Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 749
MODICA - 19/12/2009
Rubriche - Il legale risponde: l’avvocato Emanuele Guerrieri del foro di Modica

Processo breve? No, processo lungo. Rimborsatemi!

Avete dubbi o quesiti di carattere legale? Inviate le vostre e-mail a: emanuele.guerrieri@gmail.com Foto Corrierediragusa.it

Quando si presenta un fatto dannoso, di norma sorgono due necessità a chi si trova a fronteggiarlo nell’interesse della società: evitare che lo stesso fatto si ripresenti in futuro; alleviare le conseguenze che quel fatto abbia prodotto. Prevenzione e riparazione, in parole povere.

Con riferimento al problema della lentezza della giustizia italiana, una misura del primo tipo sarebbe l’instaurazione del cd. Processo Breve, vale a dire quella riforma del codice di procedura penale che dovrebbe risolvere una volta per tutte i guasti della giustizia penale, imponendo brusche riduzioni ai termini di prescrizione e decadenza previsti dal rito. Il processo breve non è ancora legge e considerato il tenore del testo in esame è forse bene che non lo sia.

Altre norme sono invece state adottate – negli ultimi vent´anni – per compulsare l’attività delle parti nel processo civile riducendo i termini processuali, con l’effetto più che altro di comprimere di continuo e oltremodo i tempi degli avvocati, gli unici in effetti agevolmente comprimibili, ma, ahimè, anche i meno importanti nel determinare la lunghezza di una causa. Di questa non mi è possibile qui parlare specificamente. È chiaro a tutti che essa rappresenta uno dei problemi più gravi della società, talché si può senz’altro parlare di «ineffettività» del nostro diritto.

Una misura del secondo tipo è rappresentata dalla possibilità di chiedere quanto meno un risarcimento per il danno prodotto da tale lunghezza. Questa possibilità nel nostro ordinamento giuridico esiste. La legge 24 marzo 2001, n. 89 (cd. Legge Pinto dal nome del suo estensore, Michele Pinto) ha, infatti, tradotto in norma dello Stato l’art. 6, p. 1, della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (firmata a Roma nel 1950), che riconosce ad ogni persona il diritto a vedere la sua causa esaminata e decisa entro un termine ragionevole, consentendo al cittadino la possibilità di richiedere un’equa riparazione per il danno patrimoniale o non patrimoniale, subìto per l’irragionevole durata del processo (civile, penale, amministrativo, pensionistico, militare, etc. o, a certe condizioni, tributario).

Prima del 2001 era pur sempre possibile chiedere un risarcimento, ma era necessario rivolgersi direttamente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a Strasburgo. A partire dall’entrata in vigore della legge 89 i ricorsi vanno rivolti alla Corte d’Appello, la cui sede competente è individuata secondo determinati criteri (per i lettori del Corriere di Ragusa sarebbe per lo più Messina).

I ricorsi possono essere presentati sia a processo ancora pendente, sia a processo concluso. In quest’ultimo caso, bisogna farlo entro il termine di sei mesi dal passaggio in giudicato del provvedimento che definisce il giudizio. Non sono previsti oneri fiscali, quindi la procedura risulta molto invitante, dovendo prevedere come unica spesa solo l’acconto delle spese legali e della eventuale domiciliazione.

É ritenuta ragionevole dalla giurisprudenza della Corte Europea e della Corte di Cassazione la durata di 3 anni per un procedimento di primo grado, 2 per il secondo grado, 1 per la cassazione e per l’eventuale giudizio di rinvio. Il risarcimento del danno non patrimoniale – cui possono accompagnarsi anche adeguate forme di pubblicità della dichiarazione dell´avvenuta violazione – può oscillare sensibilmente da alcune centinaia fino a 2000 euro per ogni anno di ritardo, perché nell´accertare la violazione il giudice dovrà considerare la complessità del caso e, in relazione alla stessa, il comportamento delle parti e del giudice del procedimento. Di fatto vengono applicati anche criteri legati all’economia reale, dato che in genere le corti del nord liquidano risarcimenti più alti in relazione al più alto costo della vita. Se si allegano anche danni patrimoniali, la corte risarcirà secondo quanto provato dalla parte ricorrente.

In conclusione, conviene senz’altro presentare il ricorso. Magari si tratta solo di un rimedio riparatorio che non risolve in alcun modo il problema della lunghezza dei processi e magari non si otterranno neanche grossi risarcimenti. Alcune migliaia di euro, però, potranno forse attenuare quella sensazione di disincanto e di inanità di fronte all’avvicendarsi inesorabile delle generazioni, che hanno atteso invano la definizione del giudizio prima del passaggio del testimone alla successiva. Io, nel mio piccolo ruolino, sono alla terza e non vedo l’ora di partire alla volta di Messina.

* Avvocato