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RAGUSA - 12/03/2009
Rubriche - Chiedetelo all’Avvocato

L´Avvocato: chi non deve pagare la Tarsu

Avete dubbi o quesiti di carattere legale? Inviate le vostre e-mail a: emanuele.guerrieri@gmail.com Foto Corrierediragusa.it

Questito n. 1/09
Carissimo Avvocato,
qui di seguito Le espongo un quesito dal punto di vista del Cds.
Giorno 28/02/09 mi hanno elevato un verbale di eur 23,00 per infrazione all art. 7 c.1 lett. f e c. 15 per la non esposizione della Park Card in zona a pagamento.
LE chiedo se posso oppormi in base alla sentenza n. 16237 27/03/2006.
(Lettera firmata)

Risposta
Con sentenza n. 16237 del 27 marzo 2006, il Giudice di Pace di Roma ha sancito l´illegittimità delle linee blu disposte entro lo spazio destinato alla carreggiata, perché in violazione dell´art. 7 comma 6 del Codice della Strada. La sentenza s´inserisce in un orientamento che può beneficiare anche di numerosi provvedimenti conformi del Giudice di Pace di Bari. Orientamento che chiarisce come le aree adibite a parcheggio a pagamento debbono essere allocate oltre le linee di demarcazione della carreggiata.
Se nel suo caso le strisce blu delimitavano uno spazio all´interno della carreggiata può senz´altro opporsi al verbale, presentando ricorso al Giudice di Pace o al Prefetto. Bisognerà però provare i confini della carreggiata, perché se manca qualsiasi linea di demarcazione il giudice potrebbe avere qualche dubbio sulla disposizione e quindi sulla illegittimità delle aree di parcheggio.


TARSU: CHI NON DEVE PAGARE

A parte uno sperduto villaggio del Kirghizistan, TARSU è l’inquietante acronimo con cui si è soliti abbreviare la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (D.Lgs. 507/93 e successive modifiche), che tanto fa penare i Comuni nella sua impopolare riscossione e i contribuenti nel suo odioso pagamento. Perché? Perché chi paga non riscontra efficacia in un servizio a singhiozzo che spesso rende il centro storico indegno del riconoscimento Unesco e le campagne sature di olezzi tutt’altro che naturali, e quando arrivano le bollette si ha la concreta sensazione di foraggiare un disservizio.

Come da più parti si è detto ultimamente, il vero problema è però che le entrate non corrispondono alle uscite, nel senso che l’importo della tassa non arriva (interamente e puntualmente) alle casse delle società appaltatrici del servizio di raccolta e di smaltimento nelle discariche comprensoriali. Una falla nel percorso del denaro (neanche tanto) misteriosa, che ha fatto di recente sbottare il responsabile dell’Ato Ambiente Vindigni, tuonante soprattutto contro il Comune di Modica.

Non è questa la sede per dibattere su temi politici e neanche sulla natura di tassa o imposta della Tarsu, sulla discutibilità di un criterio basato sulla superficie degli immobili potenzialmente produttivi di rifiuti piuttosto che sui soggetti che beneficiano del servizio o sul regime di favore per i residenti nelle zone rurali previsto dal regolamento del Comune di Modica (i comuni stabiliscono con regolamento le categorie degli immobili e le relative tariffe applicabili), ma è possibile lenire l’odiosità del pagamento in determinate ipotesi. Come? Eliminandolo, o meglio, individuando con chiarezza chi non deve pagare.

Gli spazi ridotti non consentono di riportare qui tutti i casi di esenzione o riduzione dell’imposta, l’invito pertanto è quello di richiedere agli uffici del Comune una copia del regolamento approvato dal Consiglio Comunale con atto n. 216 del 30.10.1995 (successivamente modificato ed integrato nel 1997 con atti nn. 11 e 13), e controllare attentamente gli artt. 9, 10, 11, in attesa dell’approvazione delle modifiche – che da più parti si richiedono – a un testo ormai non più consono alle esigenze della cittadinanza.
È tuttavia interessante riportare un provvedimento della Commissione Tributaria Regionale Puglia (sent. n. 12/15/09) che potrebbe costituire un nuovo orientamento in tema di rifiuti derivanti da attività aziendali. La commissione ha, infatti, stabilito che la tassa sullo smaltimento dei rifiuti si versa solo se l´azienda è in funzione e produce concretamente scarti, in caso contrario il proprietario dell´immobile non è tenuto al pagamento.

È di tutta evidenza come la decisione si dimostri a favore del contribuente, che in passato – pur dimostrando che non ci fossero più i requisiti per versare la Tarsu (come la prova che l’immobile era stato privato degli arredi, delle merci o dei macchinari) – si era visto bocciare la pretesa nella convinzione degli Uffici che il possesso di un immobile giustificasse da solo il versamento della tassa. I giudici pugliesi hanno affermato che l’articolo 62 del D.Lgs 507/1993 – la norma che prevede i casi generali di esclusione dal versamento della tassa (specificabili dai regolamenti comunali) – debba essere letta in chiave necessariamente estensiva e ragionevole, ricordando come l’intento del Legislatore era di legare l’obbligo dell’imposta come corrispettivo di un servizio di raccolta rifiuti effettivamente esercitato. Un intento in effetti poi tradito da una imperfetta resa del testo di legge e da interpretazioni sbilanciate verso gli interessi della p.a.

Il comma 2 dell’art. 62 Legge Tarsu, pertanto, dovrà essere interpretato nel senso che tra i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell´anno, dovranno annoverarsi anche i locali aziendali non adibiti alla produzione o all’espletamento di attività riconducibili all’oggetto sociale dell’azienda. In ipotesi non sarebbe necessario neppure lo svuotamento dei locali, atteso che si può sempre fornire la prova che gli oggetti interni non sono suscettibili di per sé di produrre rifiuti e che l’azienda non si avvale più di detti locali. Chiaramente, tali circostanze dovranno essere indicate nella denuncia originaria o in quella di variazione e debitamente riscontrate dal Comune in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione presentata dal contribuente.

* Avvocato


17/09/2012 | 10.38.26
laura iacobellis

Carissimo avvocato desidererei sapere se è vero che mia madre che ha 84 anni e vive da sola in una casa di sua proprietà, non deve pagare la tarsu per raggiunti limiti di età. la ringrazio sin da ora.