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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 892
MODICA - 26/02/2009
Rubriche - Chiedetelo all’Avvocato

Modica: dissesto finanziario. Quali le conseguenze?

Avete dubbi o quesiti di carattere legale? Inviate le vostre e-mail a: emanuele.guerrieri@gmail.com Foto Corrierediragusa.it

COME NASCE QUESTA RUBRICA

Come ha ben detto un giurista del calibro di Guido Alpa, la professione di avvocato è nel concreto molto diversa dall’idea che può averne chi si limita a «immaginarla». Ben lontano dai ritratti spesso bozzettistici che ci vengono offerti dalla letteratura e dalla pittura, l’avvocato è spesso costretto a farsi carico di responsabilità che non sempre gli competono e che spesso lo
sovrastano. Questo avviene soprattutto in Italia, dove gli appartenenti alla categoria devono continuamente adattarsi ai cambiamenti del contesto giuridico ed economico, sforzandosi di salvaguardare i principi che regolano la propria professione da secoli: indipendenza, autonomia, osservanza della legge, collaborazione all’amministrazione della giustizia e difesa del cliente.

Un cliente che oggi vede sgretolarsi davanti ai propri occhi molte delle certezze che le generazioni appena precedenti avevano potuto apprezzare e godere appieno, come la certezza della pena, in campo penale, o la concreta possibilità di soddisfare i propri crediti, in campo civilistico. Molti punti di riferimento sono scomparsi alla vista di chi a malapena riesce a seguire il ritmo incessante della modernità, digitale, frenetica.

È in questo quadro poco incoraggiante che il cittadino dovrebbe rivolgersi all’avvocato con rinnovata fiducia. Per chiedergli non quale sia la sua ‘tariffa’, ma un consiglio (perché no, anche extra-giuridico), un’indicazione per orientarsi nel ginepraio di leggi e tribunali che la società moderna porta in dote.

Nasce quindi l’idea di una rubrica in cui i lettori del Corriere di Ragusa potranno trovare una risposta alle loro domande quotidiane, stimolati ogni settimana da un nuovo tema di discussione, legato a temi di stringente attualità. Spesso si meraviglieranno di quanto il diritto permei ogni cosa, restituendone un sapore a tratti gradevole a tratti amaro. Comunque inevitabile.


DISSESTO FINANZIARIO: LE CONSEGUENZE PER I CREDITORI

La dolorosa processione dei creditori verso la stanza del Sindaco in questi ultimi tempi ci mostra l’immagine di una larga fetta di popolazione – professionisti, imprenditori, commercianti, artigiani – che ha forti ragioni di credito verso il Comune e al contempo forti ragioni di discredito verso le procedure giudiziarie. Tuttavia molti ignorano o quanto meno non visualizzano
chiaramente la complessità del recupero dei crediti verso la pubblica amministrazione, che a volte si rileva per quello che é: un pessimo debitore, elusivo e ostinatamente inadempiente, specie nei confronti di chi non ha sufficiente forza contrattuale o politica.

La concreta mancanza di denaro liquido, costantemente addotta a giustificazione dei mancanti pagamenti, è credibile solo quando si è a un passo dal dissesto finanziario. E a quel punto la situazione si complica davvero. Viene allora da chiedersi che cosa succederà ai creditori del Comune di Modica se verrà dichiarato il tanto temuto dissesto.

Perderanno in tutto o in parte il loro soldi? Perderanno gli interessi
o i beni eventualmente già pignorati? E i commissari ad acta insediati cesseranno dalle loro funzioni? La risposta, in effetti, non è ne lineare ne semplice, anche perché il dissesto finanziario è un vero e proprio evento traumatico per gli enti pubblici territoriali. Rappresenta l’inizio della guarigione, allo stesso modo di un’operazione chirurgica, dolorosa e necessaria.

Il quadro normativo di riferimento, per il tema qui sollevato, è dato dall’art. 81 e ss. del D.Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77, come modificato dl D.Lgs. 11 giugno 1996, n. 336, infine trasfuso nel Testo Unico degli Enti Locali (L. 267/2000). Vediamo che cosa implica in concreto la normativa per i creditori.
Dalla data della dichiarazione di dissesto e sino all´approvazione del rendiconto finale non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive (lo sono anche i giudizi per l’ottemperanza dei provvedimenti giurisdizionali di condanna al pagamento di somme) nei confronti dell´ente per i debiti che rientrano nella competenza dell´organo straordinario di liquidazione.

