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MODICA - 22/01/2011
Rubriche - Il legale risponde: l’avvocato Emanuele Guerrieri del foro di Modica

Prestazioni intramoenia e consenso "disinformato"

Avete dubbi o quesiti di carattere legale? Inviate le vostre e-mail a: emanuele.guerrieri@gmail.com

L’inquietante vicenda giudiziaria che vede coinvolto il dott. Massimo Civello ha colto di sorpresa un po’ tutti, sia quanti ne hanno sentito parlare per la prima volta in questi giorni e sia chi – come me – conosce questo nome da molto tempo. Una sorpresa dettata probabilmente più dallo spessore della personalità che dal merito dei fatti, meno incredibili e più diffusi di quanto si possa pensare in un primo momento sull’onda emotiva della notizia. In effetti, simili esperienze sono registrate periodicamente dai media nazionali, sin da quando all’inizio negli anni ’90 è stato coniato il termine «malasanità», con oscillazioni legate a determinati periodi o a determinate aree.

Non è mia intenzione però prender posizione su capi d’imputazione e non fa male ricordare a tutti, me compreso, che anche in presenza di prove schiaccianti la presunzione d’innocenza persiste sino alla sentenza definitiva e che i processi mediatici sono uno dei molti mali di questi tempi. Trovo interessante, piuttosto, ragionare su uno dei fatti addebitati al chirurgo modicano, vale a dire la pressione psicologica sui pazienti per spingerli a scegliere prestazioni mediche intramurarie piuttosto che quelle offerte dal Servizio Sanitario Nazionale, millantando condizioni di salute gravissime e l’urgenza di un intervento non certo procrastinabile al tempo in genere riservato agli anonimi utenti delle liste d’attesa.

Intra moenia (o intramuraria) e extra moenia (o extramuraria). Ma cosa significano esattamente queste locuzioni latine? Originariamente impiegate per indicare se un dato monumento ergeva dentro o fuori le mura della città, tali espressioni nel linguaggio corrente indicano se l’attività privata del medico libero professionista è svolta all’interno (intra) o all’esterno (extra) della struttura ospedaliera (moenia).

L’art. 1 comma 5 della L. n. 662/1996 ha, infatti, obbligato il personale medico dipendente del servizio sanitario che intende svolgere la libera professione a scegliere fra prestazione extramuraria e quella intramuraria, ritenendo incompatibile l’esercizio contemporaneo delle due modalità. Un medico potrà, pertanto, svolgere la propria professione in forma privata (libero professionista), in forma pubblica (dipendente del S.S.N.), oppure potrà svolgerla in forma sia pubblica che privata, ma in questo caso dovrà scegliere dove e come. La scelta è chiaramente condizionata anche dalle caratteristiche della specializzazione posseduta.

Il D.M. del 28.02.1997 ha fornito altresì una nozione della prestazione intramuraria, che consiste nell’attività professionale che il medico esercita al di fuori del normale orario di servizio, in regime ambulatoriale, di « day hospital « o di ricovero in favore dell’assistito e con oneri a carico dello stesso o di assicurazioni o fondi sanitari integrativi. In questa nozione vengono ricompresi da ultimo – con il D.P.C.M. 27.03.2000 – le attività di diagnostica strumentale e di laboratorio e il cd. « day surgery».

Ai medici che optano per questa modalità viene accordato un trattamento economico aggiuntivo, un regime fiscale assimilato a quello applicabile al rapporto di lavoro dipendente e l’ acquisizione di un titolo preferenziale per il conferimento di incarichi implicanti direzioni di struttura o per l’ accesso agli incarichi dirigenziali. Il medico potrà utilizzare le strutture ospedaliere messe a disposizione dall’azienda sanitaria e gli ambulatori pubblici o privati accreditati. L’onorario è concordato direttamente dal direttore sanitario della Asl con il medico, così come la parte del compenso che il medico deve girare alla Asl per l’utilizzazione delle sue strutture.

Sono a carico del cittadino l’onorario del medico, le spese aggiuntive del servizio alberghiero per la camera e una quota pari al 10% della tariffa standard dell’intervento, fissata dal servizio sanitario a livello nazionale.

Nella libera professione extra moenia, invece, il medico utilizza esclusivamente strutture o studi privati. I minimi e massimi tariffari per il suo onorario sono stabiliti dall’ordine professionale di appartenenza e non c’è l’obbligo di riservare parte del compenso alla Asl, in quanto non vengono utilizzate strutture pubbliche. La scelta del regime di extra moenia implica per il cittadino il pagamento di tutte le spese.

In entrambi i casi, i medici sono tenuti a rilasciare la ricevuta fiscale dell’importo ricevuto (chiedetela). Tale importo è in parte detraibile dall’annuale dichiarazione dei redditi.

La scelta del medico si accompagna a quella del malato. Questo, adeguatamente e correttamente informato, potrà scegliere nel caso di operazioni cliniche di farsi seguire da un medico del S.S.N., eventualmente aspettando la possibilità di esami e interventi secondo una lista d’attesa, oppure da un proprio medico di fiducia che opera privatamente intra moenia o extra moenia, pagando una somma che gli consentirà oltre a certi servizi anche di abbreviare i tempi – invero spesso lunghi, ma non per tutti gli esami o per tutte le operazioni – di attesa.

È chiaro che alterare il quadro clinico rappresentando diverse condizioni di salute del malato per influenzare la sua scelta significa in poche parole eliminare tale scelta, ottenendo surrettiziamente un vero e proprio consenso «disinformato» (o «malinformato»). È questo un punto cruciale: non meravigliatevi se il medico per un’operazione intra moenia vi chiede dei soldi, è un suo diritto e una parte di questi andranno all’Asl. Meravigliatevi, piuttosto, se insiste per un operazione che in realtà non richiede un intervento urgente, magari già confortati da un altro parere medico di diverso avviso sulle vostre reali condizioni di salute. Meravigliatevi e rifiutate, naturalmente.

* Avvocato del foro di Modica