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MODICA - 21/06/2010
Rubriche - Il legale risponde: l’avvocato Emanuele Guerrieri del foro di Modica

Class action: un´alternativa, nonostante la Legge

Avete dubbi o quesiti di carattere legale? Inviate le vostre e-mail a: emanuele.guerrieri@gmail.com Foto Corrierediragusa.it

Da un certo tempo a questa parte, si sente molto parlare di «class action», anche se i più non ne hanno un’idea precisa, intuendo però che si tratti di una cosa «alla moda» per fare causa a qualcuno. L’idea di fondo è in realtà molto semplice: unire le forze. Mettendo insieme tante piccole energie è, infatti, possibile fronteggiare soggetti ben più grandi e che difficilmente sarebbero aggredibili individualmente, per l’evidente differenza di forze spiegabili in campo e anche per l´esiguità della singola posta in gioco, che potrebbe non valere la classica candela.

La Class Action è un istituto giuridico di tradizione statunitense, che consente di agire in giudizio collettivamente contro le imprese – per lo più di grandi dimensioni – per ottenere un provvedimento risarcitorio sia sul piano contrattuale sia sul piano extracontrattuale. Beneficiari elettivi di questo istituto sono i consumatori, intesa come classe omogenea di utenti che si trovino ad aver sofferto un medesimo problema per il comportamento scorretto di un soggetto «forte» all’interno del mercato.

La figura di consumatore è di derivazione comunitaria, e già dalla metà degli anni ’90 era possibile svolgere un’azione collettiva contro un professionista o un impresa, solo che tale azione era limitata all’inibizione dell’uso di determinate clausole nelle condizioni generali di contratto e poteva essere presentata solo dalle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori e dei professionisti e dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

Ora non è più così. Dal 1° gennaio 2010, qualsiasi pluralità di consumatori e utenti che versano nei confronti di una stessa impresa in situazione identica può attivare un’azione per il risarcimento dei danni. La norma – contenuta nell’art. 140 bis del Codice del Consumo – ha subito diverse proroghe e importanti rimaneggiamenti prima dell’entrata in vigore, e purtroppo l’ultima versione si caratterizza negativamente per un linguaggio di rara bruttezza e per una scadente qualità della tecnica di redazione.

Il legislatore ha optato per una traduzione letterale dell’espressione inglese e Class Action è diventata «azione di classe», mentre i consumatori sono «componenti della classe». Largamente preferibile, anche per evitare assonanze vagamente ideologiche, sarebbe stato mantenere la precedente dicitura di «azione collettiva risarcitoria». Anche il contenuto della norma non è immune da cacofonie giuridiche – come quando si parla di «diritti identici al ristoro del pregiudizio» – o da improvvisi smarrimenti – come quando si distingue tra consumatori e aderenti e fra domanda e atto di adesione, con un confuso corollario di adempimenti e di conseguenze processuali.

Non è questa la sede più appropriata per fare un libello contro la legge di modifica (si tratta dell’art. 49 della Legge 23 luglio 2009, n. 99) quindi mi fermo qui, ed è meglio per tutti, tranne per chi quella legge dovrà studiarsela, e bene. Nella speranza di una repentina revisione integrale, sul piano lessicale e giuridico.

Le uniche cose chiare che si possono dire sono le seguenti. Si possano far valere diritti di natura contrattuale – inclusi i diritti relativi a contratti stipulati ai sensi degli articoli 1341 e 1342 del codice civile, cioè mediante la sottoscrizione di condizioni generali – nei confronti di una determinata impresa o nei confronti del produttore di un determinato prodotto. In quest’ultimo caso e nell’ipotesi di pratiche commerciali scorrette o di comportamenti anticoncorrenziali è possibile chiedere il risarcimento del pregiudizio sofferto anche al di fuori di un rapporto contrattuale. Competente è il tribunale ordinario del capoluogo della regione dove l’impresa o il produttore hanno la sede, ma alcune regioni sono accorpate (non la Sicilia). L’adesione ad un’azione già iniziata comporta la rinuncia a ogni azione restitutoria o risarcitoria individuale fondata sul medesimo titolo.

Il via libero alla Class Action era lungamente atteso, considerato il ritardo accumulato rispetto ad altre esperienze internazionali e le già ricordate proroghe dell’entrata in vigore di una norma già pronta alla fine del 2007. È uno strumento che dota finalmente i consumatori di poteri adeguati a tutelare le proprie prerogative e i propri diritti, e che potrebbe rappresentare un autentico spauracchio per quei soggetti troppo disinvolti nello svolgimento delle pratiche di mercato su larga scala. L’infelice formulazione dell’art. 140 bis potrebbe però pregiudicarne l’utilizzo, e dopo tutta questa attesa sarebbe veramente un peccato.

* Avvocato

La rubrica "Il legale risponde" riprenderà a settembre, subito dopo la pausa estiva, con un ampio articolo dal titolo "Tutte le bugie sul Parco degli Iblei"