Le procedure esecutive pendenti alla data della dichiarazione di dissesto, nelle quali sono scaduti i termini per proporre opposizione giudiziale o la stessa sia stata rigettata, sono dichiarate estinte d´ufficio dal giudice con inserimento nella massa passiva dell´importo dovuto a titolo di capitale,
accessori e spese.

L´organo straordinario di liquidazione provvede all´accertamento della massa passiva mediante la formazione di un piano di rilevazione. Ai fini della formazione di tale piano, l´organo dà avviso, mediante affissione all´albo pretorio ed anche a mezzo stampa, dell’avvio della procedura di rilevazione delle passività invitando chiunque ritenga di averne diritto a presentare, entro un termine perentorio, una domanda corredata da idonea documentazione, atta a dimostrare la sussistenza del proprio credito nei confronti dell’ente (chiaramente chi ha già iniziato una procedura esecutiva contro il Comune non avrà bisogno di presentare alcuna domanda).

Dal momento della approvazione del piano di rilevazione e successiva definizione della massa passiva si procederà all’acquisizione e alla gestione dei mezzi finanziari per il risanamento, che avverrà secondo una complessa procedura suddivisa in più fasi.

Queste misure sono informate a principi affini a quelli previsti in materia fallimentare quali soprattutto la par condicio creditorum, con l’obiettivo di scandire in due momenti storici la contabilità comunale: il passato, con il pesante fardello di una massa passiva da eliminare con l’equo pagamento di tutti i debiti; il futuro con interventi mirati ad eliminare le cause strutturali del deficit.

È per queste ragioni che i pignoramenti eventualmente eseguiti dopo la deliberazione dello stato di dissesto non vincolano l´ente e il tesoriere, i quali possono disporre delle somme per i fini dell´ente e le finalità di legge. Il legislatore mira così a tutelare non solo i creditori della liquidazione
«fallimentare» curata dall’organo straordinario, ma anche la funzionalità dell’ente nel periodo di gestione del dissesto.

Dalla data della deliberazione di dissesto e sino all´approvazione del rendiconto finale, inoltre, i debiti insoluti e le somme dovute per anticipazioni di cassa già erogate non producono più interessi
né sono soggetti a rivalutazione monetaria. Uguale disciplina si applica ai crediti nei confronti dell´ente che rientrano nella competenza dell´organo straordinario di liquidazione a decorrere dal momento della loro liquidità ed esigibilità. La Corte Costituzionale ha però interpretato il comma 4 dell’art. 81 del D.Lgs. 77/1995 (ora art. 248 T.U.) nel senso che gli interessi
continuano a prodursi, ma non sono opponibili alla massa passiva. Il creditore, vale a dire, potrà chiederli giudizialmente dopo che sia stato approvato il rendiconto e il bilancio sia stato dichiarato stabilmente riequilibrato.

Diversamente, detto comma sarebbe dovuto dichiararsi incostituzionale.
In effetti, questa interpretazione potrebbe pregiudicare il riequilibrio finanziario e l’intera manovra di risanamento, perché soprattutto i grossi creditori faranno sentire il peso delle proprie ragioni non appena il Comune sia ritornato in attivo. Se la sorte capitale è stata imponente e se la gestione straordinaria non si è risolta in tempi brevi, l’importo degli interessi può rappresentare una serie minaccia per la tenuta di un equilibrio appena raggiunto.

In conclusione si può dire che il dissesto finanziario tende in primo luogo a ripristinare il bilancio dell’ente in difficoltà mediante l’estinzione di tutti i debiti accumulati fino ad una certa data. Certo, la durata delle procedure di liquidazione non è breve e i termini di pagamento potrebbero essere lontani nel tempo. Tuttavia le fasi in cui si articola tale iter (in particolar modo
la fase di rilevazione della massa passiva) non sono comprimibili, anche perché spesso la documentazione da esaminare è enorme, incompleta e contraddittoria. Si tratta tuttavia di procedure trasparenti, opportunamente predisposte al fine di tutelare il più possibile i creditori, in una fase molto delicata per tutta la cittadinanza.

* Avvocato