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MODICA - 26/02/2011
Rubriche - Il legale risponde: l’avvocato Emanuele Guerrieri del foro di Modica

Canone idrico, potabilità acqua. Il legale chiarisce

Avete dubbi o quesiti di carattere legale? Inviate le vostre e-mail a: emanuele.guerrieri@gmail.com Foto Corrierediragusa.it

Da alcuni giorni a questa parte si sente parlare nuovamente di cartelle pazze a Modica, questa volta per il pagamento dei canoni idrici.

Tra levate di scudi politici da una parte e la crescente confusione dei cittadini è forse necessario intervenire per fissare alcuni punti certi.

Il principale problema sollevato è quello della potabilità dell’acqua. Dal momento che due ordinanze sindacali hanno vietato l’utilizzo a fini alimentari della acqua erogata dall’acquedotto comunale, si è detto che le bollette non sarebbero regolari perché non tengono conto della decurtazione del 50% prevista dalla legge quando l’acqua erogata è utilizzabile solo a fini igienici. Non è del tutto esatto.

È vero che esiste un provvedimento (n. 26/75) del Comitato Interministeriale Prezzi (non una delibera del C.I.P.E.) che all’art. 13 stabilisce un limite del 50% del prezzo relativo alle forniture di acqua per ogni uso quando la fornitura abbia per oggetto acque idonee solo agli usi igienici; è vero anche che alcune pronunce giurisprudenziali – su tutte GdP Reggio Calabria 27.11.00 – hanno già condannato i Comuni alla restituzione della metà dei canoni percepiti indebitamente; è vero infine che l’erogazione di acqua non potabile – senza naturalmente che ciò sia reso noto all’utente e sia oggetto di un apposito accordo – rappresenta un illecito amministrativo, sanzionato con diverse misure pecuniarie dall’art. 19 della L. 31/2001 (che ha recepito la disciplina dell’ormai abrogato D.P.R. 236/88).

Non è vero invece che le ultime bollette recapitate sono viziate per questo motivo, per il semplice fatto che l’acqua a Modica è stata dichiarata non potabile nel maggio e nel giugno del 2010. Un problema si pone semmai per il futuro ma non per gli anni passati, e le bollette che documentano consumi fino a tutto il 2009 sono immuni da tale censura. Certo, è possibile dimostrare che l’acqua non era potabile anche prima delle formali ordinanze del Sindaco (ed è altamente probabile che sia così), ma tale prova – tutt’altro che agevole – può essere resa solo in seno a un procedimento giudiziale.

Un altro problema, invero annoso e riscontrato pressoché in tutte le cartelle pazze, è quello della prescrizione. È bene a questo punto chiarire che il servizio di approvvigionamento idrico comunale, pur presentando evidenti connotati di interesse pubblico e prevedendo l’impiego di strumenti di riscossione propri delle entrate tributarie (avviso, cartella esattoriale, fermo amministrativo e altre misure), è erogato dal Comune al cittadino-utente sulla base di un accordo di natura pattizia, come tale disciplinato da norme di diritto privato. Il contratto in questione è la somministrazione (art. 1569 c.c.) e per essa il codice civile prevede una prescrizione di cinque anni (art. 2948 comma 4 c.c.), nel senso che i crediti sorti in virtù di tali accordi negoziali devono essere richiesti entro cinque anni dall’espletamento della prestazione, altrimenti non possono essere più chiesti (e la liberazione da un debito per intervenuta prescrizione non costituisce arricchimento indebito a favore del debitore).

Sono, pertanto, ormai prescritti i canoni idrici non riscossi relativi agli anni fino a tutto il 2005. Attenzione però: se l’ente ha inviato un avviso o una diffida o una qualsiasi comunicazione per sollecitare il pagamento la prescrizione si è interrotta e il termine inizia a decorrere di nuovo dall’evento interruttivo.

Un ultimo problema è rappresentato dalle fatturazioni per il cd. consumo minimo. Per esso s’intende il quantitativo di acqua per il quale l’ente richiede il pagamento indipendentemente dalla prova del consumo. È illegittimo e lo dice sia il C.I.P.E (art. 1.3 delibera n. 52 del 4 aprile 2001) sia la giurisprudenza (Cass. 382/05). L’esempio classico è quella della casa disabitata: se la bolletta contempla consumi effettuati in quel periodo la richiesta di pagamento è illegittima.

Come difendersi? Innanzitutto non pagando subito e ad occhi chiusi. La migliore arma contro gli abusi della p.a. – che pur mossa da propositi di interesse generale può facilmente incorrere in errori – è la nostra attenzione. Bisogna leggere attentamente la bolletta, magari facendosi aiutare da un parente o da un professionista, valutando con scrupolo l’esistenza di vizi o inesattezze.

È sempre possibile recuperare una somma pagata per errore, ma la strada è lunga e tortuosa, specialmente contro gli enti pubblici, e i costi delle procedure possono raggiungere e superare la somma da recuperare. Molto meglio difendersi senza aver già messo mano al portafoglio.

La cosa migliore da fare allora è recarsi presso gli uffici dell’ente impositore e chiedere una verifica ed eventualmente una rettifica dei valori indicati in bolletta, facendo decurtare per esempio le annualità prescritte o provando l’insussistenza di consumi in una data abitazione. Se l’ente non si dimostra collaborativo – non accogliendo le richieste dei cittadini o semplicemente non predisponendo personale e orari di ricevimento adeguati a rispondervi – non resta che aspettare l’arrivo della cartella esattoriale e impugnarla dinanzi al Giudice di Pace o al Tribunale Ordinario (in base al valore) per quella parte che si ritiene illegittima, non mancando però di alzare la voce contro un comportamento del Comune ben lontano dai principi di legalità, buon andamento e imparzialità che dovrebbe connotare le attività della p.a. Volendo – e se il calcolo non è difficile – si potrebbe al limite pagare solo quanto si ritiene dovuto con un bollettino non premarcato, in modo da diminuire sanzioni e interessi della cartella. Il legale di fiducia potrà consigliare per il meglio.

Se si è pagato non arriverà alcuna cartella e per recuperare la somma bisogna esperire l’azione di ripetizione dell’indebito presso l’autorità giudiziaria ordinaria. Se non si è pagato e se non si è impugnata la cartella non c’è più niente da fare, salvo impugnare i singoli atti di esecuzione eventualmente posti in essere dalla società concessionaria della riscossione.

Tutto molto complicato, lo so, ma non è possibile fare a meno del servizio idrico. Non per tutti.

Dio benedica le care, vecchie, grevi sterne!

* Avvocato del foro di Modica


Nessuno si precipiti a pagare
19/08/2012 | 14.14.11
Emanuele Guerrieri Ciaceri

Comunque non è un provvedimento del Cipe...

http://www.corrierediragusa.it/articoli/rubriche/modica/12544-canone-idrico-potabilita-acqua-l-avvocato-fa-chiarezza.htm


Nessuno si precipiti a pagare
18/08/2012 | 20.33.47
Emanuele Guerrieri Ciaceri

Comunque non è un provvedimento del Cipe...

http://www.corrierediragusa.it/articoli/rubriche/modica/12544-canone-idrico-potabilita-acqua-l-avvocato-fa-chiarezza.html