negli allevamenti, prescrivendo con l’art. 21 che il proprietario o il custode ovvero il detentore deve adottare misure adeguate per garantire il benessere dei propri animali e affinché non vengano loro provocati dolore, sofferenze o lesioni inutili.

Quando i vostri cani faranno la prossima passeggiata sappiate bene che potrete essere incolpati dei danni da loro cagionati a terzi, ma sappiate anche che se maltratterete i vostri cani sarete voi ad essere incolpati dei danni cagionati a loro. Se vi abbandonano potrete magari ritenervi immuni da future accuse, ma se siete voi ad abbandonarli siete già colpevoli.

* Avvocato